Rebel Songs
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giovedì, febbraio 18, 2021

Masters of War - Bob Dylan



La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare. Masters of War è una canzone scritta da Bob Dylan contenuta nell'album The Freewheelin' Bob Dylan pubblicato nel 1963 dalla Columbia Records. Il testo è di Bob Dylan mentre la musica è basata sulla rielaborazione di Jean Ritchie della ballata tradizionale inglese Fair Nottamun Town. Il testo è un accusa ai potenti della guerra dove il cantautore augura esplicitamente tutto il peggio : “E spero che moriate e che la vostra morte giunga presto seguirò la vostra bara in un pallido pomeriggio e guarderò mentre vi calano giù nella fossa e starò sulla vostra tomba finché non sarò sicuro che siate morti.”Questa canzone divenne un inno dei pacifisti che protestavano contro la guerra in Vietnam “Non avevo davvero scritto niente di simile prima, non canto canzoni dove si augura la morte a qualcuno, ma in questa non ho potuto farne a meno. La canzone è come un cazzotto, una reazione alla goccia che fa traboccare il vaso, un sentimento del tipo "cosa puoi fare?". La collera (che è tanto angoscia quanto rabbia) è una sorta di catarsi, un modo per ottenere un sollievo temporaneo da una sensazione pesante di impotenza che affligge molti che non riescono a capire una civiltà che spinge con i propri mezzi truffaldini a dimenticare, e che definisce tale atto un’azione di pace.” Bob Dylan

All the money you made Will never buy back your soul And I hope that you die And your death'll come soon I will follow your casket In the pale afternoon And I'll watch while you're lowered Down to your deathbed And I'll stand o'er your grave 'Til I'm sure that you're dead 
Questa composizione rappresenta un atto d’accusa senza compromessi contro il militarismo e l’industria bellica.Le parole di Dylan continuano a scuotere le coscienze, mantenendo intatta la loro carica sovversiva. È raro che una canzone riesca a fondere con tale efficacia impegno civile e indignazione morale.

Venite padroni della guerra voi che costruite i grossi cannoni voi che costruite gli aeroplani di morte voi che costruite tutte le bombe voi che vi nascondete dietro i muri voi che vi nascondete dietro le scrivanie voglio solo che sappiate che posso vedere attraverso le vostre maschere Voi che non avete mai fatto nulla se non costruire per distruggere voi giocate con il mio mondo come se fosse il vostro piccolo giocattolo voi mettete un fucile nella mia mano e vi nascondete dai miei occhi e vi voltate e correte lontano quando volano le veloci pallottole Come Giuda dei tempi antichi voi mentite e ingannate una guerra mondiale può essere vinta voi volete che io creda ma io vedo attraverso i vostri occhi e vedo attraverso il vostro cervello come vedo attraverso l'acqua che scorre giù nella fogna Voi caricate le armi che altri dovranno sparare e poi vi sedete e guardate mentre il conto dei morti sale voi vi nascondete nei vostri palazzi mentre il sangue dei giovani scorre dai loro corpi e viene sepolto nel fango Avete causato la peggior paura che mai possa spargersi paura di portare figli in questo mondo poiché minacciate il mio bambino non nato e senza nome voi non valete il sangue che scorre nelle vostre vene. Che cosa sono io per parlare quando non è il mio turno? Direte che sono giovane direte che non ne so abbastanza. Ma c'è una cosa che so anche se sono più giovane di voi: so che perfino Gesù non perdonerebbe quello che fate Voglio farvi una domanda: il vostro denaro vale così tanto vi comprerà il perdono pensate che potrebbe? Io penso che scoprirete quando la morte esigerà il pedaggio che tutti i soldi che avete accumulato non serviranno a ricomprarvi l'anima E spero che moriate e che la vostra morte giunga presto seguirò la vostra bara in un pallido pomeriggio e guarderò mentre vi calano giù nella fossa e starò sulla vostra tomba finché non sarò sicuro che siate morti. 


