domenica, marzo 01, 2026

Pride (In the Name of Love) - U2


Pride (In the Name of Love): tributo a Martin Luther King , significato e storia

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Pride (In the Name of Love) è la seconda traccia di The Unforgettable Fire, quarto album in studio degli U2, pubblicato nel 1984. 
Il brano rappresenta uno dei vertici della produzione del gruppo irlandese, non solo per l’intensità musicale, ma anche per la forza storica e civile del messaggio che veicola. 
Dopo il successo internazionale di War, primo disco della band a raggiungere la vetta delle classifiche britanniche, gli U2 con Pride effettuarono un decisivo passo avanti nel loro percorso di affermazione mondiale. 
Pubblicato come singolo il 4 settembre 1984, il brano raggiunse il terzo posto nel Regno Unito e si collocò tra le prime dieci posizioni in diversi Paesi europei. 
Negli Stati Uniti entrò per la prima volta nella Top 40 della Billboard Hot 100, fermandosi alla 33ª posizione. 
Da allora la canzone è divenuta un momento imprescindibile di ogni concerto del gruppo. 
Dopo tre album prodotti da Steve Lillywhite, il quartetto irlandese scelse di rinnovare il proprio suono affidandosi a nuovi produttori. 
Fu The Edge a spiegare la decisione, ricordando come la band stesse pensando da tempo a Brian Eno, non solo per i suoi lavori solisti ma anche per le collaborazioni con gruppi come i Talking Heads. 
L’incontro con Eno e con il suo storico collaboratore Daniel Lanois rivelò subito una profonda sintonia artistica, aprendo la strada a una nuova fase creativa. 
In origine, il testo della canzone era stato concepito come una critica al presidente statunitense Ronald Reagan e alla sua politica militare durante la Guerra Fredda. 
Tuttavia, il cantante Bono non si riconosceva pienamente in quell’impostazione polemica. La svolta avvenne nel 1983, quando visitò una mostra dedicata a Martin Luther King Jr. e lesse la biografia Let the Trumpet Sound: A Life of Martin Luther King, Jr. dello storico Stephen B. Oates.
One man come in the name of love one man come and go one man come he to justify one man to overthrow. In the name of love!
Profondamente colpito dalla figura del leader dei diritti civili, Bono decise di riscrivere il testo trasformando il brano in un omaggio alla sua memoria. 
Nel testo emergono anche riferimenti religiosi: l’allusione al tradimento «con un bacio» richiama simbolicamente la figura di Cristo, accostata implicitamente a quella di King come esempio supremo di sacrificio e amore universale. 
Il brano si configura così come un tributo a chi ha offerto la propria vita in nome della pace e della giustizia. 
Nel celebre verso «Early morning, April 4 / Shot rings out in the Memphis sky» è presente un’imprecisione storica: King fu assassinato nel tardo pomeriggio del 4 aprile 1968. 
Nelle esibizioni dal vivo, Bono ha spesso corretto il testo sostituendo “early morning” con “early evening”, a testimonianza della volontà di maggiore accuratezza. 
La canzone non fu esente da critiche. La rivista Rolling Stone giudicò l’arrangiamento e il giro di basso relativamente semplici e considerò il testo poco incisivo, ritenendo il termine “pride” non del tutto adeguato a descrivere la figura di  Martin Luther King.
Lo stesso Bono ha successivamente ammesso che il testo nacque in modo spontaneo e istintivo, privilegiando l’immediatezza emotiva rispetto alla precisione formale. 
L’idea musicale del brano era nata durante un soundcheck alle Hawaii nel 1983, nel corso del War Tour. 
Le sessioni di registrazione si svolsero allo Slane Castle e ai Windmill Lane Studios di Dublino sotto la guida di Eno e Lanois. 
Nel corso dei decenni, Pride (In the Name of Love) ha assunto un valore simbolico sempre più universale. 
Nel 2009, durante l’evento “We Are One” al Lincoln Memorial in occasione dell’insediamento del presidente Barack Obama, il brano fu eseguito davanti a centinaia di migliaia di persone, riaffermando il suo messaggio di unità e speranza. 
Nel 2023, durante un concerto allo Sphere di Las Vegas, Bono ha inoltre modificato alcuni versi per rendere omaggio alle vittime dell’attacco del 7 ottobre in Israele, dimostrando come la canzone continui a dialogare con l’attualità e a farsi portavoce di pace e solidarietà. 
Pride (In the Name of Love) rimane dunque uno dei momenti più alti della carriera degli U2: un brano capace di unire energia rock e impegno civile.

