Rebel Songs

venerdì, maggio 22, 2026

The Partisan - Leonard Cohen


The Partisan di Leonard Cohen: significato della canzone sulla Resistenza e contro l’oppressione.

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
The Partisan è uno dei brani più intensi interpretati da Leonard Cohen, pubblicato nel 1969 nell’album Songs from a Room, il disco che segnò in modo decisivo la sua affermazione sulla scena internazionale.
L’album arrivò al decimo posto nelle classifiche canadesi e al secondo in quelle britanniche, e contiene brani diventati fondamentali nella sua carriera, come Bird on the Wire e Seems So Long Ago, Nancy.
Sebbene sia spesso associata a Cohen, The Partisan non è una sua composizione originale.
Le sue radici affondano nella memoria della Resistenza francese. 
Il brano nasce infatti come rielaborazione di Complainte du partisan (“Il lamento del partigiano”), scritto nel 1943 a Londra da Emmanuel d’Astier de La Vigerie, figura centrale della Resistenza francese, e musicato dalla cantautrice russa Anna Marly.
Nato come vero e proprio inno antifascista, il brano veniva trasmesso dalla BBC verso la Francia occupata, diventando rapidamente un simbolo di speranza e resistenza per chi combatteva in clandestinità contro l’occupazione nazista.
Successivamente la canzone venne ascoltata dal paroliere americano Hy Zaret, noto anche per aver scritto Unchained Melody.
Colpito dal testo, ne realizzò una libera traduzione in inglese: è proprio questa versione che Leonard Cohen conobbe e decise di incidere, alternandola ad alcuni versi originali in francese.
Les Allemands étaient chez moi,ils me dirent : « Résigne-toi »,mais je n'ai pas peur. J'ai repris mon arme.
Nell’adattamento di Leonard Cohen viene eliminata una strofa presente nell’originale, successivamente recuperata nella versione di Joan Baez e anche il finale subisce alcune modifiche.
Cohen, però, durante i concerti, chiarì più volte che il testo non doveva essere interpretato in senso strettamente storico o letterale, ma come portatore di un significato universale. 
I “tedeschi” citati nella canzone non rappresentano soltanto i nazisti, ma diventano il simbolo di ogni forma di oppressione politica, militare o morale.
Emblematica, in questo senso, fu la dedica fatta dall’artista alla memoria dei quattro studenti uccisi il 4 maggio 1970 alla Kent State University durante una manifestazione contro la guerra del Vietnam.
Per questo The Partisan è stata spesso considerata non soltanto una canzone sulla Resistenza francese, ma un vero e proprio inno contro tutte le forme di oppressione.
Il testo racconta in prima persona la vicenda di un combattente della Resistenza francese durante l’occupazione nazista. 
Il protagonista vive nascosto, cambia continuamente identità, perde amici e familiari, fugge senza sosta e sopravvive nella paura, ma continua comunque a resistere.
L’interpretazione di Cohen, intima e quasi sussurrata, trasforma così il brano in una riflessione universale sulla persecuzione, sulla memoria e sulla dignità umana. 
Nel corso degli anni il brano è stato reinterpretato da numerosi artisti, tra cui  Joan Baez e Buffy Sainte-Marie, affermandosi come una delle canzoni più significative del repertorio di Cohen.
Leonard Cohen, nato a Montréal il 21 settembre 1934 e scomparso il 7 novembre 2016, è stato uno dei più importanti cantautori e poeti del Novecento. 
Le sue prime opere, in particolare Songs of Leonard Cohen, imposero uno stile folk essenziale e profondamente letterario, destinato poi a evolversi verso sonorità più moderne. 
Le sue canzoni affrontano temi come l’amore, la spiritualità, la solitudine e la fragilità delle relazioni umane. 
Brani come Suzanne, Bird on the Wire e Sisters of Mercy sono stati reinterpretati centinaia di volte, mentre la sua influenza culturale è stata spesso accostata a quella di Bob Dylan e John Lennon. 
Nel 2008 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame.

“Ho imparato questa canzone da un amico quando avevo quindici anni. Lui ne aveva diciassette e suo padre era un sindacalista. Lavoravamo in un campo a Sainte-Marguerite, nel Québec, e ogni mattina cantavamo insieme sfogliando The People’s Song Book dalla prima all’ultima pagina. Così sviluppai la curiosa idea che i nazisti fossero stati sconfitti dalla musica.” 
Leonard Cohen

Quando ci hanno invaso attraversando la frontiera mi fu intimato di arrendermi questo non potevo accettarlo ho preso il mio fucile e sono sparito ho cambiato il mio nome così tante volte ho perso mia moglie ed i miei figli ma ho molti amici e qualcuno di loro è ancora con me Una donna anziana ci ha fornito un rifugio ci ha tenuto nascosti nella soffitta poi sono arrivati i soldati lei è morta senza un fiato. Eravamo in tre questa mattina sono solo io questa sera ma devo andare avanti le frontiere sono la mia prigione Il vento, il vento sta soffiando attraverso le tombe il vento sta soffiando la libertà ritornerà presto ed allora noi usciremo dall’ombra I tedeschi erano nella mia casa mi hanno detto “Consegnati” ma io non ho avuto paura ho ripreso la mia arma Ho cambiato nome almeno cento volte ho perso mia moglie ed i miei figli ma ho molti amici ho (con me) tutta la Francia Un uomo anziano, all’ultimo piano ci ha nascosti solo per questa notte i tedeschi lo hanno catturato lui è morto senza esserne sorpreso Il vento, il vento sta soffiando attraverso le tombe il vento sta soffiando la libertà ritornerà presto ed allora noi usciremo dall’ombra


