Rebel Songs
Visualizzazione dei post in ordine di data per la query Paolo Pietrangeli. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di data per la query Paolo Pietrangeli. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post

venerdì, giugno 26, 2026

Il vestito di Rossini - Paolo Pietrangeli


Il vestito di Rossini di Paolo Pietrangeli: significato della canzone tra giustizia e memoria sociale

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare. 
Il vestito di Rossini è una delle canzoni che meglio rappresentano il modo di intendere la canzone politica di Paolo Pietrangeli.
Pubblicata nel 1969, unisce racconto, denuncia sociale e memoria storica. 
Dal punto di vista musicale, il brano si ispira a una cavatina di Gioachino Rossini, creando un forte contrasto tra l’eleganza della struttura melodica e la durezza della vicenda narrata.
La canzone racconta la storia di un operaio di nome Rossini, iscritto al partito e coinvolto in uno sciopero che degenera in scontri con le forze dell’ordine. 
Nel caos della piazza viene accusato ingiustamente di aver colpito un agente con un sampietrino. 
In realtà non ha preso parte alle violenze: stava cercando di soccorrere un ragazzo ormai privo di sensi. Quando viene fermato, però, ha ancora in mano il sampietrino e il vestito macchiato di sangue. 
Sono proprio questi elementi a trasformarlo nel colpevole ideale.
E l'indomani, quando era già l'alba, apri l'armadio e il vestito si mise, guardo allo specchio e la faccia sorrise, guardo allo specchio e si disse di sì. E andò alla fabbrica ed erano in mille, tutti gridavano l'odio e il furore; forse Giovanna il vestito vedeva in quella folla fra tanto colore.
Quel giorno Rossini aveva indossato il suo vestito migliore, quello delle occasioni importanti, l’unico elegante che possedeva, perché così usava fare nelle manifestazioni operaie.
Arrestato, viene sottoposto a un interrogatorio duro e intimidatorio. 
Il commissario pretende una confessione, sostiene di avere testimoni e lascia intendere di poter ricorrere alla violenza pur di ottenere una dichiarazione. 
"Come ti chiami?". "Ve l'ho già detto". "Ripeti ancora, non ho capito". "Sono Rossini, iscritto al partito, sor commissario, mi conoscete". "Confessa allora, tu l'hai colpito, non mi costringere a farti del male, tu sai benissimo, conosco dei mezzi che anche le tombe fanno parlare". 
La frase «conosco dei mezzi che anche le tombe fanno parlare» diventa il simbolo della pressione fisica e psicologica esercitata dal potere.
Rossini viene condannato e trascorre vent’anni in carcere. 
Intanto il tempo continua a scorrere fuori dalla prigione: Giovanna si rifà una vita, ha dei figli, invecchia. 
Attraverso questa vicenda, Pietrangeli costruisce una riflessione più ampia sulla sproporzione della giustizia, sul rapporto tra repressione e responsabilità e sul costo umano dei conflitti sociali.
Il clima evocato dal brano richiama le tensioni e gli scontri che attraversarono l’Italia del dopoguerra e degli anni Sessanta; alcuni vi hanno letto anche un’eco della ferita lasciata dalla strage di Reggio Emilia del 1960.
"Sor commissario voi lo sapete quali che sono i veri assassini, quelli al servizio degli aguzzini che questa vita ci fanno fare. E questo sangue che ho sul vestito è solo il sangue degli innocenti che protestavano perchè fra i denti solo ingiustizia hanno ingoiato"
Figlio del regista Antonio Pietrangeli e di Margherita Ferrone, Paolo Pietrangeli iniziò a scrivere canzoni negli anni Sessanta orientandosi fin da subito verso temi sociali e politici. 
Dal 1966 entrò a far parte del Nuovo Canzoniere Italiano, esperienza fondamentale nella costruzione di una nuova musica popolare impegnata, condivisa con artisti come Giovanna Marini e Ivan Della Mea.
In quegli anni alcune sue composizioni divennero la colonna sonora delle mobilitazioni giovanili e dei movimenti di sinistra che attraversarono l’Italia a partire dal 1968.
Tra queste Valle Giulia e soprattutto Contessa, destinata a diventare una delle canzoni politiche più riconoscibili della storia italiana.
Pietrangeli ricordò così il senso di quell’esperienza: «Pensavamo che una società più giusta fosse possibile e con la musica aiutavamo a far capire ai più deboli che bisognava impegnarsi per cambiare le nostre condizioni».
Attraverso le sue canzoni ha raccontato il Sessantotto, le tensioni sociali del Paese e il desiderio di cambiamento di un’intera generazione.
Nel 2021 gli fu assegnato il Premio Tenco alla carriera, riconoscimento che arrivò poco prima della sua scomparsa e che valorizzò una qualità spesso trascurata: la capacità di unire impegno civile, ironia, profondità poetica e attenzione alle storie individuali.
Paolo Pietrangeli morì il 22 novembre 2021, lasciando un’eredità importante come cantautore, regista e autore che ha saputo raccontare una parte fondamentale della storia civile italiana.

