Rebel Songs
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giovedì, gennaio 15, 2026

Dove vola l’avvoltoio? - Yo Yo Mundi


“Dove vola l’avvoltoio?” – Italo Calvino, Cantacronache e canzone pacifista

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Dove vola l’avvoltoio? è un brano musicale con testo di Italo Calvino e musica di Sergio Liberovici.
La canzone fu incisa nel 1958 da Pietro Buttarelli nell’EP Cantacronache 1.
Il testo è una denuncia contro la guerra che viene rappresentata simbolicamente da un avvoltoio, animale legato alla morte e alla distruzione.
In ogni strofa l’avvoltoio viene scacciato da elementi diversi, come il fiume, il bosco, l’eco, i tedeschi, la madre e l’uranio.
Attraverso questi simboli, la canzone esprime un forte rifiuto della violenza e della distruzione provocata dai conflitti.
Il brano ha quindi un chiaro messaggio pacifista: l’avvoltoio, simbolo della guerra e della morte, viene allontanato sia dalla natura sia dagli esseri umani.
Il ritornello riassume il significato della canzone, sottolineando il rifiuto della guerra e l’amore per la vita, con un tono semplice e quasi fiabesco.
Il testo della canzone nasce dalla rielaborazione di un breve racconto scritto da Calvino e pubblicato nel 1954 sulla rivista Il Contemporaneo.
Questa canzone ebbe una forte influenza su Fabrizio De André, in particolare sul brano La guerra di Piero.
Alcuni versi di Dove vola l’avvoltoio? sono molto simili a quelli della canzone di De André: una quartina del testo di Calvino fu infatti ripresa e rielaborata nel 1964, come si può notare confrontando i due brani.
«Nella limpida corrente ora scendon carpe e trote non più i corpi dei soldati che la fanno insanguinar» 
(Italo Calvino - Dove vola l'avvoltoio 1958)
«Lungo le sponde del mio torrente voglio che scendano i lucci argentati non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente»
(Fabrizio De André - La guerra di Piero 1964)

Nel 1957, a Torino, un gruppo di intellettuali e musicisti fondò il Cantacronache. Tra i protagonisti ci furono Sergio Liberovici, Michele Straniero e Italo Calvino. 
 L’idea del gruppo nacque dopo un viaggio di Liberovici nella Germania dell’Est, dove entrò in contatto con il teatro di Bertolt Brecht
Da questa esperienza prese forma il progetto di scrivere canzoni di denuncia sociale e politica, in contrasto con la musica leggera commerciale dell’epoca, rappresentata soprattutto dal Festival di Sanremo. 
La prima importante esibizione pubblica avvenne il 1° maggio 1958, durante il corteo della CGIL a Torino: le canzoni vennero diffuse dagli altoparlanti e i testi distribuiti ai manifestanti. 
L’esperienza del Cantacronache fu breve ma molto significativa, perché dimostrò che la canzone d’autore poteva affrontare temi come il lavoro, la guerra e i diritti civili, con melodie semplici e testi narrativi. 
Dopo lo scioglimento del gruppo, alcuni membri confluirono nel Nuovo Canzoniere Italiano, dedicato allo studio della musica popolare. 
Lo scopo del Cantacronache era di proporre una musica diversa, più attenta alla realtà sociale.
La loro eredità fu raccolta da molti cantautori italiani, come Fabrizio De André, Luigi Tenco e Francesco Guccini
Un giorno nel mondo finita fu l'ultima guerra, il cupo cannone si tacque e più non sparò, e privo del tristo suo cibo dall'arida terra, un branco di neri avvoltoi si levò. Dove vola l'avvoltoio? avvoltoio vola via, vola via dalla terra mia, che è la terra dell'amor.
L'autore del testo Italo Calvino è stato uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento. 
Tra le sue opere più famose si ricordano: I nostri antenati, Marcovaldo, Le cosmicomiche e Se una notte d’inverno un viaggiatore. Tra il 1958 e il 1960 collaborò con il Cantacronache come autore di testi, scrivendo canzoni realistiche e impegnate.
Tra queste ricordiamo :Canzone triste, Oltre il ponte, Il padrone del mondo e Sul verde fiume Po. 
Questi brani affrontano temi civili come il pacifismo, la condanna della guerra, la critica al consumismo e le ingiustizie sociali, con uno stile semplice ma intenso. 
L 'autore della musica Sergio Liberovici  è stato un compositore italiano. 
Fu uno dei fondatori del Cantacronache e si dedicò allo studio dei canti popolari e di protesta. 
Compose musiche per il teatro, la radio e la televisione e fu molto attivo anche nell’ambito dell’educazione musicale. 
La sua esperienza personale, segnata dalle leggi razziali e dalla Resistenza, influenzò profondamente il suo impegno artistico e civile.
Ma chi delle guerre quel giorno aveva il rimpianto in un luogo deserto a complotto si radunò e vide nel cielo arrivare girando quel branco e scendere scendere finché qualcuno gridò: Dove vola l'avvoltoio?  avvoltoio vola via, vola via dalla testa mia...ma il rapace li sbranò.
Dove vola l’avvoltoio? è un importante esempio di canzone impegnata, capace di unire musica e letteratura per trasmettere un messaggio contro la guerra. 
Il brano dimostra come la canzone possa diventare uno strumento di riflessione e denuncia sociale. Ancora oggi le canzoni di Calvino vengono cantate e reinterpretate da molti artisti, segno che il suo messaggio di pace, giustizia e umanità è ancora attuale. 
Tra le reinterpretazioni si ricordano anche quelle degli Yo Yo Mundi, gruppo folk rock italiano nato nel 1988, che unisce canzone d’autore, folk e rock, affrontando temi di memoria storica, impegno sociale ed ecologia con uno stile poetico e militante.