Ascolta su Spotify


Tracce e letture consigliate:
Libri: Leonard Cohen. Hallelujah: Testi commentati, di Roberto Caselli (Ed. Arcana). 
Web:
Leonard Cohen – La biografia del cantautore e poeta canadese su Wikipedia.
Anna Marly: A singer from Russia with words of hope for the French resistance – Il bellissimo necrologio del The Guardian che racconta la storia della compositrice originale.
The Partisan – La storia e le varie versioni del brano sulla Wikipedia inglese.
Video:
“La Complainte du partigian”- Versione originale

Discografia:

Leonard Cohen – Songs from a Room (LP). Etichetta: Columbia Records, 1969.

lunedì, maggio 18, 2026

Il pilota di Hiroshima - Nomadi


Il pilota di Hiroshima dei Nomadi: significato della canzone contro la guerra.

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Il pilota di Hiroshima dei Nomadi è una canzone contro la guerra e le sue conseguenze, prendendo come simbolo la tragedia della bomba atomica sganciata su Hiroshima.
Il brano è contenuto nell’album Ci penserà poi il computer, undicesimo lavoro della storica band emiliana, pubblicato nel 1985.
La canzone non si concentra tanto sull’evento storico in sé, quanto sulle conseguenze psicologiche e morali che la tragedia lascia nella coscienza del pilota coinvolto nella missione.
Il protagonista viene descritto come un uomo apparentemente freddo e duro, quasi “alla maniera di John Wayne”, ma in realtà profondamente segnato da un tormento interiore dopo l’esplosione della bomba.
Vive un uomo vive il suo inferno la sua bocca più non parla le sue notti non le dorme più sta nascosto dietro il suo pensiero
Vive infatti in una sorta di inferno personale: non riesce a trovare pace, non sa perdonarsi e continua a convivere con il ricordo di quella luce devastante che ha cambiato per sempre la sua vita.
Sente battere le ali sente il freddo tutto intorno a sé vede luci di luce più abbagliante di quel sole esploso in un istante
Il riferimento storico rimanda al 6 agosto 1945, quando il bombardiere B-29 Enola Gay sganciò la bomba atomica “Little Boy” sulla città di Hiroshima, provocando oltre centomila vittime tra morti immediate e feriti.
Il nome Enola Gay era quello della madre del pilota, il colonnello Paul Tibbets.
Tre giorni dopo, il 9 agosto, una seconda bomba colpì Nagasaki, causando altre decine di migliaia di vittime.
Secondo diverse interpretazioni, però, il “pilota di Hiroshima” citato dai Nomadi non coinciderebbe con Tibbets.
A sostegno di questa ipotesi vi è anche il fatto che il vero pilota dell’Enola Gay non espresse mai pentimento per l’azione compiuta, dichiarando anzi di essere orgoglioso della missione e del suo successo.
Il personaggio che sembra avvicinarsi maggiormente al protagonista della canzone è invece Claude Eatherly, pilota della missione di ricognizione meteorologica che precedette lo sgancio della bomba.
Eatherly volava sul B-29 Straight Flush, incaricato di verificare le condizioni atmosferiche sopra Hiroshima. 
Dopo aver comunicato che il cielo era sereno e quindi favorevole all’attacco, contribuì indirettamente all’operazione.
Solo dopo la guerra, e soprattutto dopo aver compreso l’enorme portata della distruzione e il numero delle vittime causate dall’esplosione, Eatherly fu sopraffatto dal senso di colpa.
Tornato alla vita civile, lasciò l’esercito e rinunciò persino alla pensione militare.
Iniziò però a soffrire di gravi disturbi psicologici, che lo portarono a tentativi di suicidio e a diversi ricoveri in ospedali psichiatrici.
Nel 1959 il filosofo Günther Anders intrattenne con lui una lunga corrispondenza nel tentativo di aiutarlo a elaborare il peso morale legato al bombardamento di Hiroshima.
Su consiglio del filosofo, Eatherly scrisse una lettera di scuse ai sopravvissuti della città, i quali arrivarono a considerarlo, a loro volta, una vittima della tragedia.
Questo percorso di riconciliazione gli permise almeno in parte di raggiungere una maggiore serenità fino alla sua morte, avvenuta nel 1978.
La forza del brano sta proprio in questo aspetto: i Nomadi non raccontano soltanto la tragedia della bomba atomica, ma mettono in luce anche il dramma umano di chi esegue gli ordini e deve poi convivere con le conseguenze delle proprie azioni.
Il pilota di Hiroshima mostra come la guerra lasci ferite non solo materiali e fisiche, ma anche profonde cicatrici interiori destinate a segnare per sempre l’animo umano.



Tracce e letture consigliate:
Libri:

La coscienza al bando: Carteggio del pilota di Hiroshima Claude Eatherly con Günther Anders, a cura di Günther Anders (Ed. Einaudi).
Web:
Claude Eatherly – Biografia ufficiale del pilota su Wikipedia
Bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki Scheda storica sull'operazione militare Wikipedia
Discografia:
Nomadi – Ci penserà poi il computer (LP). Etichetta: CGD, 1985.