Ascolta su Spotify

Tracce e letture consigliate:
Web:
Paolo Pietrangeli – La biografia, dai capolavori del folk politico alla regia del Maurizio Costanzo Show e di film come I giorni cantati.
Discografia:
Paolo Pietrangeli - Mio caro padrone domani ti sparo (LP). Etichetta:I Dischi del Sole, 1970. 

giovedì, giugno 11, 2026

Due magliette rosse – Modena City Ramblers


Due magliette rosse dei Modena City Ramblers: significato della canzone tra sport e memoria.

La musica può fare riflettere, sognare, capire e ricordare.
Due magliette rosse dei Modena City Ramblers è un brano pubblicato nel 2013 all’interno di Niente di nuovo sul fronte occidentale, tredicesimo album in studio della band emiliana.
La canzone racconta una delle vicende più straordinarie e tese della storia dello sport italiano, capace di intrecciare la storica vittoria della Coppa Davis del 1976 con il drammatico contesto politico del Cile sotto la dittatura di Augusto Pinochet.
Per gli appassionati di tennis, il 18 dicembre non è una data qualsiasi: è il giorno in cui l’Italia conquistò la sua prima e storica Coppa Davis.
All'Estadio Nacional di Santiago del Cile, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Tonino Zugarelli, guidati dal capitano Nicola Pietrangeli, scrissero una pagina indelebile.
Per comprendere il significato profondo della canzone è necessario fare un passo indietro, fino al sanguinoso colpo di Stato cileno dell’11 settembre 1973.
In quella data, le forze armate guidate dal generale Augusto Pinochet rovesciarono il governo democratico del presidente socialista Salvador Allende, che perse la vita durante l'assedio del Palazzo della Moneda.
Il regime militare che ne seguì si distinse per una repressione feroce: arresti di massa, torture ed esecuzioni.
L’Estadio Nacional di Santiago, lo stesso che ospitava la finale di tennis, era stato trasformato dalla giunta militare in un enorme e spettrale campo di detenzione e tortura per i dissidenti.
Uno spazio nato per la gioia dello sport era diventato il simbolo stesso della brutalità del regime.
In Italia, l’idea di andare a giocare la finale in Cile scatenò un accesissimo dibattito politico e morale.
Le proteste si moltiplicarono: nelle piazze si gridava «Pinochet sanguinario, Panatta milionario!» e la tensione arrivò fino all'irruzione nella sede della Federtennis.
"Pinochet sanguinario, Panatta milionario!" gridavan nei cortei, nelle piazze e nelle strade, chidevano a gran voce "non giocate la partita!",non colpite quella palla, non dategliela vinta.
Altri, invece, sostenevano che rinunciare avrebbe significato regalare la Davis a Pinochet su un piatto d'argento per scopi propagandistici.
La decisione di partire maturò anche grazie al dialogo tra la sinistra italiana e l’opposizione cilena. In particolare, il leader comunista cileno Luis Corvalán fece arrivare un messaggio chiaro: gli italiani dovevano presentarsi a Santiago e vincere, impedendo che la Coppa Davis si trasformasse in una vetrina propagandistica per la dittatura. Sulla stessa linea si espresse anche Enrico Berlinguer, convinto che la squadra dovesse partire e giocare a testa alta, senza concedere al regime una vittoria a tavolino.
Ma Enrico Berlinguer disse: "voi dovete andare,giocate per le madri e il mondo vi starà a guardare, non avete da temere, entrate a testa alta,giocate la partita, non dategliela vinta!".
La squadra partì in un clima di forte pressione.
Ma il momento destinato a entrare nel mito arrivò il 18 dicembre, durante l’incontro di doppio che poteva dare il punto decisivo all'Italia.

«Paolo, oggi ci mettiamo la maglietta rossa.» 
«Ma sei matto, questi ci ammazzano» rispose Bertolucci. 
«Ma dai, che vuoi che succeda.»