venerdì, luglio 11, 2008

La guerra di Piero - Fabrizio De André


“La guerra di Piero” di Fabrizio De André, significato e messaggio pacifista

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La guerra di Piero di Fabrizio De André è un capolavoro senza tempo, inciso a Roma nel luglio del 1964 agli studi Dirmaphon.
La canzone racconta la storia di Piero, un giovane soldato che si trova intrappolato nella brutalità della guerra. 
Con la sua narrazione poetica e profonda, De André esplora il dramma della guerra attraverso la dualità di voci: quella di Piero, il soldato, e quella del narratore che commenta il suo pensiero e le sue azioni

Sparagli Piero, sparagli ora e dopo un colpo sparagli ancora fino a che tu non lo vedrai esangue, cadere in terra e coprire il suo sangue. «E se gli sparo in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire ma il tempo a me resterà per vedere vedere gli occhi di un uomo che muore.» E mentre gli usi questa premura quello si volta ti vede ha paura ed imbracciata l'artiglieria non ti ricambia la cortesia. Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato a chieder perdono per ogni peccato.

La canzone non è solo una riflessione sulla sofferenza umana, ma un grido antimilitarista che invita alla compassione e alla comprensione, piuttosto che alla violenza. 
Piero, che non riesce a sparare al nemico, diventa simbolo di quella resistenza interiore che si oppone all'orrore della guerra. 
"La guerra di Piero" rimane, ancora oggi, una delle canzoni più belle e potenti contro la guerra. 
Il messaggio è chiaro: non ci sono vincitori in guerra, solo uomini che soffrono.


Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno. «Ninetta mia, crepare di Maggio ci vuole tanto troppo coraggio. Ninetta bella, dritto all'inferno avrei preferito andarci in inverno.» E mentre il grano ti stava a sentire dentro le mani stringevi il fucile, dentro la bocca stringevi parole troppo gelate per sciogliersi al sole. Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi. 

