Iqbal di Pierre Bachelet: la storia del giovane attivista.
La canzone Iqbal del cantautore francese Pierre Bachelet, pubblicata nel 2001 nell’album Une autre lumière, rappresenta un omaggio alla storia di Iqbal Masih, il giovane attivista pakistano diventato simbolo internazionale della lotta contro il lavoro minorile.
Iqbal Masih nacque nel 1983 in Pakistan, in una famiglia estremamente povera.
All’età di quattro anni fu costretto a lavorare in una fabbrica di mattoni e, l’anno successivo, venne venduto per seicento rupie (circa sei dollari americani) a un fabbricante di tappeti, che lo ridusse in schiavitù.
Insieme a molti altri bambini veniva incatenato al telaio per impedirgli di fuggire.
Per anni fu obbligato a lavorare fino a quattordici ore al giorno, intrecciando i nodi dei tappeti a mani nude.
Viveva in condizioni durissime, veniva rimproverato e picchiato frequentemente e riceveva un salario di appena tre centesimi di euro al giorno.
La sua libertà era stata fissata al prezzo di tredicimila rupie, poco più di ottanta euro.
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| Iqbal Masih |
Questa forma di sfruttamento, conosciuta come lavoro vincolato per debiti, coinvolgeva migliaia di bambini.
Quando Iqbal scoprì che la Corte Suprema del Pakistan aveva dichiarato illegale il lavoro forzato, tentò di fuggire e si rivolse alla polizia; tuttavia furono proprio alcuni agenti a riconsegnarlo ai suoi aguzzini, che lo picchiarono e lo rinchiusero in una cisterna sotterranea priva di aerazione, utilizzata come luogo di punizione per i bambini che cercavano di ribellarsi.
Nella primavera del 1992 riuscì nuovamente a scappare dalla fabbrica insieme ad altri bambini e partecipò a una manifestazione organizzata dal Bonded Labour Liberation Front, un movimento impegnato nella lotta contro il lavoro schiavizzato.
In quell’occasione trovò il coraggio di raccontare pubblicamente la sofferenza dei piccoli lavoratori sfruttati nelle fabbriche di tappeti.
Il suo discorso, spontaneo e molto toccante, colpì profondamente l’opinione pubblica e attirò l’attenzione della stampa locale.
Durante la manifestazione conobbe il sindacalista Ehsan Ullah Khan, leader del movimento, che lo aiutò a ottenere la libertà.
Iqbal 10 ans et du courage pour combattre à son âge cet esclavage. Iqbal petit porteur de croix de millions de sans voix d'enfants sans droits
Dopo essere stato liberato, Iqbal iniziò finalmente a studiare, realizzando il sogno che aveva coltivato per anni.
In breve tempo divenne un giovane attivista per i diritti dei bambini e partecipò a numerose conferenze internazionali per denunciare lo sfruttamento minorile e sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti dell’infanzia.
Nel 1994 ricevette il prestigioso Reebok Human Rights Award presso la Northeastern University di Boston, nella categoria Youth in Action.
Anche grazie al suo impegno, molte fabbriche di tappeti furono chiuse e migliaia di bambini vennero liberati dallo sfruttamento.
Il 16 aprile 1995, giorno di Pasqua, Iqbal Masih fu ucciso all’età di dodici anni nel villaggio di Muridke.
Mentre andava in bicicletta insieme ai cugini, fu colpito da diversi colpi di arma da fuoco e morì sul posto.
Secondo Ehsan Ullah Khan, dietro l’omicidio vi sarebbe stato un complotto della cosiddetta “mafia dei tappeti”, minacciata dal suo attivismo.
Le circostanze della sua morte non sono mai state chiarite completamente e la polizia fu accusata di possibili complicità con gli assassini.
Dopo la sua morte, la storia di Iqbal fece il giro del mondo e il suo nome divenne un simbolo globale della lotta contro lo sfruttamento dei bambini.
La canzone “Iqbal” di Pierre Bachelet non racconta soltanto la vita del giovane attivista, ma trasmette anche un messaggio universale di giustizia.
Nel testo, Iqbal è presentato come un vero e proprio eroe: nonostante la sua giovanissima età, ebbe il coraggio di ribellarsi alla schiavitù e di difendere i diritti dei bambini.
La sua morte non spegne il suo messaggio.
Al contrario, la canzone sottolinea che la sua lotta continua ancora oggi, perché rappresenta la speranza per milioni di bambini che nel mondo sono ancora vittime di sfruttamento.
Il 16 aprile si celebra la Giornata Mondiale contro la Schiavitù Infantile.
La data è stata scelta proprio in ricordo dell’assassinio di Iqbal Masih, ucciso a soli dodici anni per essersi ribellato alla sua vita di schiavitù.
La storia di Iqbal Masih continua ancora oggi a rappresentare un potente simbolo di coraggio, libertà e giustizia.
Iqbal piccolo uomo di quattro anni venduto per pochi franchi nell’indifferenza. Iqbal incatenato al suo banco come quei milioni di bambini privi di infanzia. Iqbal condannato al lavoro a tessere come capita senza vedere la luce del giorno. Iqbal proibita la tenerezza proibita la debolezza privato d’amore. Schiavo la parola schiocca come una frusta su tutti i diritti calpestati dei bambini spenti. Schiavo la parola striscia come una catena e il male si scatena fino all’oblio siamo tutti un po’ colpevoli di abbassare gli occhi di chiudere gli occhi. Iqbal, 10 anni, e il coraggio di combattere a quell’età questa schiavitù. Iqbal, piccolo portatore di croce di milioni di bambini senza voce e senza diritti. Eroe la parola non è troppo grande è come un’eco sulla pelle siamo tutti un po’ capaci di alzare gli occhi di alzare gli occhi. Iqbal il tuo piccolo cuore di cristallo si è spezzato sotto le loro pallottole ci ha fatto male. Iqbal la tua lotta continua per tutti i tuoi fratelli di strada questi angeli che si uccidono. Iqbal trecento milioni ancora sfruttati per il loro corpo o per i loro sforzi. Iqbal nei tuoi occhi neri c’era come un barlume di speranza osiamo crederci vogliamo crederci.


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