Gli operai – Giorgio Gaber: significato e critica alla retorica ideologica
Il brano “Gli operai” di Giorgio Gaber è contenuto nell’album Dialogo tra un impegnato e un non so, pubblicato nel 1972 da Carosello Records.
L’album raccoglie le canzoni dell’omonimo spettacolo teatrale scritto da Gaber insieme a Sandro Luporini e registrato al Politeama Genovese di Genova nei giorni 6, 7 e 8 novembre 1972.
Lo spettacolo Dialogo tra un impegnato e un non so mette in scena due personaggi che rappresentano due diversi atteggiamenti nei confronti della realtà.
L’“Impegnato” incarna l’intellettuale politicamente coinvolto, spesso incline alla retorica e all’idealizzazione, mentre il “Non so” rappresenta un punto di vista più concreto e disincantato.
Il dialogo avviene grazie all’uso di una voce preregistrata: Gaber, presente sul palco come “Non so”, risponde dal vivo all’“Impegnato”.
I temi principali dello spettacolo sono la disumanizzazione dell’individuo nella società capitalistica e la critica al moralismo e a certa intellettualità astratta.
Tra i brani più significativi spicca Lo shampoo, che racconta con ironia una giornata grigia e depressiva, riscattata dal rito consolatorio dello shampoo. La schiuma diventa metafora di conforto materno, di purezza e di purificazione, fino a essere paragonata alla mamma o persino alla “democrazia”. Accanto a questo, La libertà propone una riflessione profonda sul concetto stesso di libertà, intesa non come affermazione dell’interesse individuale, ma come rinuncia personale a favore della volontà generale e del bene comune. Un’idea, infine, è una delle canzoni-manifesto di Gaber: al centro vi è il rapporto tra l’individuo e le idee, in particolare quelle politiche e ideologiche, analizzate con spirito critico e disincantato.
Lo spettacolo ebbe un grande successo, soprattutto tra i giovani, spesso con il tutto esaurito.
La canzone “Gli operai” si inserisce in questo contesto come una critica alla retorica ideologica.
Gaber invita a non parlare degli operai come simboli astratti o idealizzati, ma come persone reali, con problemi, contraddizioni e limiti.
Attraverso un linguaggio ironico e diretto, l’autore smonta gli stereotipi diffusi da molti intellettuali.
Il testo inizia con una citazione che riprende i luoghi comuni sugli operai, descritti come “belli con le mani grosse e i pugni chiusi”.
Gli operai hanno addosso soltanto una rabbia che cresce una rabbia che si estende da sbattere addosso ai padroni che la polizia difende
Successivamente, Gaber propone una visione più realistica, affermando che gli operai “sono gente come noi” e che non hanno l’esclusiva dello sfruttamento.
In questo modo, l’autore rifiuta sia l’idealizzazione sia la semplificazione ideologica.
Gli operai hanno ancora una forza per non farsi fregare dalla gente perbene che con tante parole con tante promesse li frena li tiene
Nonostante la critica, Gaber riconosce la forza reale della classe operaia, una forza che nasce dalla rabbia, dalla frustrazione e dall’oppressione quotidiana e che può trasformarsi in una potente energia collettiva capace di cambiare la società, “Gli operai hanno addosso una forza tremenda che può rovesciare questo mondo di merda”.
Giorgio Gaber non rappresenta l’operaio come una figura mitizzata, ma come una realtà concreta, storica e sociale.

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