La guerra di Piero presenta forti affinità tematiche e significative assonanze poetiche con Dove vola l’avvoltoio (1958), testo scritto da Italo Calvino per i Cantacronache.
Entrambi i testi si collocano in una prospettiva dichiaratamente pacifista: la guerra è rappresentata come un’esperienza assurda e disumana, privata di ogni retorica eroica. 
Le liriche si fondano su immagini simboliche comuni, dure ma al tempo stesso limpide ed essenziali.
Pur in assenza di versi identici, emergono chiare affinità testuali.
«Nella limpida corrente ora scendon carpe e trote non più i corpi dei soldati che la fanno insanguinar» 
(Italo Calvino - Dove vola l'avvoltoio 1958)
«Lungo le sponde del mio torrente voglio che scendano i lucci argentati non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente»
(Fabrizio De André - La guerra di Piero 1964)
Fabrizio De André non ha mai nascosto di aver attinto a fonti letterarie “alte” dalla Bibbia a Villon, fino allo Spoon River e ai testi medievali  e di essere stato anche influenzato anche dall’esperienza culturale e artistica dei Cantacronache.
Per me, La guerra di Piero è la più bella canzone pacifista italiana, racchiusa in una frase splendida: "ma il tempo a me resterà per vedere, vedere gli occhi di un uomo che muore." 
Un pensiero che esprime più di ogni altra cosa: meglio morire che assistere alla morte di un uomo.


COVER
  • 2005  Modena City Ramblers e  Piero Pelù nell'album Appunti partigiani 
  • 2007  Il Parto delle Nuvole Pesanti nell'album "Il parto"

 

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giovedì, gennaio 27, 2005

Felice Cascione


"...Fischia il vento e infuria la bufera scarpe rotte e pur bisogna andar a conquistare  la rossa primavera dove sorge il sol dell'avvenir...” 
Felice Cascione fu uno sportivo, medico, partigiano e comunista, figura simbolo della Resistenza italiana grazie al suo coraggio e alla sua profonda umanità. 
Attivo nell’antifascismo sin dal 1940, si laureò in medicina a Bologna nel 1942. L’anno successivo, mentre cresceva la sua fama di medico sensibile e generoso, “U megu” come veniva chiamato in dialetto ligure guidò insieme alla madre le manifestazioni popolari di Imperia che accompagnarono la caduta del fascismo. 
Per questo fu imprigionato dal governo Badoglio, restando in carcere fino a pochi giorni prima dell’armistizio.
Dopo l’8 settembre 1943 si unì alla lotta partigiana e divenne comandante di una brigata attiva nell’entroterra ligure. 
Morì il 27 gennaio 1944 durante uno scontro con le forze nazifasciste. 
In suo onore, la brigata prese il suo nome, e la sua figura divenne fonte d’ispirazione per molti giovani, tra cui Italo Calvino e il fratello Floriano, che si unirono alla seconda divisione partigiana “Garibaldi” a lui dedicata. 
Calvino lo ricordò come una leggenda vivente, sottolineandone l’influenza morale e il sacrificio.
Cascione è ricordato anche come autore del testo di Fischia il vento, una delle canzoni simbolo della Resistenza italiana, scritta sulla melodia russa Katyusha.
Il 27 aprile 2003, sulle alture alle spalle di Albenga, è stato inaugurato un monumento dedicato alla pace e alla Resistenza ligure in memoria di Felice Cascione.
La stele, opera dello scultore tedesco Rainer Kriester, era stata sfregiata tre giorni prima dell’inaugurazione da neofascisti che avevano anche tentato invano di abbatterla.