Un uomo viene nel nome dell'amore Un uomo viene e va Un uomo viene per giustificare Un uomo per cambiare le cose Nel nome dell' amore Cos'altro nel nome dell'amore? Nel nome dell'amore Cos'altro nel nome dell'amore? Un uomo preso nel reticolato Un uomo resiste Un uomo sospinto su una spiaggia deserta Un uomo tradito da un bacio Nel nome dell' amore Cos'altro nel nome dell'amore? Nel nome dell'amore Cos'altro nel nome dell'amore? ...Nessuno come te, non c'è nessuno come te... Mmm...mmm...mmm... 4 aprile mattino presto Lo sparo un eco nel cielo di Memphis Libero infine, ti han tolto la vita Non sapevano come toglierti l'orgoglio Nel nome dell' amore Cos'altro nel nome dell'amore? Nel nome dell'amore Cos'altro nel nome dell'amore? Nel nome dell'amore Cos'altro nel nome dell'amore? Mmm...mmm...mmm...



mercoledì, febbraio 25, 2026

Una storia sbagliata - Fabrizio De André


Una storia sbagliata: significato e omaggio a Pasolini

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Una storia sbagliata è un brano di Fabrizio De André, pubblicato nel 1980 dalla Dischi Ricordi. 
Nato dalla collaborazione con il cantautore veronese Massimo Bubola con cui De André aveva già firmato l’album Rimini (1978) il brano rappresenta una delle prime pubblicazioni successive al traumatico rapimento che colpì il cantautore nel 1979. 
Alla registrazione parteciparono, in una sorta di “session”, come la definì Bubola, alcuni membri della Premiata Forneria Marconi e dei New Trolls. 
La canzone venne poi incisa per la prima volta su CD nel 1995 nella raccolta Luna di giorno - Le canzoni di Pier Paolo Pasolini. 
Il brano nacque su commissione della Rai come sigla del programma televisivo Dietro il processo, dedicato ai casi di Pier Paolo Pasolini e Wilma Montesi.
Due vicende che hanno segnato profondamente la cronaca italiana: il ritrovamento del corpo di Wilma Montesi sulla spiaggia di Torvaianica nel 1953, caso rimasto irrisolto, e l’assassinio di Pasolini a Ostia il 2 novembre 1975, evento che scosse l’intero Paese.
É una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, è una storia un pò complicata, è una storia sbagliata. Cominciò con la luna sul posto e finì con un fiume di inchiostro.
Pier Paolo Pasolini
De André, pur accettando l’incarico televisivo, scelse di concentrare l’attenzione soprattutto su Pasolini, la cui morte aveva vissuto come un lutto personale, definendolo "un vero intellettuale del dissenso, libero da qualsiasi schema". 
Il testo, infatti, non insiste sugli aspetti giudiziari, ma denuncia il clima di intolleranza e la spettacolarizzazione mediatica che seguirono alla sua uccisione. 
Emblematici i versi iniziali: "È una storia di periferia, è una storia da una botta e via, è una storia sconclusionata, è una storia sbagliata". 
Il plurale del ritornello  "Cos’altro vi serve da queste vite / ora che il cielo al centro le ha colpite"  richiama anche la vicenda Montesi e, più in generale, tutte le vittime dell’odio e del pregiudizio. 
Nei versi "Storia diversa per gente normale / storia comune per gente speciale", De André rovescia il concetto di “normalità”, criticando una mentalità maschilista e retrograda che identifica la diversità con la colpa. 
Fu realizzato anche il video nel borgo laziale di Calcata, dove De André, con l’armonica a bocca, e Bubola, con la chitarra a dodici corde, interpretano il brano seduti sugli scalini di una chiesa, in un’atmosfera intima e suggestiva. 
Attraverso questa canzone, De André rende omaggio a Pasolini  poeta, scrittore e regista tra i maggiori intellettuali del Novecento italiano trasformando una tragedia in una riflessione civile. 
Una storia sbagliata diventa così molto più di una sigla televisiva: è un atto di difesa della dignità umana e un invito a schierarsi contro ogni forma di intolleranza e di violenza.