 FILM REBEL


Titolo Full Metal Jacket 

Anno 1987  

Durata 1h 56min  

Regista Stanley Kubrick 

Cast Matthew Modine Pvt. Joker Adam Baldwin Animal Mother Vincent D'Onofrio Pvt. Pyle R. Lee Ermey Gny. Sgt. Hartman Dorian Harewood Eightball Arliss Howard Pvt. Cowboy

 

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sabato, febbraio 07, 2026

E se ci diranno - Luigi Tenco



E se ci diranno di Luigi Tenco: significato e messaggio.

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“E se ci diranno” è una canzone scritta dal cantautore Luigi Tenco.
L’arrangiamento è di Ruggero Cini e il brano fu inciso dalla RCA Italiana nel gennaio del 1967 come lato B del singolo Ciao amore, ciao. 
E se ci diranno che per rifare il mondo c'è un mucchio di gente da mandare a fondo noi che abbiamo troppe volte visto ammazzare per poi sentire dire che era un errore noi risponderemo noi risponderemo no no no no 
La canzone E se ci diranno presenta un chiaro contenuto antimilitarista, antirazzista e antifascista. 
L’uso frequente del pronome “noi” e di un coro di risposta, scandito da una lunga sequenza di “no” ripetuti da giovani voci, permette a Tenco di dare voce a un’intera generazione, rafforzando il messaggio collettivo del brano. 
Il ripetersi del “no” sottolinea un rifiuto etico e collettivo contro la guerra e l’ingiustizia. 
Questo rifiuto riguarda principalmente la guerra, ma si estende anche a tutte le forme di sopraffazione e ingiustizia. 
La struttura del testo è semplice e diretta: Tenco elenca le ingiustizie di una società bellicista e razzista, utilizzando un lessico realistico. 
E si ci diranno che è un gran traditore chi difende la gente di un altro colore noi che abbiamo visto gente con la pelle chiara fare cose di cui ci dovremmo vergognare noi risponderemo noi risponderemo no no no no
Luigi Tenco fu un cantautore considerato scomodo per il periodo storico in cui visse. 
Molte sue canzoni vennero censurate dalla RAI, come Cara maestra (1962), che gli costò un divieto di due anni dalle trasmissioni televisive. 
I suoi brani erano infatti giudicati eccessivamente politicizzati e in contrasto con lo spirito leggero e spensierato che caratterizzava gran parte della produzione musicale degli anni Sessanta.
Incise anche La risposta è caduta nel vento, adattamento italiano del celebre brano pacifista Blowin’ in the Wind di Bob Dylan, con testo tradotto da Mogol. 
Questo brano fa parte dell’album Luigi Tenco canta Tenco, De André, Jannacci, Bob Dylan, Mogol, pubblicato nel novembre 1972, dopo la morte del cantautore, avvenuta nel 1967. 
Nello stesso album fu pubblicata postuma anche un’altra canzone antimilitarista, Ballata del marinaio.
Attraverso le sue canzoni di protesta e di denuncia sociale, Luigi Tenco si impegnò a trasmettere messaggi di pace, uguaglianza e speranza, battendosi idealmente per un mondo migliore.

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giovedì, dicembre 11, 2025

Don Gallo - Cisco



“Don Gallo” di Cisco: significato, storia e omaggio al “prete di strada”