Felice Cascione
Medaglia d'Oro al Valor Militare


Felice Cascione partigiano e medico italiano

Vite che non sono la tua 
4. Felice Cascione"Aldo dice 26 x 1 
Quattro storie di Resistenza". Di Nicola Attadio


lunedì, ottobre 20, 2025

Al compagno presidente - Fausto Amodei


Al compagno presidente – Fausto Amodei: significato, analisi e omaggio a Salvador Allende

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Pubblicata nel 1974, “Al compagno presidente” è una delle canzoni più intense e toccanti di Fausto Amodei, figura storica della canzone d’autore italiana. Il brano è dedicato a Salvador Allende, il presidente cileno morto durante il colpo di Stato, guidato dal generale Augusto Pinochet. Con questo brano, Amodei rende omaggio a un uomo che ha scelto di morire da combattente, fedele fino alla fine ai propri ideali di giustizia e libertà. La canzone è al tempo stesso un lamento e una denuncia. Amodei racconta il dolore per la morte di un presidente amato dal suo popolo. La canzone trasmette l’idea che il socialismo e l’Unità Popolare non siano morti con lui, ma continuino a vivere nella memoria collettiva e nella lotta dei popoli oppressi.

Per chi ti ha ucciso non conta niente la morte di un compagno presidente morto da proletario

L’11 settembre 1973 segna una delle pagine più drammatiche del Novecento: la fine del governo di Salvador Allende e l’inizio della dittatura militare di Pinochet. Quel giorno non rappresentò solo la caduta di un presidente democraticamente eletto, ma la fine di un sogno collettivo, quello di un socialismo dal volto umano. Il golpe cileno suscitò indignazione e mobilitazione internazionale. In tutto il mondo, artisti, intellettuali e musicisti reagirono con la musica come testimonianza, in Italia con voci come quella di Amodei, che trasformarono la protesta in arte.

Ora la forza ce l'ha un traditore ma il socialismo non muore. Esso è ben vivo e continua a lottare con unità popolare.

Fausto Amodei (Torino, 18 giugno 1934 – Torino, 18 settembre 2025) è stato uno dei pionieri della canzone politica e sociale italiana. Nel 1958 fondò a Torino, insieme a Michele Straniero e altri artisti, il gruppo dei Cantacronache, con l’obiettivo di rinnovare la musica popolare e trasformarla in uno strumento di critica e consapevolezza. Attorno ai Cantacronache si raccolsero figure come Italo Calvino, Umberto Eco e Franco Fortini, contribuendo alla nascita di una vera e propria canzone civile italiana, capace di raccontare la realtà con intelligenza, ironia e passione. Con il suo stile diretto, ironico e profondamente umano, Amodei ha lasciato un segno indelebile nella storia culturale del Paese. Al compagno presidente va oltre il contesto storico cileno: è un invito a non dimenticare e a non smettere di resistere. Attraverso la sua voce, Amodei ricorda che la musica può essere memoria, e che ogni canzone può diventare un atto di solidarietà internazionale.


venerdì, luglio 20, 2007

Fischia il vento -Banda Bassotti (Canto della Resistenza)




La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare. 
"Fischia il vento" è una famosa canzone partigiana, diventata l'inno ufficiale delle Brigate Partigiane Garibaldi. 
Il testo fu scritto da Felice Cascione, un giovane sportivo, medico e comunista ligure nel 1943. 
La melodia è quella della canzone popolare sovietica Katjuša, composta nel 1938.
La canzone venne diffusa tra le forze partigiane dopo l'8 settembre 1943 nelle valli liguri, dove Cascione comandava una squadra partigiana. 
Ogni contrada è patria del ribelle,ogni donna a lui dona un sospir,nella notte lo guidano le stelle,forte il cuor e il braccio nel colpir
In quel periodo non esistevano ancora molte canzoni partigiane, e si cantavano vecchi canti socialisti.
Felice Cascione fu ucciso in battaglia dai nazifascisti, dopo 141 giorni da partigiano e la sua squadra prese il suo nome. 
Tra i partigiani si unì anche Italo Calvino, che combatteva con il nome di battaglia Santiago.
Cessa il vento, calma è la bufera,torna a casa il fiero partigian, sventolando la rossa sua bandiera;vittoriosi, al fin liberi siam!
Felice Cascione
La canzone, scritta inizialmente da Cascione, venne adattata sull'aria di Katjuša grazie anche a Giacomo Sibilla, reduce dalla campagna di Russia, che portò con sé la melodia. 
Il testo venne completato in un casone nelle valli liguri dove i partigiani si rifugiavano.
«Fischia il vento» risuona sulle montagne e nelle valli, intonata all’unisono dai partigiani, fino a diventare la colonna sonora della loro lotta. 
Beppe Fenoglio, nel celebre romanzo Il partigiano Johnny, scrive: «Fischia il vento è una vera e propria arma contro i fascisti: li fa impazzire, mi dicono, appena la sentono», lamentando inoltre che gli Azzurri, a differenza dei comunisti, non dispongono di un canto altrettanto potente.
Fischia il vento, con Bella ciao, è una delle canzoni-simbolo della Resistenza italiana.
COVER
  • 1965 Milva in Canti della libertà 
  • 2003 Banda Bassotti nell'album Asì Es Mi Vida
  • 2007 Skiantos nell'album Rarities
  • 2011 Gang nell'album La Rossa Primavera
  • 2015 Modena City Ramblers nell'album Tracce Clandestine
 
