Rebel Songs

sabato, ottobre 10, 2026

Odio - 99 Posse



Odio dei 99 Posse: significato, protesta e memoria.


La musica può fare riflettere, sognare, capire e ricordare.
Odio, contenuta nell’album d’esordio Curre curre guagliò del 1993, è una delle canzoni con cui i 99 Posse raccontano con maggiore forza la rabbia e il disagio di una generazione cresciuta tra conflitti sociali, occupazioni, lotte studentesche e battaglie sul territorio.
L'odio è una reazione a ciò che viene percepito come ingiusto: le disuguaglianze, l’esclusione, la repressione, la guerra.
Un sentimento che nasce dalla rabbia, ma che affonda le sue radici anche nella memoria e nel desiderio di non accettare passivamente quello che accade.
Per capire Odio bisogna allora tornare alla Napoli degli anni Novanta, quando la musica underground e i nuovi movimenti politici trovano nei centri sociali e negli spazi occupati luoghi dove incontrarsi, discutere e costruire nuove forme di aggregazione.
Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, i Centri Sociali Occupati Autogestiti si diffondono in diverse città italiane.
Spazi abbandonati vengono restituiti alla città e trasformati in luoghi di musica, cultura, discussione e politica.
È in questo ambiente che rap, reggae e raggamuffin trovano terreno fertile.
La musica diventa un altro modo per raccontare la strada, le disuguaglianze e il disagio sociale, ma anche per dare voce a chi spesso quella voce non ce l'ha.
A maggio del 1991, in via Emanuele Gianturco 99 nell’ex scuola Stefano Falco, nella zona orientale di Napoli inizia l’occupazione da cui nasce il centro sociale autogestito Officina 99.
Il 9 ottobre dello stesso anno nascono i 99 Posse, che scelgono quel numero come parte della propria identità.
La musica e la militanza crescono insieme
Il centro sociale diventa uno spazio di incontro e il microfono uno strumento per raccontare quello che succede dentro e fuori quelle mura.
L' album Curre curre guagliò supera presto anche i confini dei centri sociali.
La canzone che dà il titolo all’album viene inserita da Gabriele Salvatores nella colonna sonora del film Sud.
Il disco ottiene la Targa Tenco come migliore opera dialettale e il Ciak d’oro per la migliore colonna sonora.
Nel tempo Curre curre guagliò entra anche nella classifica dei 100 migliori album italiani secondo Rolling Stone, alla posizione numero 49.
Nel 2013 il testo di Curre curre guagliò viene inoltre inserito nell’antologia scolastica Le basi della letteratura di Bruno Mondadori Editore.
Un riconoscimento curioso e significativo per un gruppo nato negli spazi occupati e nella cultura dei centri sociali, anche se alcune strofe vengono censurate.
Luca “’O Zulù” Persico in Odio sceglie l’italiano, una scelta che allarga il raggio del messaggio e permette alla canzone di parlare a un pubblico più vasto.
Zulù non cerca una melodia rassicurante: qui sono le parole a stare al centro.
E le parole guardano soprattutto alla memoria.
Uno dei passaggi più forti richiama il 12 dicembre 1969 e la strage di Piazza Fontana, inserendola nella lettura della cosiddetta strategia della tensione:
E penso al 12 dicembre '69 allo stato delle stragi allo stato delle trame e non ridono più tutti quei morti ammazzati dai proiettili vaganti o dagli sbirri infiltrati
Il passato entra così nel presente degli anni Novanta.
Nella notte tra il 18 e il 19 maggio 1991, un incendio doloso distrusse il centro sociale Corto Circuito di Roma, provocando la morte di Auro Bruni, un ragazzo di 19 anni. 
L'attentato fu ricondotto agli ambienti neofascisti, ma il delitto è rimasto senza colpevoli condannati.
Auro è vivo nel mio cuore, ma l'hanno ucciso
L’orizzonte di Odio non si ferma però all’Italia.
La rabbia si sposta anche sulla guerra e sull’interventismo occidentale, con il riferimento alla Prima guerra del Golfo:
Baghdad 1991 lo spettacolo è finito ma nel vento io sento il dolore lancinante di una madre claudicante che cerca suo figlio una speranza un appiglio... non ha orecchie l’occidente, non sente il dolore di una terra stuprata dagli anfibi della N.A.T.O.
La guerra viene guardata dalla parte delle vittime, lontano dalla rappresentazione televisiva del conflitto come spettacolo tecnologico e distante.
Il brano assume così una posizione fortemente critica nei confronti della guerra e dell'intervento militare occidentale, ma anche un atto di solidarietà verso chi ne subisce le conseguenze.
L’odio non viene presentato come un sentimento fine a se stesso.
È la risposta a qualcosa che viene percepito come intollerabile.
Nasce dalla rabbia, ma dietro quella rabbia c’è anche il bisogno di difendere qualcosa: la dignità, la libertà, la propria comunità, la possibilità di immaginare un mondo diverso.
Dietro l’odio, insomma, c’è qualcosa da proteggere.
Odio non rimane però confinata alla versione del 1993.
Nel corso degli anni il brano viene ripreso e rielaborato dalla band, soprattutto dal vivo, assumendo nuovi significati alla luce dei cambiamenti politici e sociali.
Una delle versioni più significative è quella pubblicata nel doppio album NA9910º del 2001, registrata dal vivo a Savona il 26 luglio 2001, pochi giorni dopo il G8 di Genova.
Quella registrazione arriva in un momento in cui le parole di Odio sembrano tornare improvvisamente attuali: pochi giorni prima, a Genova, il movimento contro il G8 era stato segnato dalla morte di Carlo Giuliani e dalle violenze e dagli scontri che accompagnarono quelle giornate.
In questa occasione Odio viene unita a Rappresaglia, trasformandosi in una lunga invettiva contro la violenza e la repressione dello Stato.
È come se quella rabbia avesse trovato nuove immagini e nuove ragioni per essere raccontata.
Odio rimane profondamente legata alla stagione da cui è nata, ma forse continua a parlare proprio perché mette insieme dimensioni diverse: Napoli e l’Officina 99, la memoria di Piazza Fontana, il conflitto politico, le carceri, la guerra del Golfo e la critica all’interventismo occidentale.