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La canzone “Don Gallo” è stata pubblicata nel 2019 dal musicista cantautore italiano Cisco.
Stefano “Cisco” Bellotti, voce storica dei Modena City Ramblers, deve il suo soprannome dalla sua passione per il calcio. Infatti, tutte le volte che da ragazzo giocava a pallone con gli amici, indossava una maglietta con la scritta “San Francisco”, via via usuratasi fino a lasciare solo le ultime cinque lettere, per l’appunto Cisco.
L'altra passione da bambino era la musica: da una parte i cantautori italiani Guccini, De André, Dalla, Vecchioni, Jannacci dall’altra il rock ascoltato in famiglia, dai Beatles ai Pink Floyd.
La scoperta dei Pogues rappresentò la svolta: quel folk irlandese energico e punk lo spinse ad approfondire tradizioni musicali irlandesi, balcaniche, latine e ad avvicinarsi a Bob Dylan.
Nel suo immaginario hanno avuto un ruolo importante anche le storie di famiglia legate alla Resistenza e le radici contadine.
L’ingresso nei Modena City Ramblers avvenne quasi per caso nel 1992, quando salì sul palco del Kalinka di Carpi, alticcio, per cantare alcuni brani irlandesi e da quel momento divenne la voce del gruppo.
Nel 2005 lasciò i Modena City Ramblers per motivi personali e intraprese la carriera solista. Pubblicò: La lunga notte (2006), Il mulo (2008), Fuori i secondi (2012), Matrimoni e funerali (2015), I dinosauri (2016, con Cottica e Rubbiani), Indiani & Cowboy (2019).
Proprio in questo ultimo album compare il brano dedicato a Don Andrea Gallo, scritto sei anni dopo la sua scomparsa: un tributo affettuoso a una figura che, nella realtà civile e spirituale italiana, ha saputo incarnare coraggio, solidarietà e una resistenza instancabile contro ogni forma di ingiustizia.
Nel pezzo, Cisco celebra Don Gallo come il “prete di strada” per eccellenza: un uomo che dedicò la vita agli emarginati, ai poveri, a chi non aveva voce.
La sua opera pastorale, spesso in contrasto con le gerarchie ecclesiastiche, si intrecciò con battaglie civili a favore della pace, della legalizzazione delle droghe leggere e dei diritti LGBTQ+.
Don Andrea Gallo
Nel 2006 Don Gallo ha partecipato al brano La lunga notte, contenuto nell’omonimo album di Cisco dove pronuncia alcuni passi di un discorso del subcomandante Marcos, a testimonianza di una sintonia profonda e di un impegno sociale condiviso.
Nato nel 1928, Don Andrea Gallo attraversò quasi un secolo di storia italiana mantenendo sempre una posizione scomoda, perché radicalmente schierata dalla parte degli ultimi.
Da giovane partecipò alla Resistenza e, dopo l’ingresso nei salesiani, trascorse periodi di formazione tra Italia e Brasile.
Ordinato sacerdote nel 1959, si dedicò ai ragazzi difficili e ai minori detenuti, privilegiando metodi educativi fondati su fiducia e responsabilità.
Le sue posizioni aperte e il sostegno costante agli emarginati provocarono numerosi attriti con la Chiesa ufficiale.
Nel 1970, dopo un’omelia in cui denunciava l’ipocrisia diffusa sul tema delle droghe, fu allontanato dalla parrocchia e fondò la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova.
Da allora, e per oltre quarant’anni, quel luogo divenne un rifugio per poveri, tossicodipendenti, migranti e persone senza casa.
Parallelamente, Gallo prese parte a manifestazioni, iniziative culturali, collaborazioni con artisti e scrittori, diventando un punto di riferimento per migliaia di giovani e attivisti.
Non nascose mai la sua simpatia per alcune idee sociali del comunismo e di Marx, che considerava compatibili con il messaggio evangelico.
Morì nel 2013, lasciando un’eredità fatta di accoglienza, libertà e impegno civile.
Celebre resta una sua frase:

«I miei vangeli non sono quattro… Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo Fabrizio De André, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori.»

Il rapporto tra Don Gallo e Fabrizio De André fu un’amicizia profonda, alimentata dal comune desiderio di giustizia, da una sensibilità e da una visione della vita come incontro, senza pregiudizi.
Basti ricordare la celebre battuta di Faber:

«Caro Andrea, ti sono amico perché sei l’unico prete che non mi vuole mandare in paradiso per forza.»

Quando si parla di Don Gallo e Genova, è inevitabile non ricordare il G8 del 2001.
Don Gallo prese parte alle proteste e, in diretta televisiva, definì l’attacco al corteo pacifico del 20 luglio una vera e propria “imboscata”, preparata per provocare disordini e legittimare la successiva repressione.
Da sostenitore convinto del movimento no-global, non esitò a rivolgere parole dure ai leader del summit:

«Signori del G8, non vi sembra una cinica pretesa quella di venirci a dire ancora una volta che l’unico mondo possibile è il vostro?»

