Rebel Songs
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venerdì, luglio 11, 2008

La guerra di Piero - Fabrizio De André


“La guerra di Piero” di Fabrizio De André, significato e messaggio pacifista

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La guerra di Piero di Fabrizio De André è un capolavoro senza tempo, inciso a Roma nel luglio del 1964 agli studi Dirmaphon.
La canzone racconta la storia di Piero, un giovane soldato che si trova intrappolato nella brutalità della guerra. 
Con la sua narrazione poetica e profonda, De André esplora il dramma della guerra attraverso la dualità di voci: quella di Piero, il soldato, e quella del narratore che commenta il suo pensiero e le sue azioni

Sparagli Piero, sparagli ora e dopo un colpo sparagli ancora fino a che tu non lo vedrai esangue, cadere in terra e coprire il suo sangue. «E se gli sparo in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire ma il tempo a me resterà per vedere vedere gli occhi di un uomo che muore.» E mentre gli usi questa premura quello si volta ti vede ha paura ed imbracciata l'artiglieria non ti ricambia la cortesia. Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato a chieder perdono per ogni peccato.

La canzone non è solo una riflessione sulla sofferenza umana, ma un grido antimilitarista che invita alla compassione e alla comprensione, piuttosto che alla violenza. 
Piero, che non riesce a sparare al nemico, diventa simbolo di quella resistenza interiore che si oppone all'orrore della guerra. 
"La guerra di Piero" rimane, ancora oggi, una delle canzoni più belle e potenti contro la guerra. 
Il messaggio è chiaro: non ci sono vincitori in guerra, solo uomini che soffrono.


Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno. «Ninetta mia, crepare di Maggio ci vuole tanto troppo coraggio. Ninetta bella, dritto all'inferno avrei preferito andarci in inverno.» E mentre il grano ti stava a sentire dentro le mani stringevi il fucile, dentro la bocca stringevi parole troppo gelate per sciogliersi al sole. Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi. 

La guerra di Piero presenta forti affinità tematiche e significative assonanze poetiche con Dove vola l’avvoltoio (1958), testo scritto da Italo Calvino per i Cantacronache.
Entrambi i testi si collocano in una prospettiva dichiaratamente pacifista: la guerra è rappresentata come un’esperienza assurda e disumana, privata di ogni retorica eroica. 
Le liriche si fondano su immagini simboliche comuni, dure ma al tempo stesso limpide ed essenziali.
Pur in assenza di versi identici, emergono chiare affinità testuali.
«Nella limpida corrente ora scendon carpe e trote non più i corpi dei soldati che la fanno insanguinar» 
(Italo Calvino - Dove vola l'avvoltoio 1958)
«Lungo le sponde del mio torrente voglio che scendano i lucci argentati non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente»
(Fabrizio De André - La guerra di Piero 1964)
Fabrizio De André non ha mai nascosto di aver attinto a fonti letterarie “alte” dalla Bibbia a Villon, fino allo Spoon River e ai testi medievali  e di essere stato anche influenzato anche dall’esperienza culturale e artistica dei Cantacronache.
Per me, La guerra di Piero è la più bella canzone pacifista italiana, racchiusa in una frase splendida: "ma il tempo a me resterà per vedere, vedere gli occhi di un uomo che muore." 
Un pensiero che esprime più di ogni altra cosa: meglio morire che assistere alla morte di un uomo.


COVER
  • 2005  Modena City Ramblers e  Piero Pelù nell'album Appunti partigiani 
  • 2007  Il Parto delle Nuvole Pesanti nell'album "Il parto"

 

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Altri brani che potrebbero piacerti:

martedì, gennaio 11, 2005

Fabrizio De André


"...Io penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni e senza slanci sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura..."
Fabrizio De André  è stato un cantautore italiano considerato uno dei più importanti, influenti e innovativi cantautori italiani. Conosciuto anche con l'appellativo di Faber, è stato definito "il cantautore degli emarginati" o "il poeta degli sconfitti" per i temi trattati nei suoi testi. Ha inciso quattordici album in studio, molte delle sue canzoni sono considerate come classici della canzone italiana e sono state inserite nelle antologie scolastiche fin dai primi anni '70. È uno degli esponenti della scuola genovese, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana. È stato un pacifista e anarchico, ha valorizzato la lingua ligure, affrontato anche altri idiomi e ha collaborato con diverse personalità della cultura e artisti della scena musicale italiana. De André ha rivoluzionato la musica leggera italiana, introducendo nelle sue canzoni tematiche diverse dalle tradizionali canzoni d'amore, affrontando invece questioni di ingiustizia, ipocrisia del potere e destino di popoli come i Rom, i Nativi Americani e i Palestinesi. Importanti anche i suoi album di produzione concettuale come "La buona novella" (1970), ispirato ai Vangeli apocrifi, nel quale propose una visione laica e umanista di Cristo come rivoluzionario.

  1. Canzone Del Maggio - Fabrizio De André
  2. Fiume Sand Creek - Fabrizio De Andrè
  3. Girotondo - Fabrizio De André
  4. La ballata dell'eroe - Fabrizio De André
  5. La guerra di Piero - Fabrizio De André






Wikiradio Fabrizio De André 
Fabrizio De André raccontato da Marco Ansaldo


venerdì, gennaio 09, 2009

Canzone Del Maggio - Fabrizio De André






La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“Canzone Del Maggio” di Fabrizio De André (1973) è inserita nel sesto album “Storia di un impiegato”.
Questa canzone è liberamente tratta da un canto del maggio francese del 1968 della cantante Dominique Grange, il cui titolo è Chacun de vous est concerné.
De André, con l'aiuto di Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani, collaborò alla creazione del brano e ottenne i diritti d'autore della canzone dalla stessa Dominique Grange.
Il brano evidenzia come anche chi si ritiene "assolto" dalla protesta, attraverso l'indifferenza, sia ugualmente complice della repressione.

