martedì, novembre 18, 2025

L’Italiano - Stefano Rosso



La storia e il significato de “L’Italiano” di Stefano Rosso, presentata a Sanremo 1980

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“L’Italiano” è un brano scritto e interpretato da Stefano Rosso (Stefano Rossi), cantautore e chitarrista romano noto per il suo stile semplice, colloquiale e ironico. 
La canzone fu pubblicata nel 1980 nell'album Io e il signor Rosso e portata nello stesso anno al Festival di Sanremo, dove si classificò al settimo posto.
Si tratta di una ballata folk che dipinge un ritratto ironico e talvolta impietoso dell’italiano medio degli anni Ottanta, mettendone in luce contraddizioni, manie e abitudini quotidiane.
Piaccio alle nordiche, specie svedesi cambio governo quasi ogni sei mesi sono cattolico per adozione e l'hobby invece è la rivoluzione mio figlio un giorno sarà calciatore per il momento è in terza dalle suore.
Nel testo emergono temi che da sempre caratterizzano l' italianità: la centralità quasi ossessiva del calcio, le difficoltà del mondo del lavoro, la disorganizzazione della società e riferimenti storici e politici letti in chiave ironica.
Attraverso un linguaggio diretto e popolare, Rosso offre uno spaccato dell’Italia dell’epoca, sottolineando debolezze e incongruenze tipiche dell’italiano comune.
L’esibizione di Stefano Rosso al 30° Festival di Sanremo (7–9 febbraio 1980) è rimasta celebre per un episodio curioso. Il cantautore salì sul palco con un giornale su cui aveva scritto il testo della canzone, temendo di dimenticarne alcune parti. Nonostante questo espediente, si confuse comunque durante l’esibizione, improvvisando alcune strofe.
Il brano fu arrangiato in forma di valzer con l’aggiunta di trombe alla bersagliera, una scelta pensata per adattare il pezzo al palco dell’Ariston, pur discostandosi dal tipico stile folk dell’artista.
L’edizione del festival fu presentata da Claudio Cecchetto, con Roberto Benigni e Olimpia Carlisi.
A vincere fu Toto Cutugno con Solo noi.
Son stato il primo a perdere la mano sia col tedesco che l'americano confesso, è vero, ma non è finita prossima vittima è l'Europa unita ma cosa guardi, cosa c'è di strano? Chi sono dici? Beh, sono italiano
Stefano Rosso è stato uno dei cantautori più originali della scena musicale italiana .
Le sue canzoni univano:tradizione popolare romana, folk americano, influenze country e testi ironici, spesso autobiografici.
La sua voce inconfondibile caratterizzata dalla erre moscia contribuiva a rendere riconoscibile ogni interpretazione.
Il debutto discografico avvenne nel 1976 con il 45 giri Letto 26 / …ci siamo ancora noi, pubblicato dalla RCA. 
Il brano Letto 26, ispirato a una degenza ospedaliera, descrive con ironia la vita di Rosso a Trastevere.
Il successo fu confermato dall’uscita di Una storia disonesta (1977), uno dei primi brani italiani a citare apertamente lo spinello, in pieno clima post-sessantottino.
L’album omonimo conteneva anche La banda degli zulù e Anche se fosse peggio.
Nel 1977 pubblicò anche …e allora senti cosa fò, con brani come Odio chi, Bologna ’77 (dedicata a Giorgiana Masi) e una nuova versione di Letto 26. 
Nel disco figurano i cori di Ivano Fossati.
Nel 1979 uscì Bioradiofotografie, realizzato con Gianni Marchetti. 
Nonostante la qualità del lavoro, la scarsa promozione da parte della RCA portò Rosso a interrompere i rapporti con l’etichetta.
Nel 2005 il gruppo ska Arpioni, insieme a Rosso e Tonino Carotone, reinterpretò Una storia disonesta, riportandola alla popolarità grazie alla diffusione radiofonica.
Stefano Rosso continuò a comporre e suonare fino agli ultimi anni della sua vita. 
È scomparso a Roma il 16 settembre 2008, a 59 anni.
“L’Italiano” rimane una delle opere più emblematiche di Stefano Rosso: ironica ma profonda, radicata nella realtà sociale dell’epoca, capace di fotografare vizi e virtù di un popolo.
Ancora oggi rappresenta un tassello importante nella storia della canzone d’autore italiana.

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