“L’operaio della FIAT (la 1100)” è una canzone amara e tagliente di Rino Gaetano, pubblicata nel 1974 nel suo primo album in studio Ingresso libero.
Il brano richiama le vicende dell’“autunno caldo” del 1969-70 e racconta la vita alienante di un operaio della FIAT a Torino, costretto ai ritmi massacranti della catena di montaggio “che curva a poco a poco la tua schiena” .
È il racconto dello sfruttamento padronale e della fatica quotidiana del lavoro in fabbrica.
Hai finito il tuo lavoro hai tolto trucioli dalla scocca è il tuo lavoro di catena che curva a poco a poco la tua schiena
Gaetano offre una lettura critica del cosiddetto “miracolo economico italiano” e dell’Italia industriale, che si scontra con la dura realtà del proletariato.
Lo fa con il suo tipico umorismo surreale, capace di mescolare ironia e denuncia sociale.
Nel brano emergono la routine, la ripetizione ossessiva, l’alienazione e le contraddizioni della vita di fabbrica, insieme all’unico desiderio di arrivare al weekend per trovare riposo e un minimo di svago.
Questa condizione conduce persino all’odio verso l’automobile prodotta con il proprio lavoro la Fiat 128 simbolo di una catena di montaggio dai ritmi insostenibili.
Intanto iniziano lentamente i primi cambiamenti nei consumi e nello stile di vita: un lavoro detestato, ma che consente almeno la gita fuori porta e, soprattutto, il possesso dell’automobile.
Eppure proprio quell’auto Fiat finisce completamente bruciata e distrutta, non si sa bene da chi, ma si può intuire nel contesto delle lotte sociali dell’epoca.
Forse un gesto simbolico per colpire un emblema della borghesia, in una metafora che rivela come, alla fine, siano sempre i più deboli a pagare il prezzo più alto nello scontro tra conflitti sindacali e oppressione capitalista.
Sei già pronto per partire spegni tutte le luci di casa metti il tuo abito migliore e pulito lasci al gatto la carne per tre giorni e insieme a una Torino abbandonata trovi la tua macchina bruciata
Il finale richiama per certi versi le riflessioni di Giorgio Gaber: una critica lucida anche verso alcuni aspetti della società e del pensiero di sinistra, ma sempre animata da una convinzione profonda e da un autentico sentimento proletario.
In definitiva, la certezza che quella nonostante tutto resti la parte giusta da difendere.
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