E se vi siete detti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco provate pure a credervi assolti siete lo stesso coinvolti.  
Della “Canzone del Maggio” esiste una versione dal testo molto più duro e accusativo, presentata a volte dal vivo dal cantante genovese; di questa versione esiste una registrazione non ufficiale, in quanto fu sottoposta a censura.
E se credete ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti, per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti. 
Questo testo sembra ricalcare le vicende accadute molti anni dopo al G8 di Genova (2001) e per questo cantata più volte in concerti e in manifestazioni in memoria di quei tragici giorni.


Il testo nella versione originale dal titolo Chacun de vous est concerné (Ognuno di voi è coinvolto) di Dominique Grange 
Anche se il mese di maggio Non vi ha quasi toccato Anche se non ci sono state Manifestazioni nelle vostre strade Anche se la vostra macchina Non è stata incendiata Anche se ve ne fregate Ognuno di voi è coinvolto Anche se avete fatto finta Di credere che non è successo niente Quando in tutto il paese Le fabbriche si sono fermate Anche se non avete fatto niente Per aiutare chi lottava Anche se ve ne fregate Ognuno di voi è coinvolto Anche se ci avete chiuso La vostra porta sul naso Una notte che avevamo I CRS* alle calcagna Se voi ci avete lasciato Bastonare sui pianerottoli Anche se ve ne fregate Ognuno di voi è coinvolto Anche se nella vostra città È rimasto tutto tranquillo Senza sassi, senza barricate Senza feriti e senza granate Anche se vi siete bevuti Quel che ha detto la TV Anche se ve ne fregate Ognuno di voi è coinvolto

Compagnie Républicaine de Sécurité - corpo di polizia anti-sommossa francese 


COVER
  • 2004  Casa del Vento nell'album Al di là degli Alberi
  • 2017  Gang nell' album Calibro 77



mercoledì, febbraio 25, 2026

Una storia sbagliata - Fabrizio De André


Una storia sbagliata: significato e omaggio a Pasolini

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Una storia sbagliata è un brano di Fabrizio De André, pubblicato nel 1980 dalla Dischi Ricordi. 
Nato dalla collaborazione con il cantautore veronese Massimo Bubola con cui De André aveva già firmato l’album Rimini (1978) il brano rappresenta una delle prime pubblicazioni successive al traumatico rapimento che colpì il cantautore nel 1979. 
Alla registrazione parteciparono, in una sorta di “session”, come la definì Bubola, alcuni membri della Premiata Forneria Marconi e dei New Trolls. 
La canzone venne poi incisa per la prima volta su CD nel 1995 nella raccolta Luna di giorno - Le canzoni di Pier Paolo Pasolini. 
Il brano nacque all’interno di un progetto televisivo Rai, come sigla per il programma Dietro il processo, dedicato ai casi di Pier Paolo Pasolini e Wilma Montesi.
Due vicende che hanno segnato profondamente la cronaca italiana: il ritrovamento del corpo di Wilma Montesi sulla spiaggia di Torvaianica nel 1953, caso rimasto irrisolto, e l’assassinio di Pasolini a Ostia il 2 novembre 1975, evento che scosse l’intero Paese.
É una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, è una storia un pò complicata, è una storia sbagliata. Cominciò con la luna sul posto e finì con un fiume di inchiostro.
Pier Paolo Pasolini
De André, pur accettando l’incarico televisivo, scelse di concentrare l’attenzione soprattutto su Pasolini, la cui morte aveva vissuto come un lutto personale, definendolo "un vero intellettuale del dissenso, libero da qualsiasi schema". 
Il testo, infatti, non insiste sugli aspetti giudiziari, ma denuncia il clima di intolleranza e la spettacolarizzazione mediatica che seguirono alla sua uccisione. 
Emblematici i versi iniziali: "È una storia di periferia, è una storia da una botta e via, è una storia sconclusionata, è una storia sbagliata". 
Il plurale del ritornello  "Cos’altro vi serve da queste vite / ora che il cielo al centro le ha colpite"  richiama anche la vicenda Montesi e, più in generale, tutte le vittime dell’odio e del pregiudizio. 
Nei versi "Storia diversa per gente normale / storia comune per gente speciale", De André rovescia il concetto di “normalità”, criticando una mentalità maschilista e retrograda che identifica la diversità con la colpa. 
Fu realizzato anche il video nel borgo laziale di Calcata, dove De André, con l’armonica a bocca, e Bubola, con la chitarra a dodici corde, interpretano il brano seduti sugli scalini di una chiesa, in un’atmosfera intima e suggestiva. 
Attraverso questa canzone, De André rende omaggio a Pasolini  poeta, scrittore e regista tra i maggiori intellettuali del Novecento italiano trasformando una tragedia in una riflessione civile. 
Una storia sbagliata diventa così molto più di una sigla televisiva: è un atto di difesa della dignità umana e un invito a schierarsi contro ogni forma di intolleranza e di violenza.




