Rebel Songs

venerdì, agosto 21, 2026

 Non finisce qui - Gang


Non Finisce Qui dei Gang: il significato della canzone sull’amianto e gli operai Breda.

La musica può fare riflettere, sognare, capire e ricordare.
Non Finisce Qui è una canzone dei Gang, il gruppo folk-rock marchigiano guidato dai fratelli Marino e Sandro Severini.
Il brano è contenuto nell’album Sangue e cenere, pubblicato nel 2015, e affronta alcuni temi come il lavoro, l’emigrazione, le malattie professionali e le battaglie per la dignità e la giustizia.
Al centro della canzone c’è la tragedia dell’amianto e, in particolare, la vicenda degli operai della Breda Fucine di Sesto San Giovanni, uno dei grandi poli industriali del Novecento italiano, insieme a Falck e Marelli.
Il brano si inserisce nella grande trasformazione sociale del secondo dopoguerra, quando milioni di persone lasciarono le campagne e il mondo contadino per trasferirsi nelle città industriali del Nord, soprattutto dal Mezzogiorno.
Se ti prendono per fame prima o poi ti fanno ostaggio così quando non hai scelta non ti resta che il coraggio.
La fabbrica rappresentava per molti una possibilità di riscatto, di emancipazione e di costruzione di un futuro diverso.
Ma dietro quella promessa c’erano anche fatica, dolore e condizioni esasperanti.
Per decenni gli operai della Breda furono esposti all’amianto, le sue fibre, invisibili e persistenti, potevano provocare malattie gravissime anche molti anni dopo l’esposizione.
Una tragedia che ha lasciato dietro di sé morti, sofferenza e lunghe battaglie per ottenere verità, giustizia e il riconoscimento dei diritti dei lavoratori.
Non Finisce Qui nasce anche dall’incontro dei Gang con gli operai della Breda e con le persone che, negli anni, hanno continuato a chiedere giustizia.
Marino Severini ha spiegato che la canzone è stata scritta «per stare dalla parte di coloro che oggi chiedono giustizia per le morti di tanti lavoratori come quelli della ex Breda».
Ma la vicenda della Breda, nel brano dei Gang, non rimane una storia confinata alla cronaca industriale.
Diventa il simbolo di una vicenda collettiva: quella di una classe lavoratrice che troppo spesso ha pagato un prezzo altissimo per il proprio lavoro.
Il testo intreccia infatti la dimensione sociale con quella più intima e familiare.
All’inizio incontriamo un padre ancora bambino, immerso in un mondo contadino lontano dalla grande industria: «correva a piedi nudi tra la polvere e il cielo».
È un’immagine semplice, ma racchiude già tutta la distanza che separa quel mondo dalla fabbrica verso cui, anni dopo, sarà costretto a partire.
Quel ragazzo cresce, lascia la terra e arriva al Nord.
Qui incontra la Breda, raccontata attraverso immagini dure e quasi infernali: «ferro e fuoco».
La fabbrica diventa una presenza che sembra inghiottire l’uomo, fino a rappresentarlo «come fosse un condannato».
Quella fabbrica mio padre la ingoiò tutta d'un fiato alla Breda ferro e fuoco come fosse un condannato ferro e fuoco, fuoco e ferro polvere d'amianto prima ti avvelena il sangue poi diventa cancro.
Quello che doveva essere un lavoro, forse un’occasione di riscatto, si trasforma così in una condizione di rischio e sofferenza.
E la memoria della fabbrica finisce inevitabilmente per entrare dentro le mura di casa, nei ricordi, negli affetti e nel rapporto tra padri e figli.
È proprio qui che la canzone acquista una forza particolare: la memoria personale diventa memoria collettiva.
La storia di un padre diventa la storia di tanti uomini partiti da lontano, entrati in fabbrica per costruire un futuro e tornati a casa portandosi addosso le conseguenze di quel lavoro.
Il ritornello, «Non finisce qui, Vostro Onore, qui non può finire», rappresenta il cuore del brano. L’appello al giudice è innanzitutto una richiesta di giustizia, ma è anche un rifiuto dell’oblio.
Quelle morti non possono essere archiviate come una conseguenza inevitabile del progresso industriale.
Dietro ogni lavoratore c’è una persona, una famiglia, una vita spezzata.
E dietro ogni numero c’è una storia che merita di essere ricordata.
Lavoro, emigrazione, malattia e lutto si intrecciano in un'unica storia, quella di uomini e donne che hanno costruito una parte dell'Italia industriale pagando, in troppi casi, un prezzo enorme.
E allora il titolo diventa anche un impegno: non finisce qui.
Non finisce con una sentenza, non finisce con una lapide, non finisce quando i riflettori si spengono.
Perché continuare a chiedere verità e giustizia significa, ancora oggi, stare dalla parte di chi non ha voce.
Finché esistono memoria, responsabilità e richiesta di giustizia, quella storia continua.
E non finisce qui.