Tracce e letture consigliate
Web:
99 Posse sito ufficiale e discografia .Il catalogo del gruppo permette di consultare album, testi e materiali legati alla sua storia.
Rolling Stone Italia – Storia delle posse. Un approfondimento sulla nascita dell'hip hop militante in Italia, sui centri sociali e sul legame tra musica e attivismo. Storia delle posse, quando l'hip hop era militanza politica
Discografia:
99 Posse, Curre curre guagliò, 1993. Album d'esordio che contiene Odio, Rappresaglia e la title track diventata simbolo della band.
99 Posse, NA9910º, 2001. Doppio album che comprende la versione dal vivo Odio/Rappresaglia, registrata a Savona il 26 luglio 2001.

sabato, ottobre 03, 2026

Mia dolce rivoluzionaria – Modena City Ramblers



Mia dolce rivoluzionaria dei Modena City Ramblers: significato e storia 

La musica può fare riflettere, sognare, capire e ricordare.
Mia dolce rivoluzionaria dei Modena City Ramblers è stata pubblicata nel 2006 nell'album Dopo il lungo inverno, edito da Mescal, il primo disco di inediti della band dopo l'uscita di Stefano “Cisco” Bellotti e l'arrivo alla voce di Davide “Dudu” Morandi.
Ma non è soltanto una canzone legata a un cambio di formazione.
È anche il segno di un gruppo che, dopo più di dieci anni di musica, si trova a fare i conti con un mondo profondamente diverso da quello raccontato nei primi dischi.
Sono passati gli anni della grande stagione dei movimenti, il G8 di Genova ha segnato una nuova stagione della protesta, è cambiato il lavoro, è cambiata la società e la globalizzazione ha reso il potere economico sempre più difficile da riconoscere e da affrontare.
Anche le parole della protesta, quindi, devono cambiare.
Per capire “Mia dolce rivoluzionaria”, però, bisogna tornare indietro fino al 1968 e a Contessa, la celebre canzone di Paolo Pietrangeli, diventata uno dei simboli della stagione operaia e studentesca.
I Modena City Ramblers l'avevano già reinterpretata nel 1994, inserendola nel loro primo album, Riportando tutto a casa.
Era una scelta quasi naturale per una band che stava costruendo la propria identità attraverso il combat folk, mescolando musica popolare, sonorità irlandesi, memoria della Resistenza e attenzione ai conflitti sociali.
Dodici anni dopo, però, il mondo è cambiato.
E allora Mia dolce rivoluzionaria sembra quasi tornare da quella vecchia Contessa per farle una domanda: le parole di ieri sono ancora sufficienti per raccontare il presente?
Il legame tra le due canzoni non è casuale.
Durante il Concerto del Primo Maggio a Roma nel 2006, i Modena City Ramblers tornarono a eseguire Contessa, un brano che faceva parte del loro repertorio fin dagli inizi, ma che da tempo avevano smesso di proporre dal vivo, anche per le discussioni legate ad alcune parti del testo.
In quell'occasione il gruppo modificò alcune strofe, attenuandone i toni più duri.
La scelta provocò una polemica con lo stesso Paolo Pietrangeli, che prese le distanze dall'iniziativa. Dopo quella vicenda, Contessa venne temporaneamente messa da parte nei concerti dei Modena City Ramblers.
Ed è proprio in quel clima che prende forma Mia dolce rivoluzionaria.
Quasi una risposta, o forse meglio una riflessione, su quella vecchia canzone e su ciò che rappresentava. Non a caso nel brano compare una frase molto significativa: 
Oggi Contessa ha cambiato sistema,si muove fra i conti cifrati ha lobby potenti ed amici importanti e la sua arma più forte è comprarti, la sua arma più forte è comprarti!
Mia dolce rivoluzionaria nasce proprio da questa riflessione e può essere letta come un dialogo tra generazioni diverse, tra modi differenti di intendere la militanza e la lotta politica.
Da una parte c'è la “dolce rivoluzionaria”, ancora legata alle certezze del Novecento, alla lotta di classe, al riscatto delle masse e all'attesa della grande ribellione contro il capitale.
Dall'altra c'è chi quelle idee non le rinnega, ma si rende conto che nel frattempo qualcosa è cambiato.
