mercoledì, marzo 25, 2026

Dante Di Nanni - Stormy Six


Dante Di Nanni degli Stormy Six: la storia del partigiano torinese simbolo della Resistenza

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Dante Di Nanni è una canzone del gruppo Stormy Six, pubblicata nell’album Un biglietto del tram, registrato nel marzo 1975 negli studi Ariston di San Giuliano Milanese da Roberto Di Muro Villicich. 
Il brano rievoca la figura di Dante Di Nanni, giovane partigiano torinese, trasformato nel tempo in un simbolo della memoria antifascista. 
È proprio questo mito, radicato nella cultura popolare, che gli Stormy Six riprendono: la storia di un ragazzo che, anche dopo la morte, continua a vivere come presenza simbolica e come monito nella coscienza collettiva della città. 
Nato a Torino il 27 marzo 1925, Di Nanni proveniva da una modesta famiglia di immigrati pugliesi. Lavorò fin da giovane come operaio, senza rinunciare agli studi, che proseguì frequentando la scuola serale. 
Nel traffico del centro pedala sopra il suo triciclo e fischia forte alla garibaldina. Il carico che piega le sue gambe è l'ingiustizia, la vita è dura per Dante di Nanni  la vita è dura per Dante di Nanni
A diciassette anni si arruolò nella Regia Aeronautica e, nell’agosto 1943, prestava servizio come motorista a Udine. 
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 scelse di unirsi alla Resistenza contro i nazifascisti. Inizialmente operò nei pressi di Boves insieme all’amico Francesco Valentino; successivamente tornò a Torino, entrando nei GAP guidati dal partigiano Giovanni Pesce. 
Partecipò così ad azioni di sabotaggio e guerriglia urbana. 
Nella notte tra il 17 e il 18 maggio 1944 prese parte, insieme ai compagni, all’attacco di una stazione radio nella zona della Stura. 
Dopo aver disarmato i militari di guardia, il gruppo fu però sorpreso da un reparto nemico: nello scontro tutti rimasero feriti e Di Nanni fu colpito gravemente. 
Nonostante ciò riuscì a rifugiarsi in un’abitazione nel quartiere Borgo San Paolo. 
La mattina seguente, il 18 maggio 1944, fascisti e tedeschi circondarono l’edificio di via San Bernardino dove si era nascosto. 
L’assedio, sostenuto anche da mezzi corazzati, durò diverse ore. 
Di Nanni resistette con il mitra e con bombe a mano, riuscendo perfino a danneggiare i veicoli nemici. Quando esaurì le munizioni e le sue condizioni divennero disperate, si affacciò al balcone, ferito e coperto di sangue, alzò il pugno chiuso in segno di sfida e si gettò nel vuoto per non essere catturato vivo. 
Morì così a soli diciannove anni. 
Per il coraggio dimostrato gli fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare. 
La canzone degli Stormy Six lo presenta come un ragazzo comune, segnato da una vita di lavoro e sacrifici. 
Le prime strofe descrivono la sua quotidianità di giovane operaio che si alza all’alba per andare in fabbrica e continua a studiare la sera, nonostante le difficoltà. 
Il racconto della sua morte, per mano dei fascisti, si intreccia però con un’idea centrale: quella di una presenza che non scompare. 
Scritta in forma narrativa e popolare, la canzone insiste sul fatto che, a distanza di anni, la figura di Di Nanni continui a vivere simbolicamente nella città. 
L’immagine di Dante che “gira per Torino” rappresenta proprio la memoria della Resistenza e la forza del suo esempio. 
Il testo suggerisce che i fascisti non possano mai sentirsi del tutto al sicuro, perché quella memoria resta viva nella coscienza collettiva. 
Attraverso un linguaggio semplice ma incisivo, il brano trasforma il gesto estremo del giovane partigiano in simbolo di una resistenza collettiva: il suo sacrificio non appartiene soltanto al passato, ma continua a parlare al presente. 
Nel 2012 lo storico Nicola Adduci ha pubblicato uno studio che propone una nuova ricostruzione della sua vicenda, basata su testimonianze e relazioni autoptiche. 
Pur offrendo una versione in parte diversa da quella tramandata da Pesce, la ricerca non mette in discussione il coraggio né il valore della sua figura. 
Già nel 1944, poco dopo la sua morte, si era consolidata un’immagine eroica di Di Nanni, utile a rafforzare il morale dei GAP torinesi e il sostegno popolare alla Resistenza.
In suo onore venne fondata nelle Langhe la 48ª Brigata Garibaldi “Dante Di Nanni”, che partecipò anche alla Liberazione di Alba il 10 ottobre dello stesso anno. 
Oggi, grazie agli studi storici più recenti, è possibile cogliere Dante Di Nanni sia come simbolo sia come persona reale; e, sebbene tali studi ridimensionino alcuni elementi mitizzati, la sua forza non ne risulta indebolita: egli resta infatti una figura centrale della memoria civile e della lotta per la libertà.
Trent'anni son passati, da quel giorno che i fascisti ci si son messi in cento ad ammazzarlo e ancora non si sentono tranquilli, perché sanno che gira per la città, Dante di Nanni gira per la città, Dante di Nanni
Il testo e la musica della canzone sono di Umberto Fiori e Tommaso Leddi. 
Il brano è stato reinterpretato anche dal gruppo Gang nell’album La rossa primavera (2009), mentre gli Assalti Frontali lo citano nella canzone Fascisti in doppiopetto. La città di Torino gli ha dedicato una via nel quartiere Borgo San Paolo. Inoltre, il 26 aprile 2011, nel quartiere Vanchiglia, è stato realizzato un murale che affianca la sua figura a quella del pacifista Vittorio Arrigoni. 
Una targa commemorativa, infine, ricorda il luogo dello scontro e della sua morte.

