Rebel Songs

sabato, settembre 19, 2026

Salvador (15 anni dopo) - Nomadi



Salvador dei Nomadi: Allende, il Cile e il golpe del 1973

La musica può fare riflettere, sognare, capire e ricordare.
Scritta da Gisberto Cortesi, la canzone viene pubblicata nel 1990 nell'album Solo Nomadi, il quattordicesimo album in studio della band emiliana.
Ma è soprattutto dal vivo che Salvador trova negli anni una dimensione ancora più forte, diventando parte del repertorio dei Nomadi.
Il brano racconta il Cile, un Paese nel quale, l'11 settembre 1973, una democrazia venne spezzata da un colpo di Stato militare.
Al centro della canzone c'è Salvador Allende, presidente del Cile e simbolo di quella che fu definita la “via cilena al socialismo”.
Salvador è un uomo, vissuto da uomo morto da uomo, con un fucile in mano.
Nelle caserme i generali, brindavano alla vittoria con bicchieri colmi di sangue, di un popolo in catene.
Il suo governo venne rovesciato dalle forze armate guidate dal generale Augusto Pinochet.
Allende morì durante l'assalto al palazzo presidenziale della Moneda, mentre difendeva fino all'ultimo il governo costituzionale.
Ed è proprio da quella figura che parte la canzone.
La voce di Augusto Daolio rende ancora più intenso il racconto.
Non c'è soltanto la cronaca di un golpe, ma il dolore di un intero popolo.
I generali festeggiano la vittoria nelle caserme, mentre fuori c'è un Paese sconfitto e costretto al silenzio. Poi arriva l'immagine di un cielo grigio, dal quale cadono “lacrime di rame”.
Il rame richiama una delle grandi ricchezze del Cile e può essere letto anche come un riferimento alle vicende legate alla nazionalizzazione delle risorse minerarie voluta dal governo Allende.
Quel rame, che dovrebbe rappresentare la ricchezza di un Paese, diventa invece nella canzone il simbolo delle lacrime di una terra ferita.
È come se fosse il Cile stesso a piangere.
E il dolore non riguarda soltanto chi è morto durante il golpe.
Riguarda anche le famiglie distrutte dalla repressione.
Le “mille madri desolate” richiamano le madri dei desaparecidos, che per anni hanno cercato i propri figli scomparsi durante la repressione della dittatura.
Sono madri rimaste senza una risposta, senza una tomba su cui piangere, con il dolore di una scomparsa che non ha mai trovato una vera fine.
La democrazia viene cancellata e il mondo sembra capovolgersi: le colombe diventano falchi, gli alberi d'ulivo diventano croci.
Sono immagini semplici, ma molto forti, che raccontano quello che accade quando la violenza prende il posto della libertà.
La canzone guarda indietro, verso una tragedia ancora vicina, ma allo stesso tempo guarda avanti.
È memoria, ma è anche speranza.
La canzone non si limita a ricordare la morte di Allende.
Ma un popolo non può morire, non si uccidono idee sopra una tomba senza nome, nasceva la coscienza. Mentre l'alba dalle Ande rischiara i cieli, cerca il suo nuovo nido una colomba bianca.
All'interno del testo c'è un'idea più grande: un uomo può essere ucciso, ma le idee per le quali ha combattuto possono continuare a vivere.
La morte non rappresenta quindi la fine delle idee.
Quando sulle Ande torna l'alba e nel cielo ricompare una colomba bianca, la canzone lascia spazio alla speranza.
Una speranza che non cancella il dolore e non dimentica i morti, ma che nasce proprio dalla memoria. Per questo Salvador non parla soltanto del Cile.
Parla di quello che può accadere quando una democrazia viene cancellata con la forza.
Parla delle vittime, delle famiglie che rimangono a cercare risposte e di chi continua a credere nella libertà anche quando tutto sembra perduto.
Salvador si inserisce nel percorso dei Nomadi, una band che nel corso della propria storia ha spesso utilizzato la musica per raccontare persone, tragedie e battaglie che andavano oltre i confini italiani. 
Accanto a Salvador troviamo altri brani che seguono la stessa sensibilità, come Ricordati di Chico, dedicata all'attivista brasiliano Chico Mendes, e I ragazzi dell'olivo che racconta la vita di ragazzi palestinesi costretti a crescere in un contesto di guerra, lontani da quella normalità fatta di scuola, gioco e serenità.
È un modo di fare musica che appartiene profondamente alla storia dei Nomadi: raccontare il presente, ricordare il passato e dare voce a chi spesso non ne ha.
E forse è proprio questo che rende ancora attuale Salvador.
Perché gli anni passano, le dittature finiscono e la storia continua a cambiare, ma alcune ferite rimangono nella memoria.
E una canzone può servire anche a questo: impedire che quelle ferite vengano dimenticate.


