Rebel Songs
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venerdì, gennaio 13, 2023

Se io fossi un angelo - Lucio Dalla



La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare. 
Se io fossi un angelo" è una delle canzoni più intense e poetiche di Lucio Dalla, pubblicata nell'album Bugie del 1986. 
Un vero e proprio inno in difesa dell’umanità, capace di unire impegno civile, spiritualità e ironia.
In questo brano, Dalla immagina di essere un angelo: libero, invisibile, capace di volare ovunque, soprattutto nei luoghi segnati dalla sofferenza e dall'ingiustizia. 
Ma non è un angelo tradizionale: è laico, impertinente, rivoluzionario.

"Se io fossi un angelo con lo sguardo biblico li fisserei vi do due ore, due ore al massimo poi sulla testa vi piscerei sui vostri traffici, sui vostri dollari, sulle vostre belle fabbriche di missili, di missili"
Non benedice dall'alto, ma scende tra gli uomini, prende posizione, si schiera con i più deboli e contro i potenti, anche a costo di compiere gesti provocatori o scomodi.
È un angelo che rompe le regole, che denuncia la guerra, sfida l’autorità e si fa vicino a chi soffre. 
Un simbolo di libertà, compassione e coraggio.
"gli ubbidirei amandolo a modo mio gli parlerei a modo mio e gli direi :Cosa vuoi da me tu i potenti che mascalzoni e tu cosa fai li perdoni ma allora sbagli anche tu ma poi non parlerei più"
Un invito, ancora oggi attuale, a guardare il mondo con occhi diversi.
A essere, ognuno a modo suo, un piccolo angelo ribelle.

COVER

  • 2013 Fiorella Mannoia nell'album A te

 
Ascolta su Spotify



sabato, novembre 05, 2022

L'Operaio Gerolamo - Lucio Dalla



La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La canzone L'operaio Gerolamo di Lucio Dalla è un potente brano musicale estratto dall'album Il giorno aveva cinque teste, pubblicato nel 1973. 
Questo lavoro rappresenta il quarto album del cantautore bolognese e segna anche l'inizio della sua collaborazione con il poeta Roberto Roversi.
"S'alza il sole sui monti e mi trovo a Nanterre, periferia di Parigi cala il sole sull'acqua e sono con gli altri compagni a vegliare un povero italiano, il mio amico Luigi"
L'operaio Gerolamo offre una profonda riflessione sulle difficoltà quotidiane degli operai, mettendo in luce il senso di alienazione e la lotta incessante per la dignità nel lavoro.
Questa canzone è una dedica a tutti gli immigrati provenienti dal sud Italia e al loro inarrestabile viaggio alla ricerca di un'occupazione.
Le immagini evocative di Torino, della Germania, della periferia di Parigi e di Milano si intrecciano per descrivere luoghi diversi, ma accomunati dalle condizioni disumane in cui si trovano a lavorare molti operai. 
Stremati dalla fatica, alcuni di loro si trovano ad affrontare il rischio della morte, evidenziando la drammaticità della loro esistenza.

"S'alza il sole sui monti e sono morto e sotterrato s'alza il sole sui monti e un altro al posto mio è già arrivato"


Ascolta su Spotify

 


sabato, luglio 14, 2007

C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones-Gianni Morandi


C'era un ragazzo: la canzone di Morandi contro la guerra

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare. 
C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones è una delle canzoni più storiche e una delle più famose di Gianni Morandi. Datata 1966, durante la guerra del Vietnam,questa canzone di protesta di Mauro Lusini in collaborazione con Migliacci si procurò anche la censura RAI, perché la canzone era chiaramente antiamericana e pacifista. Il brano raggiunse comunque la prima posizione nella classifica italiana nel febbraio 1967, rimanendovi per tre settimane.

C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones girava il mondo, ma poi finì a far la guerra nel Vietnam. 

La Guerra del Vietnam venne combattuta tra il 1964 e il 1975. Tutti i giovani Americani erano coinvolti e venivano chiamati per arruolarsi . Giovani che amavano i Beatles e i Rolling Stones, giovani uguali a moltissimi altri in tutto il mondo,che da un giorno all'altro, per una decisione di uno stato, dovevano andare nel Vietnam. . Alcuni sono tornati, traumatizzati e sconfitti umanamente. Altri hanno dato la vita in cambio di “due medaglie o tre...”.