Tracce e letture consigliate:

Web:
Pier Paolo Pasolini – La biografia dettagliata, la sterminata produzione artistica e le controversie sull'assassinio del poeta e regista.
Caso Montesi – Per comprendere l'altra metà del brano: la vicenda di Wilma Montesi che nel 1953 scosse i palazzi del potere e della politica italiana.
Discografia:
Fabrizio De André – Una storia sbagliata / Titti (45 giri). Dischi Ricordi, 1980.

mercoledì, novembre 29, 2023

Fiume Sand Creek - Fabrizio De André




La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Fiume Sand Creek è una canzone di Fabrizio De André pubblicata nel 1981 nel decimo album in studio dal titolo Fabrizio De André ,anche conosciuto come L'indiano. Il testo narra ,dal punto di vista di un bambino , il crudele avvenimento che segnò la storia delle guerre indiane negli Stati Uniti d'America. Il 29 novembre 1864, un accampamento di nativi americani Cheyenne e Arapaho, situato nella Contea di Kiowa, nel Colorado, fu attaccato da 700 soldati della milizia statale comandati dal colonnello John Chivington. I nativi americani, che erano in maggioranza donne e bambini, erano convinti di essere al sicuro in quanto avevano firmato un trattato di pace con il governo statunitense. Tuttavia, Chivington e i suoi uomini attaccarono l'accampamento senza preavviso e senza pietà. 
"Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso il lampo in un orecchio nell'altro il paradiso le lacrime più piccole le lacrime più grosse quando l'albero della neve fiorì di stelle rosse ora i bambini dormono nell letto del Sand Creek "
Fabrizio De André
L'attacco si trasformò in un massacro indiscriminato, con un numero di morti tra i nativi stimato tra 125 e 175. I soldati scalparono e mutilarono i corpi dei nativi uccisi, e si resero responsabili di altre atrocità. Il massacro di Sand Creek provocò un'ondata di indignazione in tutto il paese. 
Il governo statunitense fu costretto a condurre un'inchiesta, che concluse che l'attacco era stato un atto di aggressione illegale. Tuttavia, nessuno dei responsabili fu mai punito. Il congresso USA chiese scusa ai Nativi solo nel 2000, dopo 136 anni. Il massacro di Sand Creek è un evento che continua a essere ricordato oggi come un esempio di violenza e oppressione. 
 

 

"Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte c'erano solo cani e fumo e tende capovolte tirai una freccia in cielo per farlo respirare tirai una freccia al vento per farlo sanguinare la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek Si son presi i nostri cuori sotto una coperta scura sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura fu un generale di vent'anni occhi turchini e giacca uguale fu un generale di vent'anni figlio d'un temporale ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek"

 

COVER

  •  2019 Pinguini Tattici Nucleari nell'album Faber Nostrum



giovedì, gennaio 15, 2026

Dove vola l’avvoltoio? - Yo Yo Mundi


“Dove vola l’avvoltoio?” – Italo Calvino, Cantacronache e canzone pacifista

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Dove vola l’avvoltoio? è un brano musicale con testo di Italo Calvino e musica di Sergio Liberovici.
La canzone fu incisa nel 1958 da Pietro Buttarelli nell’EP Cantacronache 1.
Il testo è una denuncia contro la guerra che viene rappresentata simbolicamente da un avvoltoio, animale legato alla morte e alla distruzione.
In ogni strofa l’avvoltoio viene scacciato da elementi diversi, come il fiume, il bosco, l’eco, i tedeschi, la madre e l’uranio.
Attraverso questi simboli, la canzone esprime un forte rifiuto della violenza e della distruzione provocata dai conflitti.
Il brano ha quindi un chiaro messaggio pacifista: l’avvoltoio, simbolo della guerra e della morte, viene allontanato sia dalla natura sia dagli esseri umani.
Il ritornello riassume il significato della canzone, sottolineando il rifiuto della guerra e l’amore per la vita, con un tono semplice e quasi fiabesco.
Il testo della canzone nasce dalla rielaborazione di un breve racconto scritto da Calvino e pubblicato nel 1954 sulla rivista Il Contemporaneo.
Questa canzone ebbe una forte influenza su Fabrizio De André, in particolare sul brano La guerra di Piero.
Alcuni versi di Dove vola l’avvoltoio? sono molto simili a quelli della canzone di De André: una quartina del testo di Calvino fu infatti ripresa e rielaborata nel 1964, come si può notare confrontando i due brani.
«Nella limpida corrente ora scendon carpe e trote non più i corpi dei soldati che la fanno insanguinar» 
(Italo Calvino - Dove vola l'avvoltoio 1958)
«Lungo le sponde del mio torrente voglio che scendano i lucci argentati non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente»
(Fabrizio De André - La guerra di Piero 1964)