Fu così che Adriano Panatta propose al compagno di doppio un gesto semplice ma dirompente: scendere in campo indossando una maglietta rossa. 
In quel Cile ferito, il rosso era il colore della protesta, della sinistra calpestata e dei fazzoletti che le madri e le mogli dei desaparecidos sventolavano per chiedere giustizia.
Adriano disse a Paolo "hai portato quella maglia? Quella rossa, quella bella, oggi noi giochiamo con quella! Non hai nulla da temere, giochiamo a testa alta, giochiamo la partita, non diamogliela vinta!".
Per una parte dell’incontro, Panatta e Bertolucci giocarono con quelle magliette rosse, prima di decidere su insistenza di Bertolucci di cambiarsi durante l’intervallo successivo, disputando il finale con la tradizionale maglia azzurra.
Fu un gesto spontaneo, una provocazione simbolica e consapevole.
Come ricordò Panatta anni dopo, l’obiettivo non era fare la rivoluzione, ma lanciare un segnale silenzioso di solidarietà al popolo cileno davanti agli occhi dei generali di Pinochet seduti in tribuna.
Due magliette rosse, nello Stadio della Morte, due magliette rosse come sangue nelle fosse per le donne di Santiago e la loro libertà sfidarono il potere con grande dignità.
Nel tempo, questa vicenda è diventata leggenda, celebrata anche nel famoso documentario La maglietta rossa di Mimmo Calopresti. 
I Modena City Ramblers, da sempre legati al recupero della memoria storica, riprendono questa pagina di coraggio civile trasformandola in una ballata potente.
Nella parte conclusiva, la canzone integra la registrazione originale dell’epoca con la concitata voce del radiocronista al match point decisivo:

«...passiamo la linea a Santiago del Cile per l’incontro di Coppa Davis… momento di emozione… Adriano Panatta… palla per il successo… l’Italia ha vinto la Coppa Davis… per la prima volta in 76 anni gli azzurri conquistano la Coppa Davis».

Accompagnato da un suggestivo videoclip animato realizzato da Gianmarco Valentino, il brano dei Modena City Ramblers ci ricorda che lo sport non è mai un mondo a sé isolato dalla realtà, e che a volte, per stare dalla parte giusta della storia, bastano due semplici magliette rosse.

Ascolta su Spotify

Tracce e letture consigliate:
Web e Video:
Colpo di Stato in Cile del 1973 – Per capire il contesto e la tragedia dell'Estadio Nacional trasformato in prigione.
Niente di nuovo sul fronte occidentale (album) – La scheda del tredicesimo album dei Modena City Ramblers.
Due magliette rosse – Modena City Ramblers videoclip animato realizzato da Gianmarco Valentino
Discografia:
Modena City Ramblers – Niente di nuovo sul fronte occidentale (Doppio CD/LP). Etichetta: Modena City Records / Mescal, 2013.

mercoledì, maggio 06, 2026

Valle Giulia - Paolo Pietrangeli


Gli scontri del 1º marzo 1968 a Roma e il clima di protesta del movimento studentesco italiano. 