Capelli lunghi non porta più, non suona la chitarra ma uno strumento che sempre dà la stessa nota ratatata. Non ha più amici, non ha più fans, vede la gente cadere giù: nel suo paese non tornerà adesso è morto nel Vietnam. Stop! coi Rolling Stones! Stop coi Beatles. Stop! Nel petto un cuore più non ha ma due medaglie o tre...
 COVER
  • 1988 Lucio dalla nell'album Dalla/Morandi

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sabato, gennaio 17, 2026

Asilo "Republic" - Vasco Rossi



“Asilo Republic” di Vasco Rossi – significato, metafora politica e attualità

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Asilo "Republic" è un brano scritto e interpretato da Vasco Rossi, pubblicato nel 1980 come parte del suo terzo album in studio, Colpa d’Alfredo. 
L’album uscì il 3 aprile 1980 per la casa discografica Targa. 
Dal disco furono estratti come singoli i brani Non l’hai mica capito e Asilo Republic. 
Il brano che dà il titolo all’album, Colpa d’Alfredo, fu censurato a causa della frase offensiva «È andata a casa con il negro, la troia». 
Per questo motivo la promozione dell’album avvenne tramite il singolo Non l’hai mica capito/Asilo Republic. 
Il titolo del brano fa anche riferimento a Banana Republic di Lucio Dalla e Francesco De Gregori. L’album segna un periodo di grande crescita artistica e sperimentazione per Vasco Rossi: il suo stile rock, supportato dai musicisti della Steve Rogers Band, gruppo nato proprio intorno a questo progetto ,si unisce a testi più personali, ironici e provocatori. 
È considerato fondamentale per comprendere il Vasco degli anni ’80, caratterizzato da ribellione, introspezione e critica sociale. 
A un primo ascolto, Asilo "Republic" può sembrare una canzone semplice, ma il testo nasconde una vera e propria metafora della rivoluzione giovanile degli anni ’70.
Il brano ha un forte tono satirico e critico: denuncia il controllo sociale e mette in luce la ribellione dei giovani di fronte a una realtà apparentemente ordinata, ma in realtà repressiva. 
Musicalmente è un rock energico, con un ritmo veloce tipico del punk. 
I bambini dell’asilo stanno facendo casino ci vuole qualcosa per tenerli impegnati ci vuole un dolcino ci vuole uno spino
Vasco Rossi critica lo Stato e le istituzioni che, pur pretendendo di educare, in realtà controllano e soffocano l’identità delle persone. 
La critica è rivolta a una società che preferisce cittadini obbedienti e uniformi piuttosto che liberi e pensanti. 
Vasco ha spiegato che il brano è un’allegoria dell’Italia degli anni ’70: “i bambini dell’asilo stanno facendo casino” rappresentano i giovani contestatori; le minacce di bruciare libri e mandare i ribelli “in collina” simboleggiano censura ed esilio; il bimbo che salta dalla finestra simboleggia Giuseppe Pinelli, la madre rappresenta l’opinione pubblica e l’agente lo Stato poliziesco. 
Il ritornello richiama slogan autoritari nostalgici come “come prima, più di prima" e rappresenta le nostalgiche pulsioni per un ritorno al fascismo.
I fuochi sono i morti, le galere e le botte alle manifestazioni e l'eroina che sarebbe arriva provvidenzialmente ad addormentare le coscienze.
Certo che lavorare in un asilo dove c’è sempre casino tranquilli qui non si può stare per niente ci vuole un agente ci vuole un agente allora avviate la polizia la situazione ritornerà come prima più di prima
Nel 2024 Vasco ha riproposto il brano nei concerti, dedicandolo alla destra politica e criticandone l’ossessione per l’ordine e l’autoritarismo, a conferma che i temi di libertà, ribellione e critica sociale restano ancora attuali. 
Negli anni ’80 lo stile di vita sregolato di Vasco, tra alcool, droghe, donne e tour continui , lo ha avvicinato allo stereotipo della rockstar, rendendolo una vera icona. 
È uno degli artisti italiani più popolari e influenti, con milioni di fan e centinaia di concerti all’attivo. 
Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti ed è considerato un autore capace di coniugare successo commerciale e valore artistico e culturale, fondendo musica rock e critica sociale.

