La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Io ero Sandokan è una canzone scritta nel 1974 per il film C’eravamo tanto amati di Ettore Scola.
Il testo è tradizionalmente attribuito allo stesso regista, mentre la musica è di Armando Trovajoli.
Pur essendo stata composta appositamente per la pellicola, la canzone viene spesso scambiata per un autentico canto partigiano.
Il brano è registrato alla SIAE con il titolo Io ero Sandokan, con testo di Ettore Scola e musica di Armando Trovajoli.
Tuttavia, nel libro Chiamiamo il babbo. Ettore Scola. Una storia di famiglia (2019), le figlie del regista, Paola e Silvia Scola, raccontano una versione diversa della sua origine: secondo il loro ricordo, il testo sarebbe stato scritto da Paola, allora adolescente, su richiesta del padre.
Il titolo riprende una strofa centrale del brano, in cui il protagonista rievoca i nomi di battaglia adottati dai partigiani per ragioni di sicurezza.
Marciavamo con l’anima in spalla nelle tenebre lassù ma la lotta per la nostra libertà in cammino ci illuminerà. Non sapevo qual era il tuo nome neanche il mio potevo dir il tuo nome di battaglia era Pinin ed io ero Sandokan.
Questo elemento richiama l’anonimato imposto dalla lotta clandestina, nella quale l’identità personale veniva sacrificata alla causa collettiva.
Nel testo emergono inoltre temi tipici dei canti della resistenza, come la libertà, il sacrificio e la speranza in un futuro migliore.
Il film racconta la storia di tre amici che si conoscono in montagna durante la Resistenza e affrontano il dopoguerra animati da entusiasmo e ideali. Tuttavia, le loro vite prendono direzioni diverse: Antonio rimane infermiere, Nicola professore meridionale passa da una delusione all’altra, mentre il più disincantato dei tre, l’avvocato Gianni, diventa ricco e potente.
Quando si ritrovano dopo molti anni, Gianni non ha il coraggio di confessare agli amici il proprio successo, ottenuto attraverso compromessi, affari spregiudicati e un matrimonio conveniente.
Mi ricordo che poi venne l’alba e poi qualche cosa di colpo cambiò il domani era venuto e la notte era passata c’era il sole su nel cielo sorto nella libertà.
C’eravamo tanto amati nelle sue due ore di racconto riesce a coinvolgere profondamente lo spettatore, che si identifica di volta in volta con ciascuno dei protagonisti.
Da segnalare anche una significativa scelta stilistica: la prima parte del film è in bianco e nero come l’Italia fino alla metà degli anni Cinquanta mentre la seconda è a colori, a rappresentare gli anni del boom economico, della contestazione e del terrorismo.
Dedicato a Vittorio De Sica, scomparso durante la lavorazione, il film è considerato il capolavoro di Scola e segna il suo definitivo ingresso tra i più importanti registi del cinema italiano.
Il brano compare due volte nel corso della pellicola: all’inizio, accompagnando immagini autentiche della Liberazione in bianco e nero, e nella scena della veglia davanti alla scuola, in cui i personaggi di Antonio e Nicola si uniscono a due ragazzi che lo cantano accompagnandosi con la chitarra.
Sebbene non sia mai stato inciso ufficialmente dagli autori, Io ero Sandokan ha continuato a vivere nel tempo attraverso numerose reinterpretazioni.
Tra queste si ricordano quella dei Radici nel Cemento (1998, nell’album Popoli in vendita), dei Banda Bassotti (2014, in Banditi senza tempo) e dei Montelupo (2025).
Pur non essendo un autentico canto della Resistenza, Io ero Sandokan è oggi considerata una delle canzoni più significative dedicate alla memoria della lotta partigiana.

