"...Io voglio: un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni cuore, luce per ogni intelligenza..."
Bartolomeo Vanzetti nacque a Villafalletto, presso Cuneo, l’11 giugno 1888 e morì a Charlestown, nel Massachusetts, il 23 agosto 1927.
Fu un operaio, emigrato italiano e militante anarchico, divenuto famoso insieme a Nicola Sacco per il controverso processo che li condusse alla condanna a morte.
Vanzetti crebbe in una famiglia di piccoli proprietari.
A soli tredici anni iniziò a lavorare in una pasticceria di Cuneo, con giornate molto dure e lunghe.
In seguito lavorò in diverse località piemontesi; la morte della madre, nel 1907, lo colpì profondamente.
Nel 1908 emigrò negli Stati Uniti, alla ricerca di condizioni di vita migliori.
Stabilitosi nel Massachusetts, svolse numerosi lavori precari, arrivando talvolta a dormire per strada. Come molti immigrati italiani dell’epoca, subì discriminazioni sociali e culturali.
Nel tempo libero leggeva storia, filosofia, letteratura e politica, cercando anche di migliorare il proprio inglese.
La sua esperienza di sfruttamento e di marginalità lo avvicinò all’anarchismo, in particolare agli ambienti legati a Luigi Galleani.
Vanzetti sosteneva una società senza Stato, fondata sulla libertà individuale, sulla partecipazione diretta dei cittadini e su forme cooperative di economia.
Nel 1916 partecipò attivamente allo sciopero della Plymouth Cordage Company: tenne discorsi, partecipò ai picchetti e raccolse fondi per gli scioperanti.
In quell’ambiente conobbe Nicola Sacco, con il quale condivise in seguito sia la militanza politica sia la tragica vicenda giudiziaria.
Il 5 maggio 1920 Sacco e Vanzetti furono arrestati.
Inizialmente accusati per una rapina a Bridgewater, vennero poi incriminati per la rapina avvenuta il 15 aprile 1920 a South Braintree, durante la quale erano stati uccisi una guardia e un cassiere.
Il processo, iniziato nel 1921, si svolse in un clima segnato da forte ostilità verso gli anarchici, gli immigrati e i militanti radicali.
I due furono condannati a morte il 14 luglio 1921, nonostante le contestazioni sulle prove, gli alibi e la regolarità del procedimento.
Dopo anni di appelli e proteste internazionali, ai quali parteciparono intellettuali come Albert Einstein, Romain Rolland e Anatole France, Sacco e Vanzetti furono giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927.
Il caso divenne uno dei simboli più importanti dell’ingiustizia giudiziaria, dell’intolleranza politica e della discriminazione contro gli immigrati.
Nel 1977, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riconobbe ufficialmente il grave clima persecutorio che aveva condizionato il processo e proclamò il “Sacco and Vanzetti Memorial Day”.
Vanzetti lasciò anche scritti autobiografici e politici, tra cui Una vita proletaria, composta nel 1920.
La sua figura è rimasta centrale nella memoria dell’emigrazione italiana e nella cultura politica, oltre che nella canzone d’autore italiana.
Wikiradio Sacco e Vanzetti Il 23 agosto 1927 Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono giustiziati sulla sedia elettrica nel penitenziario di Charlestown. Il racconto di Marcello Flores.


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