Con “Don Gallo”, Cisco firma un omaggio sincero e potente a un uomo che ha lasciato un segno profondo nella coscienza collettiva ed è un invito a continuare un percorso fatto di accoglienza, diritti, coraggio e libertà.

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mercoledì, novembre 19, 2025

L’uomo col megafono - Daniele Silvestri


L’uomo col megafono – Significato, storia e analisi del brano di Daniele Silvestri

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“L’uomo col megafono” è uno dei brani più iconici dei primi anni di carriera di Daniele Silvestri.
Il brano fu presentato al Festival di Sanremo del 1995 nella categoria Nuove Proposte, durante l’edizione condotta da Pippo Baudo, e si classificò al decimo e ultimo posto tra i finalisti.
Nonostante il risultato modesto, la canzone conquistò un riconoscimento prestigioso: il Premio “Volare” per il miglior testo letterario.
Un premio che premia contenuto, visione e qualità della scrittura.
L'uomo col megafono parlava, parlava parlava di cose importanti, purtroppo i passanti, passando distratti a tratti soltanto sembravano ascoltare il suo monologo
Ma l'uomo col megafono credeva nei propri argomenti e per questo andava avanti ignorando i continui commenti di chi lo prendeva per matto
Il protagonista usa un megafono, per chiedere diritti, giustizia e cambiamento.
In mezzo i passanti distratti e indifferenti, mentre lui grida “parole di avvertimento e di lotta”, invocando “giustizia e progresso”. 
Il suo comizio solitario esprime la difficoltà di farsi sentire in una società che spesso ignora le richieste di chi vive situazioni di disagio o ingiustizia.
Silvestri richiama il carattere ciclico degli eventi: l’uomo con il megafono potrebbe essere uno studente o un lavoratore degli anni Settanta come uno dei giorni nostri, perché l’idea centrale è quella di una storia che si ripete all’infinito. Non a caso, all’inizio del brano compare una filastrocca popolare:

C'era una volta un re
che disse alla sua serva:
«Raccontami una favola.»
E la serva incominciò e disse:
«C’era una volta un re...»
che disse alla sua serva
«Raccontami una favola...»
E la serva incominciò...

La struttura circolare della filastrocca rappresenta una storia senza fine, il ripetersi costante degli stessi schemi. È un meccanismo che ricorda le lotte sociali che attraversano le epoche: cambiano i protagonisti, ma le dinamiche rimangono sorprendentemente simili. È una storia infinita, simbolo dell’attesa di un cambiamento che sembra sempre imminente, ma che spesso tarda ad arrivare.
La canzone, con il suo ritmo incalzante e il testo carico di passione civile, rappresenta un appello a non rassegnarsi e a riconoscere la forza della voce collettiva.
Il celebre coro : 
«Compagni, amici, uniamo le voci. Giustizia! Progresso! Adesso! Adesso!»
riassume perfettamente lo spirito del brano ed è un invito a non restare in silenzio davanti alle ingiustizie.
Silvestri combina ironia, impegno civile e ritmo funk-rock, creando un crescendo energico che alterna parti cantate a sezioni parlate, quasi da megafono reale.
Sul palco dell’Ariston, Silvestri si presentò in modo originale e fuori dagli schemi.
Seduto su uno sgabello,davanti a un doppio microfono, mostrava al pubblico cartoncini colorati con parole chiave, richiamando la celebre performance di Bob Dylan in Subterranean Homesick Blues.
In alcuni punti la sua voce veniva volutamente distorta, come se provenisse da un vero megafono.
Una scelta stilistica innovativa ma distante dalle sonorità tradizionali di Sanremo.
Questa originalità, pur penalizzandolo nella classifica, contribuì a renderlo un brano cult nel tempo.
Daniele Silvestri si sarebbe ispirato a una figura reale che, davanti all'università La Sapienza di Roma, arringava gli studenti con discorsi di protesta e appelli alla partecipazione civile.
L’uomo col megafono fa parte dell’album Prima di essere un uomo (1995), uno dei lavori più apprezzati del cantautore.
Il disco ottenne il disco d’oro e venne segnalato dalla rivista Musica & Dischi tra i dieci migliori dell’anno. Da questo album venne estratto anche il singolo estivo Le cose in comune, tra i più trasmessi dalle radio, che vinse il Premio Tenco come miglior canzone dell’anno.
Nella stessa classifica il secondo posto fu assegnato proprio a L’uomo col megafono, a conferma del valore dell’opera.
Nato a Roma nel 1968, Daniele Silvestri cresce in un ambiente ricco di stimoli culturali.
Fin dal debutto con l’album Daniele Silvestri (1994), mostra una sorprendente cura per il linguaggio e un forte interesse per i temi sociali e politici.
Tra i suoi brani più noti ricordiamo: Salirò, Occhi da orientale, Cohiba, Il mio nemico e Argento vivo.
Ha collaborato spesso con Max Gazzè e Niccolò Fabi, formando un trio molto amato dal pubblico.
Nel 2007 ha vinto il David di Donatello per la migliore canzone originale con Mi persi, scritta per il film Notturno bus.
L’uomo col megafono è una canzone che non invecchia. Continua a parlare al presente perché mette in scena ingiustizie, disuguaglianze, conflitti sociali e il desiderio profondo di trasformazione. 
Ed è anche per questo che il brano rimane una delle tracce più significative del cantautorato italiano degli anni Novanta.

