Il 27 giugno 1980 un DC-9 della compagnia aerea Itavia, in volo da Bologna a Palermo, precipitò nel mare di Ustica. Nell’incidente persero la vita 81 persone: 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio, rendendo la tragedia una delle più gravi dell’aviazione civile italiana.
Le indagini condotte nel corso degli anni dalla magistratura hanno cercato di ricostruire che cosa sia accaduto nei cieli quella sera. L’ipotesi ritenuta più probabile da alcune sentenze civili e penali è che l’aereo sia stato abbattuto da un missile esploso nelle sue vicinanze, nel corso di un possibile scontro aereo tra velivoli militari di diversi Paesi, tra cui forze americane, francesi e libiche.
Le inchieste si sono però spesso scontrate con quello che è stato definito il «muro di gomma»: un insieme di omissioni, depistaggi e reticenze che avrebbe ostacolato la piena ricostruzione dei fatti. Diversi procedimenti penali si sono conclusi senza alcuna condanna, mentre a distanza di anni restano ancora aperti alcuni filoni d’indagine.
Oggi i resti del DC-9 sono conservati a Bologna, nel Museo per la Memoria di Ustica, luogo simbolico che conserva e restituisce la memoria della tragedia.
La strage continua a rappresentare una ferita profonda nella storia e nella coscienza civile italiana.

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