Nel 1957, a Torino, un gruppo di intellettuali e musicisti fondò il Cantacronache. Tra i protagonisti ci furono Sergio Liberovici, Michele Straniero e Italo Calvino. 
 L’idea del gruppo nacque dopo un viaggio di Liberovici nella Germania dell’Est, dove entrò in contatto con il teatro di Bertolt Brecht
Da questa esperienza prese forma il progetto di scrivere canzoni di denuncia sociale e politica, in contrasto con la musica leggera commerciale dell’epoca, rappresentata soprattutto dal Festival di Sanremo. 
La prima importante esibizione pubblica avvenne il 1° maggio 1958, durante il corteo della CGIL a Torino: le canzoni vennero diffuse dagli altoparlanti e i testi distribuiti ai manifestanti. 
L’esperienza del Cantacronache fu breve ma molto significativa, perché dimostrò che la canzone d’autore poteva affrontare temi come il lavoro, la guerra e i diritti civili, con melodie semplici e testi narrativi. 
Dopo lo scioglimento del gruppo, alcuni membri confluirono nel Nuovo Canzoniere Italiano, dedicato allo studio della musica popolare. 
Lo scopo del Cantacronache era di proporre una musica diversa, più attenta alla realtà sociale.
La loro eredità fu raccolta da molti cantautori italiani, come Fabrizio De André, Luigi Tenco e Francesco Guccini
Un giorno nel mondo finita fu l'ultima guerra, il cupo cannone si tacque e più non sparò, e privo del tristo suo cibo dall'arida terra, un branco di neri avvoltoi si levò. Dove vola l'avvoltoio? avvoltoio vola via, vola via dalla terra mia, che è la terra dell'amor.
L'autore del testo Italo Calvino è stato uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento. 
Tra le sue opere più famose si ricordano: I nostri antenati, Marcovaldo, Le cosmicomiche e Se una notte d’inverno un viaggiatore. Tra il 1958 e il 1960 collaborò con il Cantacronache come autore di testi, scrivendo canzoni realistiche e impegnate.
Tra queste ricordiamo :Canzone triste, Oltre il ponte, Il padrone del mondo e Sul verde fiume Po. 
Questi brani affrontano temi civili come il pacifismo, la condanna della guerra, la critica al consumismo e le ingiustizie sociali, con uno stile semplice ma intenso. 
L 'autore della musica Sergio Liberovici  è stato un compositore italiano. 
Fu uno dei fondatori del Cantacronache e si dedicò allo studio dei canti popolari e di protesta. 
Compose musiche per il teatro, la radio e la televisione e fu molto attivo anche nell’ambito dell’educazione musicale. 
La sua esperienza personale, segnata dalle leggi razziali e dalla Resistenza, influenzò profondamente il suo impegno artistico e civile.
Ma chi delle guerre quel giorno aveva il rimpianto in un luogo deserto a complotto si radunò e vide nel cielo arrivare girando quel branco e scendere scendere finché qualcuno gridò: Dove vola l'avvoltoio?  avvoltoio vola via, vola via dalla testa mia...ma il rapace li sbranò.
Dove vola l’avvoltoio? è un importante esempio di canzone impegnata, capace di unire musica e letteratura per trasmettere un messaggio contro la guerra. 
Il brano dimostra come la canzone possa diventare uno strumento di riflessione e denuncia sociale. Ancora oggi le canzoni di Calvino vengono cantate e reinterpretate da molti artisti, segno che il suo messaggio di pace, giustizia e umanità è ancora attuale. 
Tra le reinterpretazioni si ricordano anche quelle degli Yo Yo Mundi, gruppo folk rock italiano nato nel 1988, che unisce canzone d’autore, folk e rock, affrontando temi di memoria storica, impegno sociale ed ecologia con uno stile poetico e militante.

giovedì, dicembre 11, 2025

Don Gallo - Cisco



“Don Gallo” di Cisco: significato, storia e omaggio al “prete di strada”

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La canzone “Don Gallo” è stata pubblicata nel 2019 dal musicista cantautore italiano Cisco.
Stefano “Cisco” Bellotti, voce storica dei Modena City Ramblers, deve il suo soprannome dalla sua passione per il calcio. Infatti, tutte le volte che da ragazzo giocava a pallone con gli amici, indossava una maglietta con la scritta “San Francisco”, via via usuratasi fino a lasciare solo le ultime cinque lettere, per l’appunto Cisco.
L'altra passione da bambino era la musica: da una parte i cantautori italiani Guccini, De André, Dalla, Vecchioni, Jannacci dall’altra il rock ascoltato in famiglia, dai Beatles ai Pink Floyd.
La scoperta dei Pogues rappresentò la svolta: quel folk irlandese energico e punk lo spinse ad approfondire tradizioni musicali irlandesi, balcaniche, latine e ad avvicinarsi a Bob Dylan.
Nel suo immaginario hanno avuto un ruolo importante anche le storie di famiglia legate alla Resistenza e le radici contadine.
L’ingresso nei Modena City Ramblers avvenne quasi per caso nel 1992, quando salì sul palco del Kalinka di Carpi, alticcio, per cantare alcuni brani irlandesi e da quel momento divenne la voce del gruppo.
Nel 2005 lasciò i Modena City Ramblers per motivi personali e intraprese la carriera solista. Pubblicò: La lunga notte (2006), Il mulo (2008), Fuori i secondi (2012), Matrimoni e funerali (2015), I dinosauri (2016, con Cottica e Rubbiani), Indiani & Cowboy (2019).
Proprio in questo ultimo album compare il brano dedicato a Don Andrea Gallo, scritto sei anni dopo la sua scomparsa: un tributo affettuoso a una figura che, nella realtà civile e spirituale italiana, ha saputo incarnare coraggio, solidarietà e una resistenza instancabile contro ogni forma di ingiustizia.
Nel pezzo, Cisco celebra Don Gallo come il “prete di strada” per eccellenza: un uomo che dedicò la vita agli emarginati, ai poveri, a chi non aveva voce.
La sua opera pastorale, spesso in contrasto con le gerarchie ecclesiastiche, si intrecciò con battaglie civili a favore della pace, della legalizzazione delle droghe leggere e dei diritti LGBTQ+.
Don Andrea Gallo
Nel 2006 Don Gallo ha partecipato al brano La lunga notte, contenuto nell’omonimo album di Cisco dove pronuncia alcuni passi di un discorso del subcomandante Marcos, a testimonianza di una sintonia profonda e di un impegno sociale condiviso.
Nato nel 1928, Don Andrea Gallo attraversò quasi un secolo di storia italiana mantenendo sempre una posizione scomoda, perché radicalmente schierata dalla parte degli ultimi.
Da giovane partecipò alla Resistenza e, dopo l’ingresso nei salesiani, trascorse periodi di formazione tra Italia e Brasile.
Ordinato sacerdote nel 1959, si dedicò ai ragazzi difficili e ai minori detenuti, privilegiando metodi educativi fondati su fiducia e responsabilità.
Le sue posizioni aperte e il sostegno costante agli emarginati provocarono numerosi attriti con la Chiesa ufficiale.
Nel 1970, dopo un’omelia in cui denunciava l’ipocrisia diffusa sul tema delle droghe, fu allontanato dalla parrocchia e fondò la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova.
Da allora, e per oltre quarant’anni, quel luogo divenne un rifugio per poveri, tossicodipendenti, migranti e persone senza casa.
Parallelamente, Gallo prese parte a manifestazioni, iniziative culturali, collaborazioni con artisti e scrittori, diventando un punto di riferimento per migliaia di giovani e attivisti.
Non nascose mai la sua simpatia per alcune idee sociali del comunismo e di Marx, che considerava compatibili con il messaggio evangelico.
Morì nel 2013, lasciando un’eredità fatta di accoglienza, libertà e impegno civile.
Celebre resta una sua frase:

«I miei vangeli non sono quattro… Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo Fabrizio De André, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori.»