venerdì, novembre 07, 2025

Isola Grande - Pino Daniele


Isola Grande – Pino Daniele: omaggio a Cuba, a Che Guevara e ai sogni perduti 

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La canzone “Isola Grande” di Pino Daniele è stata pubblicata nel 2004 all'interno dell’album Passi d’Autore.
Si tratta del diciottesimo album in studio del cantautore napoletano, composto da quattordici brani che fondono jazz, blues, world music e cultura partenopea.
Tra i titoli più significativi troviamo Pigro (presentato al Festivalbar), Tango della buena suerte (dedicato a Diego Armando Maradona) e appunto Isola Grande, un brano dedicato a Ernesto “Che” Guevara.
L’album segna una fase di maturità artistica per Pino Daniele, che sperimenta nuovi linguaggi musicali grazie alla collaborazione con musicisti di fama internazionale come Peter Erskine, Alan Pasqua e Dave Carpenter.
Scritta, composta e arrangiata da Pino Daniele, Isola Grande è una ballata malinconica e riflessiva, costruita su toni morbidi, tra chitarra, pianoforte e percussioni leggere.
Il testo evoca un’isola lontana Cuba ma anche un luogo simbolico, dove convivono libertà, sogno e memoria.
Tra sigari cubani, rum e richiami all’Avana, Daniele racconta una nostalgia politica e personale, un tempo in cui “la sinistra” e l’impegno sociale sembravano ancora capaci di cambiare il mondo.
Quando canta “nostalgico di sinistra… come me”, confessa con dolce malinconia la disillusione di una generazione, ma anche la fedeltà a ideali di giustizia e libertà. Nel testo cita anche  "un grande scrittore" che potrebbe essere Ernest Hemingway che visse a Cuba  dal 1932 fino al 1960.
Limpida e trasparente acqua c'era una volta un isola grande c'era un comandante storie di barche e pescatori la penna di un grande scrittore
L’isola di cui parla Pino Daniele è Cuba, ma diventa anche una metafora universale.
È la “grande isola” dei sogni rivoluzionari, ma anche il luogo della memoria e della speranza.
Con versi evocativi come “c’era una volta un’isola grande, c’era un comandante”, l’artista rievoca la figura di Che Guevara, simbolo di libertà e resistenza.
Il brano nasce anche dal legame personale di Pino Daniele con Cuba: nel 1983 per partecipare al Festival di Varadero a L’Avana. Durante questa esperienza, si esibì in diversi concerti e lasciò un segno significativo nella scena culturale locale. Fu invitato a suonare al Festival di Varadero e tenne anche un concerto all’Avana, suonando con musicisti locali come Juan Pablo Torres. Questa esperienza rappresentò un momento importante nella carriera di Pino Daniele, riflettendo il suo interesse per la cultura cubana e i temi politici e sociali legati all’isola.
Musicalmente, Isola Grande si muove tra jazz mediterraneo e blues acustico, con un arrangiamento essenziale che mette in risalto la voce calda e intima del cantautore.
L’atmosfera è sospesa, quasi cinematografica: tra malinconia, poesia e riflessione storica.
La canzone diventa così una meditazione sull'identità .
Noia questa noia mortale se ci fosse Ernesto lui si saprebbe cosa fare ma non c'è un altro "Che"
Pino Daniele (Napoli, 19 marzo 1955 – Roma, 4 gennaio 2015) è stato uno dei cantautori e chitarristi più innovativi della musica italiana.
Con il suo stile inconfondibile ha saputo fondere blues, jazz, rock e tradizione napoletana, creando un linguaggio universale e contemporaneo.
Dal debutto con Terra mia (1977) fino a capolavori come Nero a metà (1980), Vai mò (1981) e Bella ‘mbriana (1982), Daniele ha raccontato Napoli e l’Italia con poesia e realismo, diventando simbolo di libertà creativa.
Nel corso della carriera ha collaborato con artisti come Bob Dylan, Carlos Santana, Eric Clapton, Pat Metheny e Lucio Dalla, portando la musica napoletana su palchi internazionali.
Pur non essendo tra i brani più noti di Pino Daniele, Isola Grande rappresenta uno dei vertici della sua maturità artistica, grazie a: la fusione tra poesia, impegno civile e memoria; l’incontro tra culture e sonorità globali; la capacità di raccontare la nostalgia di un mondo perduto, ma ancora vivo nella musica.
Con Isola Grande, Pino Daniele ci lascia un messaggio universale: la libertà è un viaggio interiore, e la musica ne è la bussola più sincera.

mercoledì, maggio 06, 2026

Valle Giulia - Paolo Pietrangeli


Gli scontri del 1º marzo 1968 a Roma e il clima di protesta del movimento studentesco italiano. 