È, in fondo, un dialogo immaginario tra chi appartiene a una generazione e chi ne ha vissuta un'altra.
E non c'è voglia di prendere le distanze con sufficienza, né di ridicolizzare chi continua a credere nelle proprie convinzioni.
Al contrario, c'è affetto, forse persino un po' di tenerezza.
Quando arriva: “Alza il pugno, mia dolce rivoluzionaria non rinnego la mia vecchia strada” non c'è un addio al passato.
C'è piuttosto la consapevolezza che quella strada ha avuto un senso, ma che forse oggi non può essere percorsa nello stesso modo.
Ed è proprio qui che arriva uno dei passaggi più importanti della canzone: “L'utopia è rimasta, la gente è cambiata, la risposta ora è più complicata!”
Una frase che dice molto.
Perché l'utopia non è morta.
Non è quella a essere messa in discussione.
Sono cambiate le persone, la società, i rapporti di forza e, soprattutto, le domande a cui bisogna trovare una risposta.
Anche il Capitale non ha più lo stesso volto.
Nella Contessa di Pietrangeli c'erano il padrone, la fabbrica, gli operai e uno scontro che sembrava avere luoghi e protagonisti ben riconoscibili.
In Mia dolce rivoluzionaria, invece, quel potere è diventato più difficile da vedere: finanza internazionale, conti cifrati, lobby, mercati e interessi che attraversano i confini.
E anche il modo con cui il potere riesce a neutralizzare chi gli si oppone è diventato più sottile.
Non soltanto la repressione, ma la capacità di assorbire la protesta, trasformarla in qualcosa di innocuo. Di fronte a tutto questo, però, i Modena City Ramblers non scelgono la nostalgia.
La risposta è racchiusa in poche parole:
Ho cercato di farle capire ma testarda non vuole ascoltare "pensare globale agire locale" non è uno slogan ma una sfida vitale
Guardare a quello che succede nel mondo senza dimenticare ciò che accade vicino a noi.
Comprendere i grandi meccanismi della globalizzazione, ma continuare ad agire nei territori, nelle comunità, nella vita quotidiana.
Non è una risposta semplice, e infatti la canzone lo dice chiaramente: "Ora servono nuove parole!"
Anche la musica del brano è un folk irlandese tipico dei Modena City Ramblers, con flauti e violino ma che si unisce al rock e alla canzone d'autore.
Ne nasce una ballata vivace, luminosa, quasi festosa.
L'arrangiamento morbido contribuisce a creare un'atmosfera corale che sembra quasi alleggerire la complessità delle parole.
Alla sua uscita, il brano suscitò anche qualche perplessità tra gli ascoltatori più legati alla storia politica della band.
La ricerca di nuove strade venne interpretata da alcuni come un allontanamento dalle posizioni più radicali del passato.
Ma, ascoltando la canzone con attenzione, emerge soprattutto un’altra esigenza: non confondere la fedeltà agli ideali con la semplice ripetizione delle vecchie formule.
Mia dolce rivoluzionaria sembra suggerire proprio questo: avere il coraggio di cambiare le parole quando quelle di ieri non riescono più a raccontare il mondo di oggi.

Ascolta su Spotify

Tracce e letture consigliate
Web:

Modena City Ramblers  sito ufficiale
Per la storia della band, la discografia e le attività del gruppo.
Modena City Ramblers La sezione enciclopedica dedicata ai Modena City ramblers
Discografia:
Modena City Ramblers, Dopo il lungo inverno, Mescal, 2006.
L'album nel quale compare Mia dolce rivoluzionaria, il primo disco di inediti della band dopo l'uscita di Stefano “Cisco” Bellotti e l'arrivo alla voce di Davide “Dudu” Morandi.
Modena City Ramblers, Riportando tutto a casa, Black Out, 1994.
Un disco fondamentale per comprendere le origini musicali e politiche dei Modena City Ramblers. Contiene anche la loro versione di Contessa di Paolo Pietrangeli.
Paolo Pietrangeli, Mio caro padrone domani ti sparo, 1970.
L'album che permette di riscoprire il contesto musicale nel quale si inserisce Contessa, uno dei brani più conosciuti della canzone politica italiana.