Il rapporto tra Don Gallo e Fabrizio De André fu un’amicizia profonda, alimentata dal comune desiderio di giustizia, da una sensibilità e da una visione della vita come incontro, senza pregiudizi.
Basti ricordare la celebre battuta di Faber:

«Caro Andrea, ti sono amico perché sei l’unico prete che non mi vuole mandare in paradiso per forza.»

Quando si parla di Don Gallo e Genova, è inevitabile non ricordare il G8 del 2001.
Don Gallo prese parte alle proteste e, in diretta televisiva, definì l’attacco al corteo pacifico del 20 luglio una vera e propria “imboscata”, preparata per provocare disordini e legittimare la successiva repressione.
Da sostenitore convinto del movimento no-global, non esitò a rivolgere parole dure ai leader del summit:

«Signori del G8, non vi sembra una cinica pretesa quella di venirci a dire ancora una volta che l’unico mondo possibile è il vostro?»

Con “Don Gallo”, Cisco firma un omaggio sincero e potente a un uomo che ha lasciato un segno profondo nella coscienza collettiva ed è un invito a continuare un percorso fatto di accoglienza, diritti, coraggio e libertà.

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venerdì, novembre 06, 2020

Girotondo - Fabrizio De André


La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“Girotondo” è una canzone di Fabrizio De André, inclusa nell’album “Tutti morimmo a stento” del 1968. 
La semplicità della voce di De André, accompagnata da una chitarra e da un coro di bambini, trasforma la canzone in un manifesto contro la guerra tramite una filastrocca malinconica. 
"La bomba è già caduta, Marcondiro'ndera la bomba è già caduta, chi la prenderà? La prenderanno tutti, Marcondiro'ndera sian belli o siano brutti, Marcondiro'ndà Sian grandi o sian piccini li distruggerà sian furbi o sian cretini li fulminerà"
Nella canzone, i bambini giocano in girotondo, un gioco simbolo di leggerezza e infanzia. Tuttavia, intorno a loro si manifesta la crudeltà della guerra, che distrugge tutto ciò che trova sul suo cammino. I bambini, pieni di fiducia, sperano che qualcuno fermi questa distruzione, ma la realtà li delude: nessuno riesce a fermare la guerra, e quando tutto è ormai perduto, non resta altro da fare che giocare a fare la guerra.
"Di gente, bestie e fiori no, non ce n'è più viventi siam rimasti noi e nulla più. La terra è tutta nostra, Marcondiro'ndera ne faremo una gran giostra, Marcondiro'ndà. Abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera giocheremo a far la guerra, Marcondiro'ndà..." 
L’immagine del girotondo, così innocente e pura, diventa un potente contrasto con la brutalità del mondo degli adulti, fatto di violenza e devastazione.
La canzone è una riflessione amara sull'impatto delle guerre.

venerdì, agosto 08, 2008

La ballata dell'eroe - Fabrizio De André





La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Composta nel 1961 e registrata a Milano con Giampiero Reverberi, questa canzone segna una delle prime espressioni del pensiero pacifista di Fabrizio De André.
L'anno successivo fu interpretata da Luigi Tenco, che la inserì nella colonna sonora del film La cuccagna e la registrò in un disco insieme ad altri brani. 
gli dissero di andare avanti troppo lontano si spinsero a cercare la verità ora che è morto la patria si gloria d'un altro eroe alla memoria
La frase  del testo, "troppo lontano si spinse a cercare la verità", sembra essere ispirata da una ballata francese intitolata "L'amour et la guerre" di Bernard Dimey
ma lei che lo amava aspettava il ritorno d'un soldato vivo, d'un eroe morto che ne farà se accanto nel letto le è rimasta la gloria d'una medaglia alla memoria
Con parole delicate ma taglienti, racconta la storia di un uomo partito per la guerra, morto sul campo, mentre una donna attendeva invano il suo ritorno. A lei rimane solo una medaglia; allo Stato, un nuovo eroe da glorificare.
"La ballata dell'eroe" rappresenta perfettamente l'antimilitarismo di De André, un tema che attraversa molte sue opere, ricordandoci l’assurdità e il dolore nascosto dietro la retorica della guerra.


COVER
  • 2019  Luigi Tenco nell'album le mie più belle canzoni

 

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mercoledì, luglio 18, 2007

Il mio nemico-Daniele Silvestri




La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare. 
"Il mio nemico" è un singolo del cantautore italiano Daniele Silvestri, pubblicato nel 2002 come terzo estratto dal suo quinto album in studio, Unò-dué. Nato a Roma il 18 agosto 1968, Daniele Silvestri è uno dei cantautori più apprezzati della scena musicale italiana. Le sue canzoni si distinguono per l’impegno sociale, l'ironia tagliente e uno stile che, in alcuni tratti, richiama quello di Fabrizio De André. Proprio a Fabrizio De André, infatti, Silvestri rende omaggio in Il mio nemico, citando uno dei suoi brani più celebri, La guerra di Piero ("Sparagli, Piero, sparagli ora").

Finché sei in tempo tira e non sbagliare mira probabilmente il bersaglio che vedi è solo l'abbaglio di chi da dietro spera che tu ci provi ancora perché poi gira e rigira gli serve solo una scusa la fregatura è che è sempre un altro che paga e c'è qualcuno che indaga per estirpare la piaga però chissà come mai qualsiasi cosa accada nel palazzo lontano nessuno fa una piega serve una testa che cada e poi chissenefrega la prima testa di cazzo trovata per strada 

Il ritornello della canzone colpisce per la forza delle parole e la denuncia sottesa:

Il mio nemico non ha divisa,ama le armi ma non le usa,nella fondina tiene le carte Visa e quando uccide non chiede scusa.