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Valle Giulia è una delle canzoni più rappresentative del Sessantotto italiano.
Fu scritta da Paolo Pietrangeli , quando aveva poco più di vent’anni, e nasce da un fatto realmente accaduto: gli scontri del 1º marzo a Roma, davanti alla Facoltà di Architettura della Sapienza, a Valle Giulia.
Uscì inizialmente su 45 giri insieme a Giovanna Marini e fu poi inclusa nell’album Mio caro padrone domani ti sparo (1969).
Legato al Nuovo Canzoniere Italiano, Pietrangeli contribuì a rinnovare profondamente la tradizione dei canti di protesta, rendendoli più immediati, incisivi e strettamente legati all’attualità del suo tempo.
Il brano nasce in un clima di forte tensione sociale e politica, segnato dalle proteste studentesche contro quella che veniva definita “la scuola dei padroni” e, più in generale, contro il sistema politico.
La canzone racconta gli eventi in modo molto diretto, quasi come se fosse una cronaca dei fatti.
Piazza di Spagna, splendida giornata, traffico fermo, la città ingorgata e quanta gente, quanta che n'era! Cartelli in alto e tutti si gridava: «No alla scuola dei padroni! Via il governo, dimissioni!»
All’inizio viene descritta una città bloccata: Piazza di Spagna piena di manifestanti, il traffico fermo.
Gli slogan, come “No alla scuola dei padroni” e “via il governo”, fanno capire chiaramente il senso della mobilitazione: una critica radicale a un sistema percepito come ingiusto e autoritario.
Quando il racconto si sposta davanti alla facoltà di Architettura, il clima cambia.
Con l’arrivo della polizia, la situazione si fa sempre più tesa.
Il momento decisivo arriva con le cariche: i manganelli, la violenza che si ripete.
Ed è proprio qui che si trova il punto centrale della canzone, nel verso “non siam scappati più”.
Hanno impugnato i manganelli ed han picchiato come fanno sempre loro; ma all'improvviso è poi successo un fatto nuovo, un fatto nuovo, un fatto nuovo: non siam scappati più, non siam scappati più!
Questa frase rappresenta un passaggio importante: i manifestanti non si limitano più a subire, ma iniziano a resistere.
Per questo la canzone non è solo il racconto di un episodio, ma contribuisce a costruire una memoria collettiva, trasformando quel giorno in un simbolo di cambiamento.
Gli scontri di Valle Giulia furono infatti molto duri.
Migliaia di studenti cercarono di rioccupare la facoltà, che era stata sgomberata nei giorni precedenti, e si trovarono di fronte a un imponente schieramento di polizia.
Ne nacquero scontri violenti, con lanci di pietre, cariche e numerosi feriti e arresti.
Alla mobilitazione parteciparono soprattutto gruppi della sinistra studentesca, con una presenza più marginale anche di gruppi della destra extraparlamentare.
Nei giorni successivi, le occupazioni universitarie continuarono ma emersero anche divisioni interne, che accentuarono una frattura già esistente tra i movimenti giovanili e i partiti tradizionali.
Tra i partecipanti c’erano anche alcuni giovani che negli anni successivi sarebbero diventati figure note, come Paolo Pietrangeli stesso, Paolo Liguori, Giuliano Ferrara che rimase ferito , Paolo Flores d’Arcais e Renato Nicolini, insieme ad Antonello Venditti ed Enrica Bonaccorti.
Per quanto riguarda le forze dell’ordine, tra i giovani poliziotti dell’epoca c’era anche Michele Placido, che però ha raccontato in un’intervista di non essere stato presente quel 1° marzo 1968 a Valle Giulia perché era di riposo. Ha aggiunto che, se si fosse trovato lì, sarebbe stato comunque dalla parte “sbagliata”, essendo allora un poliziotto.
L’episodio ebbe un grande impatto anche sul piano culturale. 
Suscitò infatti un ampio dibattito tra gli intellettuali, tra cui quello di Pier Paolo Pasolini, e contribuì a rendere Valle Giulia uno dei momenti più simbolici del Sessantotto italiano.
In sintesi, la canzone di Pietrangeli è importante perché riesce a trasformare un fatto storico in un racconto vivido e coinvolgente, capace di esprimere lo spirito di un’intera generazione.


Tracce e letture consigliate:
Web:Battaglia di Valle Giulia Scheda Wikipedia
Paolo Pietrangeli e i giorni cantati di quando il conflitto sociale c’era.Chiara Ferrari
Articolo Patria Indipendente
La battaglia di Valle Giulia venerdì 1 marzo 1968 Articolo Infoaut
Michele Placido: "Vi racconto il mio ’68 in divisa"  Lucio Giordano 19 luglio 2007  Articolo su il Giornale
Discografia:Mio caro padrone domani ti sparo Etichetta:I dischi del sole Uscita: 1969.


lunedì, dicembre 08, 2025

Risoluzione dei Comunardi – Paolo Pietrangeli


Risoluzione dei Comunardi – Paolo Pietrangeli: storia, origine e significato della canzone del 1969