Tracce e letture consigliate:
Web:
Crimini di pace 2: Amianto in Breda Fucine a Sesto S. Giovanni, Luigi Consonni 
Operai, carne da macello la lotta contro l’amianto a Sesto S. Giovanni Michele Michelino e Daniela Trollio
Discografia:
I Gang – Sangue e cenere . Etichetta: Rumble Beat Records, 2015. L'album interamente finanziato dal basso che contiene Non Finisce Qui e Alle barricate.

mercoledì, agosto 12, 2026

1312 - Fucksia


1312 delle Fucksia: significato della canzone e simbolo A.C.A.B.

La musica può fare riflettere, sognare, capire e ricordare.
1312 è un brano delle Fucksia, trio italo-brasiliano transfemminista e queer formato da Mariana “Mona” Oliboni, Marzia Stano e Poppy Pellegrini.
Il pezzo, realizzato insieme al duo di Monaco Fliegende Haie, arricchisce il sound delle Fucksia con una nuova dimensione sonora: ne nasce un originale e incisivo impasto elettronico italo-tedesco, capace di sostenere e rafforzare con grande efficacia il messaggio politico della canzone.
Il titolo del brano utilizza un codice ormai conosciuto nelle culture antagoniste: 1312, cioè A.C.A.B.
La corrispondenza è semplice: 1 = A, 3 = C, 1 = A, 2 = B.
L'acronimo sta per All Cops Are Bastards, espressione traducibile letteralmente come «tutti i poliziotti sono bastardi», nata come slogan di conflitto nei confronti delle forze dell'ordine e diffusasi nel corso dei decenni attraverso ambienti punk, skinhead, tifoserie e diversi movimenti antagonisti
Nel brano delle Fucksia, questo codice diventa un simbolo di denuncia contro gli abusi di potere, la repressione, le politiche securitarie e la criminalizzazione del dissenso.
Quando il dissenso diventa reato la disobbedienza diventa un dovere.
Quando il nemico diventa lo stato 1312 quando è abuso di potere!
Al centro della canzone compare anche il riferimento al DDL Sicurezza, interpretato dalle artiste come esempio di una progressiva limitazione degli spazi della protesta e della libertà di manifestazione.
È una prospettiva che si lega alla particolare identità delle Fucksia, una band che unisce punk, techno, elettronica, psichedelia a una forte componente politica. 
La loro musica affronta temi come libertà, autodeterminazione, sessualità, identità, lotta al patriarcato e opposizione alle strutture di potere.
In 1312, però, la dimensione politica si intreccia anche con quella collettiva e fisica.
Il ballo diventa infatti una forma di resistenza. 
Non è più soltanto divertimento, ma uno spazio nel quale incontrarsi, liberarsi, occupare fisicamente lo spazio e rivendicare la propria identità.
Il corpo che danza diventa un corpo che resiste.
La protesta non rimane confinata entro una singola realtà nazionale, ma diventa un linguaggio comune capace di attraversare confini e culture differenti.
Anche il ritornello multilingue, rafforza questa dimensione internazionale. 
Il corpo, attraverso la danza diventa uno strumento per affermare una diversa idea di libertà.
Resistere.
Occupare lo spazio.
Disobbedire e continuare a ballare.
Folle sistema che criminalizza il dissenso in ogni sua forma, un'altra versione di un nuovo fascismo che subdolamente ritorna. 1312 quando espelli l'emigrante 1312 quando spari sulla gente.



Tracce e letture consigliate:
Web:
ACAB / 1312 – La storia e le origini della sigla nata degli anni '70, diventata poi slogan globale antiautoritario.
Biografia Fucksia nel sito dell' etichetta italiana Elastico Records
Discografia:
Fucksia feat. Fliegende Haie – 1312 (Single). Elastico Records, 2025.