venerdì, novembre 07, 2025

Isola Grande - Pino Daniele


Isola Grande – Pino Daniele: omaggio a Cuba, a Che Guevara e ai sogni perduti 

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La canzone “Isola Grande” di Pino Daniele è stata pubblicata nel 2004 all'interno dell’album Passi d’Autore.
Si tratta del diciottesimo album in studio del cantautore napoletano, composto da quattordici brani che fondono jazz, blues, world music e cultura partenopea.
Tra i titoli più significativi troviamo Pigro (presentato al Festivalbar), Tango della buena suerte (dedicato a Diego Armando Maradona) e appunto Isola Grande, un brano dedicato a Ernesto “Che” Guevara.
L’album segna una fase di maturità artistica per Pino Daniele, che sperimenta nuovi linguaggi musicali grazie alla collaborazione con musicisti di fama internazionale come Peter Erskine, Alan Pasqua e Dave Carpenter.
Scritta, composta e arrangiata da Pino Daniele, Isola Grande è una ballata malinconica e riflessiva, costruita su toni morbidi, tra chitarra, pianoforte e percussioni leggere.
Il testo evoca un’isola lontana Cuba ma anche un luogo simbolico, dove convivono libertà, sogno e memoria.
Tra sigari cubani, rum e richiami all’Avana, Daniele racconta una nostalgia politica e personale, un tempo in cui “la sinistra” e l’impegno sociale sembravano ancora capaci di cambiare il mondo.
Quando canta “nostalgico di sinistra… come me”, confessa con dolce malinconia la disillusione di una generazione, ma anche la fedeltà a ideali di giustizia e libertà. Nel testo cita anche  "un grande scrittore" che potrebbe essere Ernest Hemingway che visse a Cuba  dal 1932 fino al 1960.
Limpida e trasparente acqua c'era una volta un isola grande c'era un comandante storie di barche e pescatori la penna di un grande scrittore
L’isola di cui parla Pino Daniele è Cuba, ma diventa anche una metafora universale.
È la “grande isola” dei sogni rivoluzionari, ma anche il luogo della memoria e della speranza.
Con versi evocativi come “c’era una volta un’isola grande, c’era un comandante”, l’artista rievoca la figura di Che Guevara, simbolo di libertà e resistenza.
Il brano nasce anche dal legame personale di Pino Daniele con Cuba: nel 1983 per partecipare al Festival di Varadero a L’Avana. Durante questa esperienza, si esibì in diversi concerti e lasciò un segno significativo nella scena culturale locale. Fu invitato a suonare al Festival di Varadero e tenne anche un concerto all’Avana, suonando con musicisti locali come Juan Pablo Torres. Questa esperienza rappresentò un momento importante nella carriera di Pino Daniele, riflettendo il suo interesse per la cultura cubana e i temi politici e sociali legati all’isola.
Musicalmente, Isola Grande si muove tra jazz mediterraneo e blues acustico, con un arrangiamento essenziale che mette in risalto la voce calda e intima del cantautore.
L’atmosfera è sospesa, quasi cinematografica: tra malinconia, poesia e riflessione storica.
La canzone diventa così una meditazione sull'identità .
Noia questa noia mortale se ci fosse Ernesto lui si saprebbe cosa fare ma non c'è un altro "Che"
Pino Daniele (Napoli, 19 marzo 1955 – Roma, 4 gennaio 2015) è stato uno dei cantautori e chitarristi più innovativi della musica italiana.
Con il suo stile inconfondibile ha saputo fondere blues, jazz, rock e tradizione napoletana, creando un linguaggio universale e contemporaneo.
Dal debutto con Terra mia (1977) fino a capolavori come Nero a metà (1980), Vai mò (1981) e Bella ‘mbriana (1982), Daniele ha raccontato Napoli e l’Italia con poesia e realismo, diventando simbolo di libertà creativa.
Nel corso della carriera ha collaborato con artisti come Bob Dylan, Carlos Santana, Eric Clapton, Pat Metheny e Lucio Dalla, portando la musica napoletana su palchi internazionali.
Pur non essendo tra i brani più noti di Pino Daniele, Isola Grande rappresenta uno dei vertici della sua maturità artistica, grazie a: la fusione tra poesia, impegno civile e memoria; l’incontro tra culture e sonorità globali; la capacità di raccontare la nostalgia di un mondo perduto, ma ancora vivo nella musica.
Con Isola Grande, Pino Daniele ci lascia un messaggio universale: la libertà è un viaggio interiore, e la musica ne è la bussola più sincera.