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“Risoluzione dei Comunardi” è una canzone di protesta composta da Paolo Pietrangeli nel 1969, nota anche con il titolo “Dato che (Risoluzione dei comunardi)” per la sua struttura in strofe introdotte dalla formula “Dato che…”.
Il brano fu pubblicato nel primo album del cantautore, Mio caro padrone domani ti sparo, uscito nel 1970 per l’etichetta I Dischi del Sole.
Nata negli anni della contestazione studentesca e operaia, la canzone si colloca all’interno della produzione più militante di Pietrangeli, accanto a brani simbolo come Contessa e Valle Giulia.
La canzone è un viaggio nel tempo fino alla Comune di Parigi del 1871, un’esperienza rivoluzionaria breve ma intensa che durò poco più di due mesi, dal 18 marzo al 28 maggio.
Dato che non può riuscirvi mai, un salario buono, di pagarcelo, d'ora in poi le fabbriche noi le guideremo, dato che a noi bastano, mentre, con voi, no.
La Comune era composta da rappresentanti eletti nei quartieri popolari, molti dei quali operai, artigiani, giornalisti e attivisti. Introdusse misure straordinariamente avanzate per l’epoca: affidò le fabbriche abbandonate alle cooperative operaie, sospese il pagamento degli affitti, abolì il lavoro notturno nei panifici e impose un salario massimo per i funzionari comunali. 
Stabilì inoltre la separazione tra Stato e Chiesa, promosse un’istruzione gratuita e laica, rese elettivi e revocabili ufficiali e funzionari pubblici, incoraggiò forme di autogestione municipale e vide un ruolo particolarmente attivo delle donne, tra cui spiccava Louise Michel. 
Tra le proposte più radicali vi erano anche la parità salariale e il riconoscimento delle unioni libere.
Il governo di Versailles decise però di schiacciare la rivolta: tra il 21 e il 28 maggio 1871, le truppe governative entrarono a Parigi e repressero la Comune con estrema violenza, causando tra i 20.000 e i 30.000 morti e deportando o imprigionando migliaia di comunardi. 
Karl Marx considerò la Comune il primo esempio storico di proletari organizzati come classe dominante, e molti movimenti socialisti e anarchici del XX secolo la considerarono un modello o un mito fondativo. 
La Comune è oggi considerata una delle più importanti rivoluzioni sociali dell’Ottocento e un riferimento storico per il movimento socialista e operaio.
Bertolt Brecht
Le parole cantate da Pietrangeli sono tratte dalla poesia di Bertolt Brecht, Resolution der Kommunarden, composta durante l’esilio danese negli anni Trenta e inizialmente intitolata semplicemente Resolution. 
Brecht la inserì anche nel dramma Die Tage der Kommune (“I giorni della Comune”), mentre la versione definitiva apparve nella raccolta Hundert Gedichte del 1951.
Bertolt Brecht, tra i maggiori poeti e drammaturghi del Novecento, sviluppò una poetica segnata dagli eventi bellici del suo tempo. 
La sua produzione privilegiava uno stile diretto e privo di ornamenti, basato su un linguaggio accessibile e immagini incisive: l’obiettivo non era la ricerca dell’eleganza formale, ma la trasmissione chiara delle idee.
 Tra i temi centrali delle sue opere ricorrono la giustizia sociale, la lotta di classe e la condizione umana.
Dato che voi ora minacciate con cannoni e con fucili, noi decretiamo: d'ora in poi, da bestie vivere peggio che morire è. Dato che ai governi, che promettono sempre e tanto, non si crede più, decretiamo dunque che con queste mani una vita vera ci si costruirà. Dato che il cannone lo intendete, e che ad ogni altra lingua siete sordi, sì, contro di voi, ora, quei cannoni, noi si volterà.
La versione italiana su cui si basa Pietrangeli è la traduzione di Ruth Leiser e Franco Fortini, pubblicata nel 1961 nel volume B. Brecht, Poesie e canzoni della collana «Universale Einaudi». 
Nel dramma teatrale brechtiano le musiche erano di Hanns Eisler, ma per adattare autonomamente il testo italiano alla forma canzone, Pietrangeli compose una melodia nuova.
Il testo di Brecht, nella versione cantata da Pietrangeli, esprime la determinazione dei comunardi nel difendere i propri ideali: il rifiuto delle leggi ingiuste, la denuncia della fame e dello sfruttamento, la rivendicazione della casa e della dignità, fino all’affermazione del diritto a guidare le fabbriche e costruirsi un futuro autentico con le proprie mani.
La canzone si configura così come un omaggio alla Comune di Parigi, prima esperienza storica di governo proletario, e come un richiamo alla continuità delle lotte per l’emancipazione sociale.

