Mia dolce rivoluzionaria dei Modena City Ramblers: significato e storia
La musica può fare riflettere, sognare, capire e ricordare.
Mia dolce rivoluzionaria dei Modena City Ramblers è stata pubblicata nel 2006 nell'album Dopo il lungo inverno, edito da Mescal, il primo disco di inediti della band dopo l'uscita di Stefano “Cisco” Bellotti e l'arrivo alla voce di Davide “Dudu” Morandi.
Ma non è soltanto una canzone legata a un cambio di formazione.
È anche il segno di un gruppo che, dopo più di dieci anni di musica, si trova a fare i conti con un mondo profondamente diverso da quello raccontato nei primi dischi.
Sono passati gli anni della grande stagione dei movimenti, il G8 di Genova ha segnato una nuova stagione della protesta, è cambiato il lavoro, è cambiata la società e la globalizzazione ha reso il potere economico sempre più difficile da riconoscere e da affrontare.
Anche le parole della protesta, quindi, devono cambiare.
Per capire “Mia dolce rivoluzionaria”, però, bisogna tornare indietro fino al 1968 e a “Contessa”, la celebre canzone di Paolo Pietrangeli, diventata uno dei simboli della stagione operaia e studentesca.
I Modena City Ramblers l'avevano già reinterpretata nel 1994, inserendola nel loro primo album, Riportando tutto a casa.
Era una scelta quasi naturale per una band che stava costruendo la propria identità attraverso il combat folk, mescolando musica popolare, sonorità irlandesi, memoria della Resistenza e attenzione ai conflitti sociali.
Dodici anni dopo, però, il mondo è cambiato.
E allora Mia dolce rivoluzionaria sembra quasi tornare da quella vecchia Contessa per farle una domanda: le parole di ieri sono ancora sufficienti per raccontare il presente?
Il legame tra le due canzoni non è casuale.
Durante il Concerto del Primo Maggio a Roma nel 2006, i Modena City Ramblers tornarono a eseguire Contessa, un brano che faceva parte del loro repertorio fin dagli inizi, ma che da tempo avevano smesso di proporre dal vivo, anche per le discussioni legate ad alcune parti del testo.
In quell'occasione il gruppo modificò alcune strofe, attenuandone i toni più duri.
La scelta provocò una polemica con lo stesso Paolo Pietrangeli, che prese le distanze dall'iniziativa. Dopo quella vicenda, Contessa venne temporaneamente messa da parte nei concerti dei Modena City Ramblers.
Ed è proprio in quel clima che prende forma Mia dolce rivoluzionaria.
Quasi una risposta, o forse meglio una riflessione, su quella vecchia canzone e su ciò che rappresentava. Non a caso nel brano compare una frase molto significativa:
Oggi Contessa ha cambiato sistema,si muove fra i conti cifrati ha lobby potenti ed amici importanti e la sua arma più forte è comprarti, la sua arma più forte è comprarti!
Mia dolce rivoluzionaria nasce proprio da questa riflessione e può essere letta come un dialogo tra generazioni diverse, tra modi differenti di intendere la militanza e la lotta politica.
Da una parte c'è la “dolce rivoluzionaria”, ancora legata alle certezze del Novecento, alla lotta di classe, al riscatto delle masse e all'attesa della grande ribellione contro il capitale.
Dall'altra c'è chi quelle idee non le rinnega, ma si rende conto che nel frattempo qualcosa è cambiato.
È, in fondo, un dialogo immaginario tra chi appartiene a una generazione e chi ne ha vissuta un'altra.
E non c'è voglia di prendere le distanze con sufficienza, né di ridicolizzare chi continua a credere nelle proprie convinzioni.
Al contrario, c'è affetto, forse persino un po' di tenerezza.
Quando arriva: “Alza il pugno, mia dolce rivoluzionaria non rinnego la mia vecchia strada” non c'è un addio al passato.
C'è piuttosto la consapevolezza che quella strada ha avuto un senso, ma che forse oggi non può essere percorsa nello stesso modo.
Ed è proprio qui che arriva uno dei passaggi più importanti della canzone: “L'utopia è rimasta, la gente è cambiata, la risposta ora è più complicata!”
Una frase che dice molto.
Perché l'utopia non è morta.
Non è quella a essere messa in discussione.
Sono cambiate le persone, la società, i rapporti di forza e, soprattutto, le domande a cui bisogna trovare una risposta.
Anche il Capitale non ha più lo stesso volto.
Nella Contessa di Pietrangeli c'erano il padrone, la fabbrica, gli operai e uno scontro che sembrava avere luoghi e protagonisti ben riconoscibili.
In Mia dolce rivoluzionaria, invece, quel potere è diventato più difficile da vedere: finanza internazionale, conti cifrati, lobby, mercati e interessi che attraversano i confini.
E anche il modo con cui il potere riesce a neutralizzare chi gli si oppone è diventato più sottile.
Non soltanto la repressione, ma la capacità di assorbire la protesta, trasformarla in qualcosa di innocuo. Di fronte a tutto questo, però, i Modena City Ramblers non scelgono la nostalgia.
La risposta è racchiusa in poche parole:
Ho cercato di farle capire ma testarda non vuole ascoltare "pensare globale agire locale" non è uno slogan ma una sfida vitale
Guardare a quello che succede nel mondo senza dimenticare ciò che accade vicino a noi.
Comprendere i grandi meccanismi della globalizzazione, ma continuare ad agire nei territori, nelle comunità, nella vita quotidiana.
Non è una risposta semplice, e infatti la canzone lo dice chiaramente: "Ora servono nuove parole!"
Anche la musica del brano è un folk irlandese tipico dei Modena City Ramblers, con flauti e violino ma che si unisce al rock e alla canzone d'autore.
Ne nasce una ballata vivace, luminosa, quasi festosa.
Le voci femminili e l'arrangiamento morbido contribuiscono a creare un'atmosfera corale che sembra quasi alleggerire la complessità delle parole.
Alla sua uscita, il brano suscitò anche qualche perplessità tra gli ascoltatori più legati alla storia politica della band.
La ricerca di nuove strade venne interpretata da alcuni come un allontanamento dalle posizioni più radicali del passato.
Ma, ascoltando la canzone con attenzione, emerge soprattutto un’altra esigenza: non confondere la fedeltà agli ideali con la semplice ripetizione delle vecchie formule.
Mia dolce rivoluzionaria sembra suggerire proprio questo: avere il coraggio di cambiare le parole quando quelle di ieri non riescono più a raccontare il mondo di oggi.
Ascolta su Spotify
Web:
Modena City Ramblers sito ufficiale
Per la storia della band, la discografia e le attività del gruppo.
Modena City Ramblers La sezione enciclopedica dedicata ai Modena City ramblers
Discografia:
Modena City Ramblers, Dopo il lungo inverno, Mescal, 2006.
L'album nel quale compare Mia dolce rivoluzionaria, il primo disco di inediti della band dopo l'uscita di Stefano “Cisco” Bellotti e l'arrivo alla voce di Davide “Dudu” Morandi.
Modena City Ramblers, Riportando tutto a casa, Black Out, 1994.
Un disco fondamentale per comprendere le origini musicali e politiche dei Modena City Ramblers. Contiene anche la loro versione di Contessa di Paolo Pietrangeli.
Paolo Pietrangeli, Mio caro padrone domani ti sparo, 1970.
L'album che permette di riscoprire il contesto musicale nel quale si inserisce Contessa, uno dei brani più conosciuti della canzone politica italiana.

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