Un testo incisivo e attuale, che invita alla riflessione sul concetto di potere e sulle forme moderne di conflitto.

Una canzone come “Il mio nemico” è figlia degli eventi: l’ho scritta dopo Genova, ho continuato a lavorarci quando è scoppiata la guerra. Il confronto con l’attualità è stato costante, più che in passato perché credo che più che in passato ci sia la necessità di riflettere, di essere sinceri, di raccontare quello che davvero ci sta a cuore, sia in una dimensione collettiva che in una personale. Cerco di far convivere questi due aspetti nelle mie canzoni; era naturale che quello più rivolto verso l’esterno prendesse il sopravvento in certi momenti. 
Daniele Silvestri
"Il mio nemico" di Daniele Silvestri ha vinto la prima edizione (2003) del Premio Amnesty Italia. La giuria del premio composta da critici musicali, rappresentanti di Amnesty International e Voci per la Libertà ha scelto questa canzone per le parole evocative ed emozionanti che puntano l’attenzione su numerose tematiche connesse alle violazioni dei Diritti Umani. 

"…Io ho avuto la fortuna di ricevere molti premi nella mia carriera non lunghissima, forse ho preso più premi di quanti dischi ho venduto. Non l’ho detto mai, questa volta quindi lo posso dire, questo è il primo che in qualche modo sento di non meritare o almeno che mi piace talmente tanto riceverlo da non sentirmi davvero così meritevole. Spero che lo sia stata almeno la canzone, perché è una delle canzoni a cui tengo di più da quando ho iniziato a fare questo lavoro. Sono davvero contento che abbia vinto quella canzone questo premio. Grazie." 
Daniele Silvestri .

Con il primo album Daniele Silvestri si aggiudica la Targa Tenco.
L'anno dopo è al Festival di Sanremo con “L'uomo col megafono” seguito dal singolo “Le cose in comune” che si aggiudica un'altra Targa Tenco ed ambedue i singoli sono inseriti nell'album Prima di essere un uomo (1995). Nel 1999 ottiene il Premio della Critica al Festival di Sanremo con "Aria".
Nel 2002 partecipa a Sanremo con "Salirò" e vince nuovamente il Premio della critica.

sabato, luglio 14, 2007

C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones-Gianni Morandi


C'era un ragazzo: la canzone di Morandi contro la guerra

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare. 
C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones è una delle canzoni più storiche e una delle più famose di Gianni Morandi. Datata 1966, durante la guerra del Vietnam,questa canzone di protesta di Mauro Lusini in collaborazione con Migliacci si procurò anche la censura RAI, perché la canzone era chiaramente antiamericana e pacifista. Il brano raggiunse comunque la prima posizione nella classifica italiana nel febbraio 1967, rimanendovi per tre settimane.

C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones girava il mondo, ma poi finì a far la guerra nel Vietnam. 

La Guerra del Vietnam venne combattuta tra il 1964 e il 1975. Tutti i giovani Americani erano coinvolti e venivano chiamati per arruolarsi . Giovani che amavano i Beatles e i Rolling Stones, giovani uguali a moltissimi altri in tutto il mondo,che da un giorno all'altro, per una decisione di uno stato, dovevano andare nel Vietnam. . Alcuni sono tornati, traumatizzati e sconfitti umanamente. Altri hanno dato la vita in cambio di “due medaglie o tre...”.

Capelli lunghi non porta più, non suona la chitarra ma uno strumento che sempre dà la stessa nota ratatata. Non ha più amici, non ha più fans, vede la gente cadere giù: nel suo paese non tornerà adesso è morto nel Vietnam. Stop! coi Rolling Stones! Stop coi Beatles. Stop! Nel petto un cuore più non ha ma due medaglie o tre...
 COVER
  • 1988 Lucio dalla nell'album Dalla/Morandi

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domenica, gennaio 31, 2021

Cara maestra - Luigi Tenco



Luigi Tenco
La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
"Cara maestra" è un brano emblematico di Luigi Tenco, pubblicato nel 1962, che rappresenta una forte critica sociale e politica. 
Luigi Tenco insieme a Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Gian Franco e Gian Piero Reverberi e altri, fu uno degli esponenti della cosiddetta "scuola genovese" .Il brano Cara maestra pubblicato nel 1962  fu "censurato", in particolare per la parte di testo che critica esplicitamente la chiesa e viene ritenuto dalla commissione d’ascolto come “un comizio politico” inaccettabile.
A causa di questa canzone di denuncia  Tenco viene allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni.

"Cara maestra, un giorno m'insegnavi che a questo mondo noi, noi siamo tutti uguali; ma quando entrava in classe il Direttore tu ci facevi alzare tutti in piedi, e quando entrava in classe il bidello ci permettevi di restar seduti" 
Tenco, attraverso un linguaggio semplice e diretto, mette in discussione le gerarchie, le convenzioni e i valori che la società impone. È un inno alla libertà di pensiero e un invito a mettere in discussione l'autorità.
Il brano mette in evidenza come queste autorità sostengano l'uguaglianza e l'equità, ma poi agiscano in modo diverso nella pratica.
"Mio buon curato, dicevi che la chiesa è la casa dei poveri, della povera gente; però hai rivestito la tua chiesa di tende d'oro e marmi colorati; come può adesso un povero che entra sentirsi come fosse a casa sua?"