Tracce e letture consigliate
Web:
Solo Nomadi. La sezione enciclopedica dedicata all'album
I Nomadi – sito ufficiale. Sito ufficiale del gruppo, con informazioni sulla storia della band e sull'attività attuale.
Discografia:
Nomadi, Solo Nomadi, CGD East West, 1990.
È l'album nel quale compare “Salvador (15 anni dopo)”, dedicata a Salvador Allende e al golpe cileno del 1973. Il disco è il quattordicesimo album in studio dei Nomadi.

domenica, settembre 13, 2026

Lavorare con lentezza - Enzo Del Re



Lavorare con lentezza di Enzo Del Re: storia e significato

La musica può fare riflettere, sognare, capire e ricordare.
Lavorare con lentezza di Enzo Del Re è una canzone che mette in relazione ritmi produttivi esasperati, incidenti sul lavoro e sfruttamento, contrapponendo alla logica del profitto la salute e la dignità di chi lavora.
Già dal titolo si capisce che non siamo davanti a un semplice invito a lavorare meno.
La lentezza diventa una scelta.
Del Re non invitava semplicemente a lavorare meno.
Invitava a rallentare.
Un modo per mettere in discussione il ritmo imposto dalla produzione industriale, dove ogni secondo deve essere utilizzato, ogni gesto ripetuto, ogni movimento calcolato.
E quando il ritmo della fabbrica diventa troppo veloce, il corpo è il primo a pagare.
Il brano invita a riprendersi il proprio corpo e il proprio tempo.
Riprendersi il tempo significava sottrarlo alla logica della produzione e restituirlo alla vita.
Perché il tempo non dovrebbe appartenere alla fabbrica.
Il tempo dovrebbe tornare a essere nostro.
Lavorare con lentezza è una canzone contro un sistema che rischia di trasformare chi lavora in una macchina.
Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo chi è veloce si fa male e finisce in ospedale in ospedale non c'è posto e si può morire presto
Nel 1974 Del Re pubblicò in modo autogestito l'album Il banditore, che contiene proprio Lavorare con lentezza, destinata a diventare una delle sue canzoni più conosciute. 
Un lavoro attraversato da temi come capitalismo, emigrazione e lavoro.
Lavorare con lentezza nacque nel clima delle lotte operaie e contadine, ma la sua storia non rimase confinata al Mezzogiorno.
Tra il 1976 e il 1977 la canzone arrivò a Bologna e trovò un nuovo pubblico nel Movimento del ’77.
Un ruolo importante nella sua diffusione fu svolto da Radio Alice, una delle emittenti libere più rappresentative di quella stagione.
La canzone venne utilizzata come sigla delle trasmissioni e il suo invito a rallentare i ritmi produttivi entrò in sintonia con le idee dell'area dell'Autonomia Operaia e con la componente creativa e antiautoritaria del movimento.
Una canzone nata dentro le lotte sociali e operaie del Sud diventava così la voce di una nuova generazione a Bologna.
La storia di Lavorare con lentezza non finisce negli anni Settanta.
Nel 1998, il sassofonista Daniele Sepe ne realizzò una reinterpretazione nell'album Lavorare stanca, contribuendo a riportare l'attenzione sul repertorio di Del Re.
Poi, nel 2004, il regista Guido Chiesa realizzò Lavorare con lentezza – Radio Alice 100.6 MHz, film ambientato nella Bologna del Movimento del ’77.
Il titolo riprende proprio la canzone di Del Re e la canzone verrà anche inserita nella colonna sonora del film.
La figura dell'artista è stata raccontata anche attraverso libri e documentari come Enzo Del Re il corpofonista, della giornalista Timisoara Pinto, e il documentario Io e la mia sedia (2010), diretto da Angelo Amoroso Aragona.
Il 24 gennaio 2026, la band pugliese Acquasumarte pubblica su tutti gli store digitali e sulle principali piattaforme di streaming la propria versione.
Una scelta non casuale: la pubblicazione avviene proprio nel giorno in cui l’artista avrebbe compiuto 82 anni.
Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo ti saluto ti saluto, ti saluto a pugno chiuso nel mio pugno c'è la lotta contro la nocività
Vincenzo “Enzo” Del Re è stato un cantastorie proletario, un artista fuori dagli schemi che fece della propria musica una scelta di libertà.
Autodidatta e profondamente legato alla tradizione popolare pugliese, rifiutò le regole dell'industria discografica e costruì uno stile personale, essenziale e inconfondibile.
La sua musica non aveva bisogno di grandi orchestre.
Aveva bisogno della sua voce, del suo corpo e di pochi oggetti quotidiani.
Negli anni Sessanta e Settanta Del Re partecipò alle esperienze del teatro politico d'avanguardia, collaborando con Dario Fo in Nuova Scena e con Antonio Infantino, anche nell'ambito dei canti legati alle lotte politiche e sociali.
Anche il modo in cui Enzo Del Re faceva musica raccontava questa stessa idea.
Mentre i cantautori utilizzavano chitarre, pianoforti e altri strumenti tradizionali, Del Re scelse di trasformare il proprio corpo e gli oggetti di tutti i giorni in strumenti musicali.
Al centro delle sue esibizioni c'era soprattutto una sedia di legno impagliata.
La colpiva con le mani, i pugni, le nocche e le dita, ricavandone ritmi differenti. 
A volte utilizzava anche scatoloni o una valigia da emigrante.
Poi c'era il suo corpo.
Il torace, la pancia, le guance diventavano percussioni.
I colpi si mescolavano agli schiocchi della lingua e alla voce.
Questa tecnica venne definita corpofonia: il corpo stesso diventava uno strumento musicale.
E quella sedia non era soltanto un oggetto.
Aveva anche un significato simbolico.
Era qualcosa di semplice, popolare, quotidiano. 
Un oggetto lontanissimo dalla tecnologia e dagli strumenti sofisticati dell'industria musicale.
Fino alla fine rimase fedele a una scelta artistica lontana dalle regole dello spettacolo tradizionale.
Enzo Del Re è morto il 6 giugno 2011, a Mola di Bari.


Cover band pugliese Acquasumarte


Tracce e letture consigliate:.
Web:

Enzo Del Re Wikipedia – La sezione enciclopedica e la discografia dedicate a Enzo Del Re
Libri:
Lavorare con lentezza Enzo Del Re il corpofonista  Timisoara Pinto
Discografia:
Il banditore - Enzo Del Re (LP)1974