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Valle Giulia è una delle canzoni più rappresentative del Sessantotto italiano.
Fu scritta da Paolo Pietrangeli , quando aveva poco più di vent’anni, e nasce da un fatto realmente accaduto: gli scontri del 1º marzo a Roma, davanti alla Facoltà di Architettura della Sapienza, a Valle Giulia.
Uscì inizialmente su 45 giri insieme a Giovanna Marini e fu poi inclusa nell’album Mio caro padrone domani ti sparo (1969).
Legato al Nuovo Canzoniere Italiano, Pietrangeli contribuì a rinnovare profondamente la tradizione dei canti di protesta, rendendoli più immediati, incisivi e strettamente legati all’attualità del suo tempo.
Il brano nasce in un clima di forte tensione sociale e politica, segnato dalle proteste studentesche contro quella che veniva definita “la scuola dei padroni” e, più in generale, contro il sistema politico.
La canzone racconta gli eventi in modo molto diretto, quasi come se fosse una cronaca dei fatti.
Piazza di Spagna, splendida giornata, traffico fermo, la città ingorgata e quanta gente, quanta che n'era! Cartelli in alto e tutti si gridava: «No alla scuola dei padroni! Via il governo, dimissioni!»
All’inizio viene descritta una città bloccata: Piazza di Spagna piena di manifestanti, il traffico fermo.
Gli slogan, come “No alla scuola dei padroni” e “via il governo”, fanno capire chiaramente il senso della mobilitazione: una critica radicale a un sistema percepito come ingiusto e autoritario.
Quando il racconto si sposta davanti alla facoltà di Architettura, il clima cambia.
Con l’arrivo della polizia, la situazione si fa sempre più tesa.
Il momento decisivo arriva con le cariche: i manganelli, la violenza che si ripete.
Ed è proprio qui che si trova il punto centrale della canzone, nel verso “non siam scappati più”.
Hanno impugnato i manganelli ed han picchiato come fanno sempre loro; ma all'improvviso è poi successo un fatto nuovo, un fatto nuovo, un fatto nuovo: non siam scappati più, non siam scappati più!
Questa frase rappresenta un passaggio importante: i manifestanti non si limitano più a subire, ma iniziano a resistere.
Per questo la canzone non è solo il racconto di un episodio, ma contribuisce a costruire una memoria collettiva, trasformando quel giorno in un simbolo di cambiamento.
Gli scontri di Valle Giulia furono infatti molto duri.
Migliaia di studenti cercarono di rioccupare la facoltà, che era stata sgomberata nei giorni precedenti, e si trovarono di fronte a un imponente schieramento di polizia.
Ne nacquero scontri violenti, con lanci di pietre, cariche e numerosi feriti e arresti.
Alla mobilitazione parteciparono soprattutto gruppi della sinistra studentesca, con una presenza più marginale anche di gruppi della destra extraparlamentare.
Nei giorni successivi, le occupazioni universitarie continuarono ma emersero anche divisioni interne, che accentuarono una frattura già esistente tra i movimenti giovanili e i partiti tradizionali.
Tra i partecipanti c’erano anche alcuni giovani che negli anni successivi sarebbero diventati figure note, come Paolo Pietrangeli stesso, Paolo Liguori, Giuliano Ferrara che rimase ferito , Paolo Flores d’Arcais e Renato Nicolini, insieme ad Antonello Venditti ed Enrica Bonaccorti.
Per quanto riguarda le forze dell’ordine, tra i giovani poliziotti dell’epoca c’era anche Michele Placido, che però ha raccontato in un’intervista di non essere stato presente quel 1° marzo 1968 a Valle Giulia perché era di riposo. Ha aggiunto che, se si fosse trovato lì, sarebbe stato comunque dalla parte “sbagliata”, essendo allora un poliziotto.
L’episodio ebbe un grande impatto anche sul piano culturale. 
Suscitò infatti un ampio dibattito tra gli intellettuali, tra cui quello di Pier Paolo Pasolini, e contribuì a rendere Valle Giulia uno dei momenti più simbolici del Sessantotto italiano.
In sintesi, la canzone di Pietrangeli è importante perché riesce a trasformare un fatto storico in un racconto vivido e coinvolgente, capace di esprimere lo spirito di un’intera generazione.


Tracce e letture consigliate:
Web:Battaglia di Valle Giulia Scheda Wikipedia
Paolo Pietrangeli e i giorni cantati di quando il conflitto sociale c’era.Chiara Ferrari
Articolo Patria Indipendente
La battaglia di Valle Giulia venerdì 1 marzo 1968 Articolo Infoaut
Michele Placido: "Vi racconto il mio ’68 in divisa"  Lucio Giordano 19 luglio 2007  Articolo su il Giornale
Discografia:Mio caro padrone domani ti sparo Etichetta:I dischi del sole Uscita: 1969.