 "Io appunto una volta avevo fatto una canzoncina che diceva: "Mio buon curato..." eccetera. Non era niente di terribile. Solo qua e là un filino di ironia. Risultato: due anni senza metter piede alla TV". 
Luigi Tenco
 

















 



giovedì, gennaio 27, 2005

Luigi Tenco


"......Io sono uno che non nasconde le sue idee - questo è vero - perché non mi piacciono quelli che vogliono andare d'accordo con tutti e cambiano ogni volta bandiera per tirare a campare......”
Luigi Tenco  è stato un cantautore, poeta, compositore e polistrumentista italiano, considerato uno dei più importanti cantautori italiani. Fu parte della "scuola genovese", un gruppo di artisti tra cui Fabrizio De André, Gino Paoli e Bruno Lauzi, che rivoluzionò la musica leggera italiana negli anni '60. Con il suo stile innovativo e testi profondi, ha rivoluzionato la musica leggera italiana, affrontando temi esistenziali e sociali.  La sua morte prematura, a soli 28 anni, avvenne durante il Festival di Sanremo del 1967 e lasciò un segno profondo nella cultura italiana. In seguito, fu fondato il Club Tenco, dedicato a preservare la sua memoria e a valorizzare la canzone d'autore.


Luigi Tenco https://it.m.wikipedia.org/wiki/Luigi_Tenco

cantautore, poeta, compositore e polistrumentista italiano (1938-1967)


Mangiafuoco sono io Luigi Tenco 
Il nostro eroe di oggi è un cantante romantico e tenebroso, protagonista di una delle vicende più drammatiche che hanno attraversato il mondo dello spettacolo e della canzone: Luigi Tenco








lunedì, novembre 24, 2025

Borghesia - Claudio Lolli


Borghesia di Claudio Lolli: Analisi della Canzone e Critica Sociale

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
"Borghesia" è una canzone di Claudio Lolli del 1972, scritta e composta dallo stesso autore e pubblicata per la prima volta nell'album Aspettando Godot. La copertina del disco raffigura una banconota da cinquemila lire emessa tra il 1964 e il 1971, ma modificata: al posto dell'effigie di Cristoforo Colombo compare il volto di Lolli, sostituito anche nella didascalia da «C. Lolli» al posto di «C. Colombo». Perfino la scritta «CINQVEMILA» mostra le lettere «EMI» evidenziate in azzurro, un chiaro riferimento alla casa discografica.
Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia io non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.
Godi quando gli anormali son trattati da criminali e chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali.
Ami ordine e disciplina, adori la tua Polizia tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare.
Il brano è una critica radicale, aspra e al tempo stesso poetica, rivolta alla piccola borghesia italiana.
Lolli, cresciuto egli stesso in una famiglia piccolo-borghese, ha spesso rivolto a questa classe sociale le sue riflessioni più severe. Nel testo la borghesia viene descritta come ipocrita, chiusa e perbenista, impegnata a preservare un ordine rigido e pronta a difendere con discrezione  e con meschinità  i propri interessi economici e morali.
È un mondo sociale ritratto come soddisfatto delle disgrazie altrui, con un orizzonte culturale ristretto e legato a rituali rassicuranti, come l’assidua frequentazione della chiesa. Una religiosità di facciata, che si entusiasma per una nuova campana in parrocchia ma dimentica i valori cristiani più profondi. Lolli denuncia un’ipocrisia basata sull'apparire, sul “bello fuori”, incapace di confrontarsi con la sostanza dell’onestà interiore.
"Borghesia" è considerata una pietra miliare della canzone impegnata degli anni Settanta, opera di un cantautore-professore che ha rappresentato una voce lucida e critica del movimento politico e culturale di quegli anni. Si tratta di una delle sue canzoni più radicali: Lolli smonta uno dopo l’altro i valori della piccola borghesia, mettendone in evidenza rigidità, conformismo e doppia morale, con un linguaggio diretto, ironico e a tratti romanticamente disilluso.
Il brano risulta sorprendentemente attuale: l’Italia descritta da Lolli, desiderosa di “ordine e disciplina” e pronta a idealizzare le istituzioni finché non toccano interessi personali conti aziendali, rimborsi, bilanci fallimentari non è così lontana da quella contemporanea.
Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista oppure un figlio non commerciante, o peggio ancora uno comunista.
Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto, sempre fissa lì a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto, sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa e sempre pronta a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani.
Claudio Lolli, nato a Bologna nel 1950, è stato un cantautore e intellettuale impegnato, capace di raccontare con profondità temi sociali, politici ed esistenziali, gli stessi che affrontava quotidianamente nel suo lavoro di insegnante.
Le sue prime esperienze musicali risalgono ai primi anni Settanta, quando iniziò a esibirsi all'Osteria delle Dame di Bologna accompagnandosi con la chitarra.
Fu Francesco Guccini a introdurlo alla EMI Italiana, l’etichetta che pubblicò i suoi primi quattro LP tra il 1972 e il 1976.
Il suo esordio discografico, Aspettando Godot (1972), arrangiato da Marcello Minerbi, richiama le atmosfere di Guccini e Fabrizio De André, e in alcuni brani come Quello che mi resta e Quanto amore rimanda anche ai cantautori francesi degli anni Cinquanta.
Parallelamente alla carriera artistica, Lolli insegnava italiano e latino al liceo “Leonardo Da Vinci” di Casalecchio di Reno, dove era molto amato dagli studenti.
Nel corso di oltre trentanni di attività, Lolli ha inciso una ventina di album, affrontando non solo i temi politici della sua generazione, ma anche questioni esistenziali come nell'album Un uomo in crisi. Canzoni di morte. Canzoni di vita e temi sociali e culturali, tra cui spicca il celebre Ho visto anche degli zingari felici.
Oltre che cantautore, fu scrittore, poeta .
Tra i riconoscimenti ottenuti figurano il Premio Ciampi, il Premio Lunezia e la Targa Tenco.
Lolli si distingueva per un impegno comunista critico, indipendente dalla linea del PCI di Enrico Berlinguer.
Interpretava una sinistra radicale che rifiutava le ipocrisie della politica istituzionale e la crescente “normalizzazione” sociale, denunciando precarietà, oppressione del lavoro salariato e conformismo borghese.
Nella sua musica emergeva una forte critica al capitalismo e alla socialdemocrazia, con l’invito a una rivoluzione culturale e sociale che unisse amore e lotta, in vista di una società fondata sulla libertà e sulla giustizia.
Claudio Lolli è scomparso a Bologna il 17 agosto 2018, all'età di 68 anni.
Classe 1950, aveva vissuto il Sessantotto da giovane diciottenne e, dopo gli studi universitari e la laurea, aveva intrapreso la carriera nell'insegnamento, senza mai abbandonare la sua grande passione: la musica.