 
 


sabato, ottobre 13, 2007

Oltre il ponte - Modena City Ramblers & Moni Ovadia




La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare. "
"Oltre il ponte" è una celebre canzone della Resistenza italiana, con testo dell’ex partigiano e scrittore Italo Calvino e musica di Sergio Liberovici. Il brano fu inciso per la prima volta nel 1959 da Pietro Buttarelli all’interno dell’EP Cantacronache 3, e da allora è diventato uno dei simboli della memoria partigiana e della lotta contro il nazifascismo.
O ragazza dalle guance di pesca, o ragazza dalle guance d'aurora, io spero che a narrarti riesca la mia vita all'età che tu hai ora. Coprifuoco, la truppa tedesca la città dominava, siam pronti: chi non vuole chinare la testa con noi prenda la strada dei monti. Avevamo vent'anni e oltre il ponte oltre il ponte ch'è in mano nemica vedevam l'altra riva, la vita tutto il bene del mondo oltre il ponte. 
La canzone racconta, attraverso le parole di un ex partigiano, le esperienze vissute durante la guerra di Liberazione. Il protagonista si rivolge a una giovane ragazza, simbolo della nuova generazione, per trasmetterle la memoria, le speranze e i valori di chi ha lottato per la libertà. Il ponte evocato nel titolo rappresenta sia un confine fisico che simbolico.
Il testo sottolinea come il coraggio e la scelta di resistere non fossero gesti eroici e sovrumani, ma azioni quotidiane di giovani che avevano “tutto il bene del mondo nel cuore”. Il messaggio finale è un invito a non dimenticare: chi oggi vive in libertà deve ricordare il sacrificio di chi ha lottato e trasmettere quei valori alle generazioni future.

Ormai tutti han famiglia hanno figli che non sanno la storia di ieri io son solo e passeggio fra i tigli con te cara che allora non c'eri. E vorrei che quei nostri pensieri quelle nostre speranze di allora rivivessero in quel che tu speri o ragazza color dell'aurora. Avevamo vent'anni e oltre il ponte oltre il ponte ch'è in mano nemica vedevam l'altra riva, la vita tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Nel 2005 i Modena City Ramblers hanno riproposto Oltre il ponte nell’album Appunti partigiani, coinvolgendo Moni Ovadia come voce narrante. Questa versione si distingue per l’arrangiamento che fonde la tradizione del folk italiano con sonorità irlandesi, utilizzando come base musicale il brano tradizionale irlandese The Blacksmith. La voce intensa e teatrale di Moni Ovadia aggiunge profondità al racconto, evidenziando il valore storico e umano del testo. Il brano è considerata una delle canzoni più intense e poetiche dedicate alla Resistenza. La versione dei Modena City Ramblers con Moni Ovadia ha contribuito a far conoscere il brano anche alle nuove generazioni.