Ascolta su Spotify

giovedì, novembre 14, 2019

Uguaglianza - Paolo Pietrangeli




La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
"Uguaglianza" di Paolo Pietrangeli è un brano dedicato alle morti sul lavoro e al concetto di uguaglianza. Il testo, scritto nel 1968 da Pietro Bianconi, un partigiano anarchico e autore di diversi libri sulle lotte operaie e sindacali degli anni '60 e '70, si distingue per la sua carica politica e sociale. La musica è opera di Paolo Pietrangeli e Giovanna Marini, due figure di spicco della canzone di protesta italiana.
Il brano fu pubblicato nel 1969 nell'album "Mio caro padrone domani ti sparo", e rappresenta una critica incisiva all'idea che tutti siano uguali davanti alla legge. 
Pietrangeli svela come questa "giustizia" serva, in realtà, a proteggere i privilegiati, smascherando le disparità che si celano dietro la facciata di equità.
Ti ho visto lì per terra poi ti ha coperto il viso la giacca di un padrone che ti ha ucciso ti hanno nascosto subito eri per loro ormai da buttar via.
Ogni anno, oltre un migliaio di lavoratori perdono la vita sul lavoro, senza contare le migliaia di persone che rimangono ferite, spesso con disabilità permanenti.
Il fenomeno delle "morti bianche" continua a registrare numeri inaccettabili per un Paese che si definisce civile. Chiamarle "morti bianche" è forse un eufemismo: dovrebbero essere definite per ciò che sono realmente, ovvero omicidi sul lavoro.
È comodo per voi dire che siamo uguali davanti a una giustizia partigiana che è questa giustizia se non la vostra guardia quotidiana? Ci dicon "siete uguali" ma io vorrei sapere uguali davanti a chi? Uguali per che e per chi? 
Questa frase mette in luce l'inequità delle istituzioni, che spesso privilegiano i potenti a scapito dei più deboli, evidenziando come l'uguaglianza proclamata sia, in molti casi, soltanto un'illusione.


COVER
  • 2017  Gang nell' album Calibro 77


lunedì, novembre 04, 2019

Contessa - Paolo Pietrangeli


La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare. 
Paolo Pietrangeli è un cantautore, regista, sceneggiatore e scrittore italiano, noto soprattutto per la sua canzone "Contessa". Scritta nel 1966, quando Pietrangeli aveva solo ventuno anni, il brano nasce in un periodo di intensi conflitti sociali e lotte operaie. "Contessa" è diventata una vera e propria colonna sonora del 1968 italiano. 
Che roba contessa, all'industria di Aldo han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti; volevano avere i salari aumentati, gridavano, pensi, di esser sfruttati. E quando è arrivata la polizia quei pazzi straccioni han gridato più forte, di sangue han sporcato il cortile e le porte, chissà quanto tempo ci vorrà per pulire...
L'ispirazione per il testo arriva da una conversazione banale, ascoltata in un elegante caffè di Roma, e da una notizia su uno sciopero in una piccola fabbrica romana, in cui il padrone, Aldo, aveva chiamato la polizia contro i lavoratori in picchetto. Pietrangeli scrisse la canzone in tre notti, durante l’occupazione della Sapienza, trasformandola in un simbolo delle lotte operaie e studentesche di quegli anni. La canzone racconta la reazione di una "contessa", ovvero una signora aristocratica, che si scandalizza per le occupazioni universitarie e per il fatto che anche gli operai vogliono che i figli diventino dottori, temendo che questo porti a una perdita di morale nella società.

Se il vento fischiava ora fischia più forte le idee di rivolta non sono mai morte; se c'è chi lo afferma non state a sentire, è uno che vuole soltanto tradire; se c'è chi lo afferma sputategli addosso, la bandiera rossa ha gettato in un fosso. Voi gente per bene che pace cercate, la pace per far quello che voi volete, ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra, vogliamo vedervi finir sotto terra, ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato, nessuno più al mondo dev'essere sfruttato. 

 "Contessa" è stata ripresa anche da altri artisti, mantenendo vivo il suo significato e il suo impatto nel panorama musicale italiano. La canzone continua a rappresentare le esperienze collettive di lotta e cambiamento sociale che hanno segnato gli anni '60 e '70.
 
"... ero a Pisa per una manifestazione [...]. Eravamo in tanti e si sfilava urlando slogan lungo il Lungarno. Improvvisamente, dal fondo del corteo partì un canto che si allungò per tutte quelle gole fino a raggiungermi, superarmi e stordirmi. Mi misi su un lato della strada a vedere tutti quei ragazzi e quelle ragazze che cantavano Contessa. Niente radio, né televisione, né dischi ma solo un passaparola che nessuno e nemmeno io potevamo immaginare. È stato uno dei momenti più belli della mia vita." Paolo Pietrangeli
 


COVER

1994 Modena City Ramblers nell'album Riportando Tutto a Casa