sabato, marzo 14, 2026

Soldati buoni e soldati cattivi (Canzone contro la guerra) - Luca Bassanese


Soldati buoni e soldati cattivi: la canzone pacifista

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La canzone Soldati buoni e soldati cattivi di Luca Bassanese, pubblicata come singolo nel 2022 e successivamente inclusa nell’album RESET! nel 2023, rappresenta un intenso messaggio contro la guerra e una profonda riflessione sulla follia e sulle contraddizioni dell’essere umano.
Luca Bassanese è un artista italiano cantautore, poeta, musicista, attivo nell’ambito del folk d’autore e della canzone d’impegno civile
La sua produzione musicale affronta temi universali come la guerra, l’indifferenza sociale, la sostenibilità ambientale e la giustizia. 
Per Bassanese la musica non costituisce soltanto una forma di intrattenimento, ma diventa uno strumento di educazione, riflessione critica e partecipazione civica. 
Attraverso i suoi brani e i suoi spettacoli, l’artista promuove valori di solidarietà e consapevolezza sociale, contribuendo in modo significativo al panorama della musica d’autore contemporanea.
La sua cifra espressiva fonde la tradizione del cantautorato italiano, con evidenti influenze di Fabrizio De André.
Nel corso della sua carriera, Bassanese ha ricevuto numerosi riconoscimenti. 
Tra questi figurano la Targa MEI per la salvaguardia della musica popolare italiana e un Attestato di Merito per l’impegno civile. 
Ha ottenuto una prima importante visibilità nazionale nel 2004 vincendo il Premio Recanati  Musicultura con il brano Confini. 
Nel tempo ha pubblicato diversi album e libri e ha collaborato con importanti figure della cultura e dello spettacolo italiano, tra cui Dario Fo, Eugenio Finardi e Marco Paolini. 
Ha inoltre partecipato a festival internazionali di rilievo come il Paléo Festival Nyon, lo Sziget Festival e il Le Grand Soufflet, ottenendo consensi da parte del pubblico e della critica.
Il brano mette in discussione la distinzione tra “soldati buoni” e “soldati cattivi”, una distinzione che spesso dipende dalla narrazione dei vincitori. 
Il testo sottolinea infatti che la differenza tra eroe e nemico «dipende solo da chi scriverà sui libri», ricordando come la storia venga spesso raccontata da chi ha prevalso nei conflitti.

Ogni guerra è solo un losco affare  di corruzione e geopolitica globale per chi non muore, vende armi e ti dice: Spara! La guerra è una cosa necessaria

Soldati buoni e soldati cattivi  si apre con l’onomatopea “Pam! Pa, Pa, Pam!”, che richiama il suono degli spari e introduce immediatamente l’atmosfera della guerra. 
Questo motivo sonoro ritorna anche nel ritornello, rafforzando l’immagine della violenza e del conflitto armato.
Bassanese utilizza inoltre la metafora degli “aghi di pini” per descrivere la caduta delle vittime di guerra, offrendo un’immagine poetica ma allo stesso tempo tragica, capace di evidenziare la crudeltà e il lato disumano dei conflitti. 
Il testo mette in luce come la guerra sia spesso guidata da interessi geopolitici e logiche economiche legate al commercio delle armi, mentre chi combatte si trova coinvolto senza avere realmente possibilità di scelta.
Nel brano compare anche la figura di Jurij, che rappresenta il soldato comune.
Un uomo impaurito, costretto a sparare e a combattere talvolta contro persone che potrebbero essere considerate suoi fratelli. 
Il nome Jurij può evocare, per alcuni ascoltatori, il celebre brano Spara Jurij della band CCCP, sebbene non esistano collegamenti diretti confermati. 
In Bassanese, Jurij diventa piuttosto un simbolo universale del soldato obbligato a uccidere, vittima delle dinamiche dei conflitti contemporanei. 
Nel testo si legge infatti: "Ma Jurij è impaurito e continua a sparare perché gli hanno insegnato che così si deve fare,domani canteranno per lui una canzone", un passaggio che richiama indirettamente l’iconico ritornello della storica band punk italiana.
Soldati buoni e soldati cattivi dipende solo da che parte lo scrivi e in mezzo a loro donne, uomini e bambini, cadono a terra come aghi di pini
In conclusione, Soldati buoni e soldati cattivi si configura come una forte denuncia contro la guerra e contro la strumentalizzazione dei soldati da parte del potere politico ed economico. 
Attraverso l’uso di immagini poetiche e di un linguaggio diretto, il brano invita l’ascoltatore a riflettere sul lato umano dei conflitti.
La combinazione tra forza espressiva e messaggio etico rende questa canzone un autentico inno pacifista.



Tracce e letture consigliate:
Web:

Sito ufficiale di Luca Bassanese
Luca Bassanese – Per esplorare la discografia completa, l'attivismo ambientale e i premi vinti dal cantautore vicentino.

Discografia:

Luca Bassanese – RESET! (CD/Digitale). Etichetta: Buenaonda, 2023.