venerdì, maggio 22, 2026

The Partisan - Leonard Cohen


The Partisan di Leonard Cohen: significato della canzone sulla Resistenza e contro l’oppressione.

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
The Partisan è uno dei brani più intensi interpretati da Leonard Cohen, pubblicato nel 1969 nell’album Songs from a Room, il disco che segnò in modo decisivo la sua affermazione sulla scena internazionale.
L’album arrivò al decimo posto nelle classifiche canadesi e al secondo in quelle britanniche, e contiene brani diventati fondamentali nella sua carriera, come Bird on the Wire e Seems So Long Ago, Nancy.
Sebbene sia spesso associata a Cohen, The Partisan non è una sua composizione originale.
Le sue radici affondano nella memoria della Resistenza francese. 
Il brano nasce infatti come rielaborazione di Complainte du partisan (“Il lamento del partigiano”), scritto nel 1943 a Londra da Emmanuel d’Astier de La Vigerie, figura centrale della Resistenza francese, e musicato dalla cantautrice russa Anna Marly.
Nato come vero e proprio inno antifascista, il brano veniva trasmesso dalla BBC verso la Francia occupata, diventando rapidamente un simbolo di speranza e resistenza per chi combatteva in clandestinità contro l’occupazione nazista.
Successivamente la canzone venne ascoltata dal paroliere americano Hy Zaret, noto anche per aver scritto Unchained Melody.
Colpito dal testo, ne realizzò una libera traduzione in inglese: è proprio questa versione che Leonard Cohen conobbe e decise di incidere, alternandola ad alcuni versi originali in francese.
Les Allemands étaient chez moi,ils me dirent : « Résigne-toi »,mais je n'ai pas peur. J'ai repris mon arme.
Nell’adattamento di Leonard Cohen viene eliminata una strofa presente nell’originale, successivamente recuperata nella versione di Joan Baez e anche il finale subisce alcune modifiche.
Cohen, però, durante i concerti, chiarì più volte che il testo non doveva essere interpretato in senso strettamente storico o letterale, ma come portatore di un significato universale. 
I “tedeschi” citati nella canzone non rappresentano soltanto i nazisti, ma diventano il simbolo di ogni forma di oppressione politica, militare o morale.
Emblematica, in questo senso, fu la dedica fatta dall’artista alla memoria dei quattro studenti uccisi il 4 maggio 1970 alla Kent State University durante una manifestazione contro la guerra del Vietnam.
Per questo The Partisan è stata spesso considerata non soltanto una canzone sulla Resistenza francese, ma un vero e proprio inno contro tutte le forme di oppressione.
Il testo racconta in prima persona la vicenda di un combattente della Resistenza francese durante l’occupazione nazista. 
Il protagonista vive nascosto, cambia continuamente identità, perde amici e familiari, fugge senza sosta e sopravvive nella paura, ma continua comunque a resistere.
L’interpretazione di Cohen, intima e quasi sussurrata, trasforma così il brano in una riflessione universale sulla persecuzione, sulla memoria e sulla dignità umana. 
Nel corso degli anni il brano è stato reinterpretato da numerosi artisti, tra cui  Joan Baez e Buffy Sainte-Marie, affermandosi come una delle canzoni più significative del repertorio di Cohen.
Leonard Cohen, nato a Montréal il 21 settembre 1934 e scomparso il 7 novembre 2016, è stato uno dei più importanti cantautori e poeti del Novecento. 
Le sue prime opere, in particolare Songs of Leonard Cohen, imposero uno stile folk essenziale e profondamente letterario, destinato poi a evolversi verso sonorità più moderne. 
Le sue canzoni affrontano temi come l’amore, la spiritualità, la solitudine e la fragilità delle relazioni umane. 
Brani come Suzanne, Bird on the Wire e Sisters of Mercy sono stati reinterpretati centinaia di volte, mentre la sua influenza culturale è stata spesso accostata a quella di Bob Dylan e John Lennon. 
Nel 2008 è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame.

