giovedì, aprile 02, 2026

Ho conosciuto un uomo (A Don Andrea Gallo) – Luca Bassanese


Ho conosciuto un uomo (Don Gallo): significato e analisi della canzone di Luca Bassanese

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Luca Bassanese (classe 1975) è un cantautore italiano che pone al centro della sua musica i temi dell’ambientalismo, dell’impegno civile e sociale.
Ho conosciuto un uomo (A Don Andrea Gallo) è un brano del 2015, inserito nell’album Quando piove tutti cercano riparo tranne gli alberi che hanno altro a cui pensare, prodotto dall’etichetta Buenaonda.
La canzone è dedicata a Don Andrea Gallo e si presenta come un ritratto poetico e affettuoso di Don Gallo, molto noto a Genova e non solo per il suo impegno sociale, religioso e politico a favore degli ultimi.
“Ho conosciuto un uomo…”: così si apre la canzone, con una ripetizione che assume il valore di un ritornello e trasmette fin da subito un forte coinvolgimento emotivo. 
Don Gallo, spesso definito “prete di strada”, fu una figura anticonformista e profondamente impegnata: nato a Genova nel 1928 e scomparso nel 2013, fondò la Comunità di San Benedetto al Porto, un luogo aperto a tutti e dedicato in particolare agli emarginati.
Giovanissimo partecipò alla Resistenza con il nome di battaglia “Nan” e, ispirato da Don Bosco, entrò tra i salesiani, venendo ordinato sacerdote nel 1959.
Dopo alcuni contrasti con i superiori, lasciò i salesiani e proseguì il suo percorso nella diocesi genovese, fondando negli anni Settanta la comunità che ancora oggi ne custodisce l’eredità.
Attraverso immagini semplici ma incisive, il testo costruisce un ritratto umano e profondo.
L’uomo descritto indossa un cappello, fuma un sigaro e cammina senza fretta tra i vicoli di Genova: dettagli quotidiani che lo rendono vicino alla gente.
Dietro questa apparente normalità emerge però una figura carismatica, capace di lottare “per amore” contro l’indifferenza e l’ingiustizia.
Uno degli elementi più intensi è il paragone con Cristo, (“come un Cristo giù dalla Croce”) che sottolinea il sacrificio e la dedizione totale agli altri.
Don Gallo appare così come un uomo che ha scelto di stare dalla parte degli ultimi, dando voce a chi non ne ha.
La sua fede non è solo religiosa, ma anche civile: crede nel Vangelo e nella Costituzione, unendo spiritualità e impegno sociale.
Il mare di Genova, (“i suoi occhi erano il mare di Genova”), diventa simbolo della sua profondità interiore e del suo legame con la città.
I suoi occhi erano il mare di Genova che si affaccia da una sagrestia una chitarra per cantare oh bella ciao portami via
Significativo è anche il richiamo a Bella ciao, simbolo della lotta per la libertà, che Don Gallo amava e cantava spesso.
Emblematico, in questo senso, è anche il suo funerale del 25 maggio 2013: mentre Angelo Bagnasco teneva l’omelia, Bella ciao risuonò fuori dalla chiesa, diventando un segno forte e spontaneo dell’affetto popolare.
Ho conosciuto un uomo scomodo al potere perché prima d’essere prete era uomo di fede un uomo che credeva nel Vangelo e nella Costituzione parlando di uguaglianza e di liberazione…
Il videoclip della canzone si apre con una sua frase significativa: «Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei». Le fotografie, realizzate da Francesco Faraci, Alessandro Biggi, Alessio Ursida e Giordano Pennisi, raccontano con intensità la realtà sociale, in linea con lo sguardo umano di Don Gallo.
Le riprese video, curate da Sergio Gibellini, raccolgono momenti significativi della vita del “prete di strada”, contribuendo a conservarne la memoria.
Altri eventi sono documentati da Carlo Gambardella.
Il montaggio e la regia di Francesco Mastronardo uniscono fotografie e video in uno stile insieme neorealista e poetico.
In conclusione, il brano non è solo un ricordo, ma un vero e proprio omaggio: racconta la storia di un uomo che ha fatto della propria vita una missione di amore, giustizia e libertà, lasciando un segno profondo nella società.

