La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“Portella della Ginestra” è un brano della Banda POPolare dell’Emilia Rossa, contenuto nell’album La goccia e la tempesta (2020).
La canzone è dedicata alla Strage di Portella della Ginestra, avvenuta il 1º maggio 1947, spesso considerata la prima strage politico-mafiosa dell’Italia repubblicana.
La Banda POPolare dell’Emilia Rossa nasce nelle fabbriche di Modena e si inserisce nella tradizione della musica popolare e di protesta, con una forte impronta antifascista e un marcato impegno civile e sociale.
Primo di maggio tra le ginestre un'armata di pezzenti falci e forche sventolò! Urlavan mafia, agrari, sua santità rivogliamo terra e libertà
La canzone rievoca la strage del 1º maggio 1947, quando a Portella della Ginestra nel territorio di Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, undici persone furono uccise e decine ferite.
Quel giorno duemila lavoratori e contadini si erano riuniti per celebrare la Festa dei Lavoratori, in un clima di ritrovata libertà dopo il fascismo, e per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo (lista formata dal Partito comunista e da quello socialista) alle elezioni regionali, oltre che per rivendicare riforme agrarie contro il latifondismo.
Durante l’attesa degli interventi, il dirigente socialista Giacomo Schirò prese la parola.
Dopo pochi minuti, la banda del bandito Salvatore Giuliano aprì il fuoco sulla folla.
Gli spari, inizialmente scambiati per festeggiamenti, si trasformarono presto in terrore: uomini, donne e bambini furono colpiti indiscriminatamente.
Gli esecutori materiali furono identificati nella banda Giuliano, ma i mandanti non furono mai accertati con certezza.
Il ministro dell’Interno Mario Scelba parlò di un episodio privo di finalità politiche, posizione in linea con la versione ufficiale dell’epoca.
Tuttavia, molte testimonianze descrissero un’azione organizzata con modalità militari, alimentando dubbi su questa versione ufficiale.
Negli anni emersero sospetti e accuse più ampie.
Gaspare Pisciotta luogotenente di Salvatore Giuliano,indicò possibili mandanti politici, senza che le sue dichiarazioni portassero a condanne.
Anche la morte di Giuliano nel 1950 sollevò dubbi, evidenziati dal giornalista Tommaso Besozzi.
Molti storici interpretano la strage come il risultato di interessi convergenti tra mafia, latifondisti e settori politici conservatori e ipotesi su presunte ingerenze dei servizi segreti statunitensi,nel tentativo di fermare le lotte contadine in un contesto segnato anche dall’inizio della Guerra fredda e dal governo guidato da Alcide De Gasperi.
Le conseguenze furono immediate: la CGIL proclamò uno sciopero generale e nei giorni successivi si verificarono nuove tensioni sociali e politiche.
A mantenere viva la memoria contribuì anche il pittore Renato Guttuso, che nel 1957 dedicò alla tragedia l’opera Portella della Ginestra.
Nel brano, questo episodio storico diventa simbolo della lotta per la terra e per la libertà.
Il linguaggio è diretto, combattivo, coerente con la tradizione del canto sociale: la memoria delle vittime si trasforma in denuncia e in presa di coscienza collettiva.
E' dei padroni la crudeltà, il sangue contadino è sparso ancora là, strage di stato senza pietà mai spezzerete la nostra dignità
La canzone esprime una critica netta alle strutture del potere Stato, Chiesa e padroni viste come strumenti di oppressione.
In questo senso, il brano Portella della Ginestra non è solo un racconto storico, ma un vero e proprio brano militante: mantiene viva la memoria e la trasforma in impegno nel presente, ribadendo un’idea centrale, quella che la libertà non viene concessa, ma conquistata attraverso la lotta collettiva.