“Ho imparato questa canzone da un amico quando avevo quindici anni. Lui ne aveva diciassette e suo padre era un sindacalista. Lavoravamo in un campo a Sainte-Marguerite, nel Québec, e ogni mattina cantavamo insieme sfogliando The People’s Song Book dalla prima all’ultima pagina. Così sviluppai la curiosa idea che i nazisti fossero stati sconfitti dalla musica.” 
Leonard Cohen

Quando ci hanno invaso attraversando la frontiera mi fu intimato di arrendermi questo non potevo accettarlo ho preso il mio fucile e sono sparito ho cambiato il mio nome così tante volte ho perso mia moglie ed i miei figli ma ho molti amici e qualcuno di loro è ancora con me Una donna anziana ci ha fornito un rifugio ci ha tenuto nascosti nella soffitta poi sono arrivati i soldati lei è morta senza un fiato. Eravamo in tre questa mattina sono solo io questa sera ma devo andare avanti le frontiere sono la mia prigione Il vento, il vento sta soffiando attraverso le tombe il vento sta soffiando la libertà ritornerà presto ed allora noi usciremo dall’ombra I tedeschi erano nella mia casa mi hanno detto “Consegnati” ma io non ho avuto paura ho ripreso la mia arma Ho cambiato nome almeno cento volte ho perso mia moglie ed i miei figli ma ho molti amici ho (con me) tutta la Francia Un uomo anziano, all’ultimo piano ci ha nascosti solo per questa notte i tedeschi lo hanno catturato lui è morto senza esserne sorpreso Il vento, il vento sta soffiando attraverso le tombe il vento sta soffiando la libertà ritornerà presto ed allora noi usciremo dall’ombra


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Tracce e letture consigliate:
Web:
Leonard Cohen – La biografia del cantautore e poeta canadese su Wikipedia.
Anna Marly: A singer from Russia with words of hope for the French resistance – Il bellissimo necrologio del The Guardian che racconta la storia della compositrice originale.
The Partisan – La storia e le varie versioni del brano sulla Wikipedia inglese.
Video:
“La Complainte du partigian”- Versione originale

Discografia:

Leonard Cohen – Songs from a Room (LP). Etichetta: Columbia Records, 1969.