martedì, febbraio 17, 2026

La guerra - Sergio Endrigo



La guerra di Sergio Endrigo: significato e analisi

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La guerra è un brano di Sergio Endrigo, pubblicato nel 1963 all’interno del suo secondo album, Endrigo, uscito per la RCA Italiana.
La canzone si inserisce pienamente nel repertorio pacifista dell’autore e rappresenta uno dei momenti più significativi della sua produzione dei primi anni Sessanta.
Sergio Endrigo è tra i più importanti cantautori italiani del Novecento, vinse il Festival di Sanremo nel 1968 con Canzone per te; si classificò secondo nel 1969 con Lontano dagli occhi e terzo nel 1970 con L'arca di Noè.
Nel corso della sua carriera collaborò con figure di grande rilievo culturale come Gianni Rodari, Pier Paolo Pasolini, Vinícius de Moraes, Giuseppe Ungaretti, Toquinho e Luis Bacalov.
“La guerra” è una canzone pacifista che riflette l’angoscia della minaccia bellica durante la Guerra Fredda, un’epoca segnata da tensioni nucleari globali culminate in eventi come la Crisi dei missili di Cuba.
Il brano esprime paura, smarrimento e senso di perdita attraverso uno sguardo profondamente umano: non quello dei governi o delle strategie politiche, ma quello di chi parte per il fronte e di chi resta ad attendere.
Dicono che domani ci sarà la guerra tornerete carichi di gloria solo questo ha detto il generale e mi ha stretto una mano senza guardarmi mi hanno detto di morire senza fare tante storie e chi scriverà la storia non parlerà di noi
L’incipit “Dicono che domani ci sarà la guerra” introduce una minaccia imminente e collettiva.
Tuttavia, il testo insiste sull’anonimato delle vittime: la guerra “non parlerà di te, di me di noi”, non ricorderà i nomi delle persone comuni, degli individui e delle famiglie che ne subiscono le conseguenze.
Il soldato comprende di essere uno dei tanti, destinato a diventare un numero, dimenticato.
La guerra viene così rappresentata non come evento politico o ideologico, ma come tragedia personale e universale.
In sottofondo emerge una critica implicita verso chi decide i conflitti senza combatterli: i potenti restano lontani dal fronte, mentre a pagare sono soprattutto i giovani.
La morte appare quasi normalizzata, accettata con disciplina, come un destino imposto.
Dicono che domani ci sarà la guerra e domani sotto la tua casa torneranno cento baschi neri e i tuoi occhi rotondi mi piangeranno
Lo stile è sobrio, lineare, quasi narrativo, tipico della scrittura di Endrigo nei primi anni Sessanta.
Non vi è retorica esplicita né slogan politici: la posizione dell’autore è prima di tutto morale e umana.
Il messaggio è chiaro e senza tempo: la guerra non produce vincitori, ma rappresenta sempre una sconfitta per l’umanità.


mercoledì, febbraio 11, 2026

Io ero Sandokan - Montelupo



Io ero Sandokan: significato e storia della canzone

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Io ero Sandokan è una canzone scritta nel 1974 per il film C’eravamo tanto amati di Ettore Scola. 
Il testo è tradizionalmente attribuito allo stesso regista, mentre la musica è di Armando Trovajoli. 
Pur essendo stata composta appositamente per la pellicola, la canzone viene spesso scambiata per un autentico canto partigiano. 
Il brano è registrato alla SIAE con il titolo Io ero Sandokan, con testo di Ettore Scola e musica di Armando Trovajoli. 
Tuttavia, nel libro Chiamiamo il babbo. Ettore Scola. Una storia di famiglia (2019), le figlie del regista, Paola e Silvia Scola, raccontano una versione diversa della sua origine: secondo il loro ricordo, il testo sarebbe stato scritto da Paola, allora adolescente, su richiesta del padre. 
Il titolo riprende una strofa centrale del brano, in cui il protagonista rievoca i nomi di battaglia adottati dai partigiani per ragioni di sicurezza. 
Marciavamo con l’anima in spalla nelle tenebre lassù ma la lotta per la nostra libertà in cammino ci illuminerà. Non sapevo qual era il tuo nome neanche il mio potevo dir il tuo nome di battaglia era Pinin ed io ero Sandokan.
Questo elemento richiama l’anonimato imposto dalla lotta clandestina, nella quale l’identità personale veniva sacrificata alla causa collettiva. 
Nel testo emergono inoltre temi tipici dei canti della resistenza, come la libertà, il sacrificio e la speranza in un futuro migliore. 
Il film racconta la storia di tre amici che si conoscono in montagna durante la Resistenza e affrontano il dopoguerra animati da entusiasmo e ideali. Tuttavia, le loro vite prendono direzioni diverse: Antonio rimane infermiere, Nicola  professore meridionale  passa da una delusione all’altra, mentre il più disincantato dei tre, l’avvocato Gianni, diventa ricco e potente. 
Quando si ritrovano dopo molti anni, Gianni non ha il coraggio di confessare agli amici il proprio successo, ottenuto attraverso compromessi, affari spregiudicati e un matrimonio conveniente. 
Mi ricordo che poi venne l’alba e poi qualche cosa di colpo cambiò il domani era venuto e la notte era passata c’era il sole su nel cielo sorto nella libertà.
C’eravamo tanto amati  nelle sue due ore di racconto riesce a coinvolgere profondamente lo spettatore, che si identifica di volta in volta con ciascuno dei protagonisti. 
Da segnalare anche una significativa scelta stilistica: la prima parte del film è in bianco e nero come l’Italia fino alla metà degli anni Cinquanta  mentre la seconda è a colori, a rappresentare gli anni del boom economico, della contestazione e del terrorismo. 
Dedicato a Vittorio De Sica, scomparso durante la lavorazione, il film è considerato il capolavoro di Scola e segna il suo definitivo ingresso tra i più importanti registi del cinema italiano. 
Il brano compare due volte nel corso della pellicola: all’inizio, accompagnando immagini autentiche della Liberazione in bianco e nero, e nella scena della veglia davanti alla scuola, in cui i personaggi di Antonio e Nicola si uniscono a due ragazzi che lo cantano accompagnandosi con la chitarra. 
Sebbene non sia mai stato inciso ufficialmente dagli autori, Io ero Sandokan ha continuato a vivere nel tempo attraverso numerose reinterpretazioni. 
Tra queste si ricordano quella dei Radici nel Cemento (1998, nell’album Popoli in vendita), dei Banda Bassotti (2014, in Banditi senza tempo) e dei Montelupo (2025). 
 Pur non essendo un autentico canto della Resistenza, Io ero Sandokan è oggi considerata una delle canzoni più significative dedicate alla memoria della lotta partigiana.