sabato, marzo 28, 2026

Ho visto un re – Enzo Jannacci


Ho visto un re significato: analisi della canzone di Enzo Jannacci e Dario Fo

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Ho visto un re è un brano entrato nella storia della canzone popolare.  
Interpretato da Enzo Jannacci, con testo del premio Nobel Dario Fo e musica di Paolo Ciarchi, il brano fu pubblicato nel 1968 come singolo insieme a Bobo Merenda e successivamente inserito nell’album Vengo anch’io. No, tu no.
Fo e Jannacci si erano conosciuti nei primi anni Sessanta al Derby Club,storico locale milanese famoso per aver lanciato numerosi artisti di successo.
La canzone nasce per lo spettacolo teatrale Ci ragiono e canto ed è concepita come una “finta” canzone popolare, ispirata a un canto tradizionale dell’Amiata raccolto da Caterina Bueno. 
Nella prima edizione, per ragioni burocratiche, la musica non venne attribuita a Ciarchi non ancora iscritto alla SIAE ma a uno pseudonimo. 
La registrazione originale vede l’orchestra diretta da Luis Enrique Bacalov, con un coro formato, tra gli altri, da Cochi e Renato e Giorgio Gaber. 
Dietro il dialetto milanese e un ritmo leggero e teatrale si nasconde, in realtà, una satira tagliente contro il potere.
Il brano è infatti un esempio perfetto di satira costruita attraverso il paradosso e la ripetizione. 
La struttura è volutamente semplice, quasi come una filastrocca: ogni episodio segue lo stesso schema, con il coro che interviene (“Ah, beh, sì, beh…”) e il narratore che racconta. 
Questo ritmo crea un effetto comico, ma allo stesso tempo porta l’ascoltatore a una crescente consapevolezza. 
All’inizio si susseguono le figure del potere  il re, il vescovo, il ricco tutte accomunate da comportamenti grotteschi: piangono disperatamente per perdite talvolta insignificanti rispetto alla loro enorme ricchezza. 
L’immagine è caricaturale, quasi da fumetto, ma rende evidente la dinamica del potere: la prepotenza scende sempre verso il basso. 
Il punto di svolta arriva con il “vilàn”, il contadino. 
Qui la logica cambia radicalmente: non si tratta più di perdere una parte delle proprie cose, ma tutto. 
La lista delle perdite casa, cascinale, mucca, strumenti, affetti è lunga, concreta. 
Il vescovo, il re, il ricco, l'imperatore perfino il cardinale l'han mezzo rovinato. Gli han portato via La casa, il cascinale la mucca il violino la scatola di kaki la radio a transistor i dischi di Little Tony la moglie. E po', cus'è? Un figlio militare ah beh, sì beh gli hanno ammazzato anche il maiale pover purscel nel senso del maiale sì beh, ah beh, sì beh
Eppure, proprio lui non piange. 
Ride. 
Il suo non è un riso di gioia, ma una forma di adattamento forzato alla realtà. 
Quando il coro si chiede “ma è matto?”, la risposta è chiara: i contadini devono restare allegri, perché il loro dolore darebbe fastidio ai potenti. 
E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re fa male al ricco e al cardinale diventan tristi se noi piangiam
Il finale corale è emblematico: “E sempre allegri bisogna stare…” 
Qui la canzone smette di essere solo racconto. 
La forza del brano sta proprio in questo contrasto: fa ridere, ma lascia un retrogusto amaro. 
La comicità di Enzo Jannacci e la scrittura di Dario Fo trasformano la canzone in una vera e propria presa di posizione contro il potere, mettendo in luce come gli interessi dei più forti ricadano sempre sulla gente comune. 
In questo senso, la risata non consola, ma diventa uno strumento di denuncia.
Non sorprende, quindi, che il brano fosse considerato scomodo: nel 1968 fu censurata dalla Rai, che gli impedì di eseguirla nella finale di Canzonissima dello stesso anno.
Nel corso degli anni, il brano è stato reinterpretato da numerosi artisti, tra cui Paolo Rossi
È stato inoltre riproposto in una coinvolgente esecuzione collettiva insieme a Dario Fo, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Antonio Albanese e Adriano Celentano durante la trasmissione 125 milioni di caz..te.
Non manca poi una versione particolarmente divertente, interpretata da Dario Fo insieme a Mika, andata in onda nel programma Le Invasioni Barbariche
Nel 2014 è stata pubblicata da Luca Bassanese e Antonio Cornacchione, nell'album di Luca Bassanese L'amore (è) sostenibile

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