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domenica, marzo 22, 2026

Le beatitudini - Rino Gaetano



Le Beatitudini di Rino Gaetano: satira e ironia sociale

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Le Beatitudini è una canzone ironica e surreale di Rino Gaetano, spesso considerata una sorta di testamento artistico. 
Questo sia perché fu pubblicata alcuni anni dopo la sua morte, sia perché il brano sembra racchiudere in sé tutto il suo stile inconfondibile.
La canzone, infatti, riassume perfettamente il modo di fare musica di Gaetano: un linguaggio originale, ironico e allo stesso tempo impegnato, capace di criticare la società e il potere con leggerezza solo apparente, ma grande incisività.
Il brano, inedito del 1980, fu pubblicato nel 1990 all’interno dell’album Gianna e le altre..., insieme all’altro inedito del 1979 Solo con io, entrambi originariamente destinati a un progetto mai completato di Rino Gaetano.
Fin da subito si presenta come una satira pungente contro le classi dominanti e le ingiustizie.
La canzone riprende in modo metaforico le Beatitudini evangeliche: invece di esaltare i deboli e gli emarginati, Gaetano dichiara “beati” i ricchi, i potenti e gli arrivisti, ma anche figure assurde o apparentemente insignificanti.
Così, dove il Vangelo celebra gli ultimi, qui vengono messi al centro proprio coloro che incarnano le contraddizioni della società contemporanea.
Dal punto di vista stilistico, il brano mescola registri diversi: momenti alti e bassi, seri e surreali si intrecciano continuamente.
Il tono è sarcastico, e la voce diventa a tratti intensa, quasi urlata.
Le critiche politiche e sociali non sono mai nascoste, ma emergono con forza dietro immagini che, solo in apparenza, sembrano leggere o bizzarre.
In questa canzone ritroviamo molti dei temi tipici di Gaetano, trattati con la sua ironia originale e intelligente.
Beati i bulli di quartiere perché non sanno ciò che fanno ed i parlamentari ladri che sicuramente lo sanno. Beata è la guerra, chi la fa e chi la decanta ma più beata ancora è la guerra quando è santa
Tra questi spicca anche la guerra, definita provocatoriamente “beata”, soprattutto quando è “santa”: un modo per denunciare, le giustificazioni ideologiche e religiose dei conflitti.
I “beati” di Gaetano sono i più diversi: dai bulli di quartiere, inconsapevoli, ai parlamentari corrotti, ben coscienti delle loro azioni.
Beati sono i frati, beate anche le suore beati i premiati con le medaglie d'oro. Beati i professori, beati gli arrivisti i nobili e i padroni specie se comunisti
La frase “I nobili e i padroni, specie se comunisti” mette in evidenza la critica alla distanza tra ciò che si professa e ciò che si fa realmente.
In quel periodo storico, il Partito Comunista tentava di instaurare un dialogo con la Democrazia Cristiana, coinvolgendo anche il linguaggio e lo stile di comportamento.
All'interno di una certa élite, emergeva una contraddizione piuttosto evidente: si invocava l'uguaglianza, ma questa non si traduceva in azioni pratiche concrete.
Tale atteggiamento evidenziava lo scollamento tra le parole e i fatti, tra le dichiarazioni di principio e la realtà dei comportamenti.
Nella canzone compaiono immagini più leggere e surreali, come i bambini che sorridono alla madre, la “prima donna” o il “sesso libero, ma entro certi limiti”.
Proprio la chiusura è particolarmente significativa: con il verso “beati i critici e gli esegeti di questa mia canzone”, Gaetano inserisce una nota di autoironia, prendendo in giro anche chi cercherà di interpretare il brano troppo seriamente.
In definitiva, Le Beatitudini è una critica acuta e complessiva alla società: attraverso un’ironia tagliente, Rino Gaetano mostra un mondo in cui i “beati” non sono più gli ultimi, ma i potenti, perché i valori tradizionali si sono ormai completamente capovolti.