Non Finisce Qui dei Gang: il significato della canzone sull’amianto e gli operai Breda.
La musica può fare riflettere, sognare, capire e ricordare.
Non Finisce Qui è una canzone dei Gang, il gruppo folk-rock marchigiano guidato dai fratelli Marino e Sandro Severini.
Il brano è contenuto nell’album Sangue e cenere, pubblicato nel 2015, e affronta alcuni temi come il lavoro, l’emigrazione, le malattie professionali e le battaglie per la dignità e la giustizia.
Al centro della canzone c’è la tragedia dell’amianto e, in particolare, la vicenda degli operai della Breda Fucine di Sesto San Giovanni, uno dei grandi poli industriali del Novecento italiano, insieme a Falck e Marelli.
Il brano si inserisce nella grande trasformazione sociale del secondo dopoguerra, quando milioni di persone lasciarono le campagne e il mondo contadino per trasferirsi nelle città industriali del Nord, soprattutto dal Mezzogiorno.
Se ti prendono per fame prima o poi ti fanno ostaggio così quando non hai scelta non ti resta che il coraggio.
La fabbrica rappresentava per molti una possibilità di riscatto, di emancipazione e di costruzione di un futuro diverso.
Ma dietro quella promessa c’erano anche fatica, dolore e condizioni esasperanti.
Per decenni gli operai della Breda furono esposti all’amianto, le sue fibre, invisibili e persistenti, potevano provocare malattie gravissime anche molti anni dopo l’esposizione.
Una tragedia che ha lasciato dietro di sé morti, sofferenza e lunghe battaglie per ottenere verità, giustizia e il riconoscimento dei diritti dei lavoratori.
Non Finisce Qui nasce anche dall’incontro dei Gang con gli operai della Breda e con le persone che, negli anni, hanno continuato a chiedere giustizia.
Marino Severini ha spiegato che la canzone è stata scritta «per stare dalla parte di coloro che oggi chiedono giustizia per le morti di tanti lavoratori come quelli della ex Breda».
Ma la vicenda della Breda, nel brano dei Gang, non rimane una storia confinata alla cronaca industriale.
Diventa il simbolo di una vicenda collettiva: quella di una classe lavoratrice che troppo spesso ha pagato un prezzo altissimo per il proprio lavoro.
Il testo intreccia infatti la dimensione sociale con quella più intima e familiare.
All’inizio incontriamo un padre ancora bambino, immerso in un mondo contadino lontano dalla grande industria: «correva a piedi nudi tra la polvere e il cielo».
È un’immagine semplice, ma racchiude già tutta la distanza che separa quel mondo dalla fabbrica verso cui, anni dopo, sarà costretto a partire.
Quel ragazzo cresce, lascia la terra e arriva al Nord.
Qui incontra la Breda, raccontata attraverso immagini dure e quasi infernali: «ferro e fuoco».
La fabbrica diventa una presenza che sembra inghiottire l’uomo, fino a rappresentarlo «come fosse un condannato».
Quella fabbrica mio padre la ingoiò tutta d'un fiato alla Breda ferro e fuoco come fosse un condannato ferro e fuoco, fuoco e ferro polvere d'amianto prima ti avvelena il sangue poi diventa cancro.
Quello che doveva essere un lavoro, forse un’occasione di riscatto, si trasforma così in una condizione di rischio e sofferenza.
E la memoria della fabbrica finisce inevitabilmente per entrare dentro le mura di casa, nei ricordi, negli affetti e nel rapporto tra padri e figli.
È proprio qui che la canzone acquista una forza particolare: la memoria personale diventa memoria collettiva.
La storia di un padre diventa la storia di tanti uomini partiti da lontano, entrati in fabbrica per costruire un futuro e tornati a casa portandosi addosso le conseguenze di quel lavoro.
Il ritornello, «Non finisce qui, Vostro Onore, qui non può finire», rappresenta il cuore del brano. L’appello al giudice è innanzitutto una richiesta di giustizia, ma è anche un rifiuto dell’oblio.
Quelle morti non possono essere archiviate come una conseguenza inevitabile del progresso industriale.
Dietro ogni lavoratore c’è una persona, una famiglia, una vita spezzata.
E dietro ogni numero c’è una storia che merita di essere ricordata.
Lavoro, emigrazione, malattia e lutto si intrecciano in un'unica storia, quella di uomini e donne che hanno costruito una parte dell'Italia industriale pagando, in troppi casi, un prezzo enorme.
E allora il titolo diventa anche un impegno: non finisce qui.
Non finisce con una sentenza, non finisce con una lapide, non finisce quando i riflettori si spengono.
Perché continuare a chiedere verità e giustizia significa, ancora oggi, stare dalla parte di chi non ha voce.
Finché esistono memoria, responsabilità e richiesta di giustizia, quella storia continua.
E non finisce qui.
Tracce e letture consigliate:
Web:
Crimini di pace 2: Amianto in Breda Fucine a Sesto S. Giovanni, Luigi Consonni
Operai, carne da macello la lotta contro l’amianto a Sesto S. Giovanni Michele Michelino e Daniela Trollio
Discografia:
I Gang – Sangue e cenere . Etichetta: Rumble Beat Records, 2015. L'album interamente finanziato dal basso che contiene Non Finisce Qui e Alle barricate.

