“La pianura dei sette fratelli” è una canzone che racconta la storia dei fratelli Cervi, sette contadini di Campegine (Reggio Emilia) diventati uno dei simboli più significativi della Resistenza italiana.
Furono fucilati il 28 dicembre 1943 al poligono di tiro di Reggio Emilia dai fascisti repubblichini.
La famiglia Cervi era conosciuta per la grande dedizione al lavoro agricolo e per il forte impegno antifascista.
La famiglia Cervi era conosciuta per la grande dedizione al lavoro agricolo e per il forte impegno antifascista.
Di fede cristiana e, allo stesso tempo, di ideali comunisti, i Cervi scelsero all'indomani dell’8 settembre 1943 di sostenere la lotta partigiana.
Non esitarono a offrire rifugio a numerosi partigiani e instaurarono rapporti con diversi gruppi che combattevano contro il regime per riconquistare la libertà.
I sette fratelli si chiamavano Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore. Avevano età comprese tra i 22 e i 42 anni e, per il loro sacrificio, furono insigniti della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria.
Oggi la casa dei Cervi è diventata un museo visitato da migliaia di persone ogni anno, luogo simbolico della memoria civile italiana.
Fratelli Cervi
I sette fratelli si chiamavano Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore. Avevano età comprese tra i 22 e i 42 anni e, per il loro sacrificio, furono insigniti della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria.
Oggi la casa dei Cervi è diventata un museo visitato da migliaia di persone ogni anno, luogo simbolico della memoria civile italiana.
Nuvola, lampo e tuono non c'è perdono per quella notte che gli squadristi vennero e via li portarono coi calci e le botte. Avevano un saluto e degli abbracci quello più forte. Avevano lo sguardo quello di chi va incontro alla sorte.
Il brano racconta la vita semplice dei Cervi e il coraggio con cui scelsero di opporsi al fascismo.
Dopo la cattura, i sette fratelli separati dal padre Alcide, ormai anziano, che si era arreso per evitare ulteriori rischi alla famiglia furono interrogati e maltrattati a lungo, senza però rivelare alcuna informazione utile. A un certo punto, venne loro offerta la possibilità di ottenere il perdono arruolandosi nella Guardia Repubblicana. La loro risposta fu netta: «Crederemmo di sporcarci». Nemmeno i quattro fratelli già sposati e con figli tra cui Gelindo, in attesa di un altro bambino cedettero alle pressioni. La loro scelta risultò definitiva: furono così condotti tutti al poligono di tiro di Reggio Emilia, dove vennero fucilati. Non è possibile stabilire con certezza quanto abbia influito, nella decisione collettiva di non cedere, la figura di Aldo Cervi, il più politicamente consapevole del gruppo. Aldo era da anni un punto di riferimento per i fratelli e per molti contadini della zona. Aveva introdotto nuove tecniche di irrigazione e incoraggiava l’istruzione, la partecipazione e la solidarietà. Piero Calamandrei lo ricordò come un giovane che non perdeva occasione per imparare e per insegnare agli altri.
“La pianura dei sette fratelli” è stata scritta da Marino e Sandro Severini, fondatori del gruppo The Gang, e pubblicata nel 1995 nell’album Una volta per sempre. La canzone è diventata popolare anche grazie alla versione dei Modena City Ramblers nell’album Appunti partigiani (2005).
Un’ulteriore interpretazione è stata realizzata dal Coro delle Mondine di Novi nel disco Il seme e la speranza (2006), confermando il brano come uno dei più intensi dedicati alla memoria dei Cervi.
I fratelli Severini iniziarono la carriera come Ranxerox, poi Paper’s Gang, fino a diventare The Gang nel 1983. Influenzati da The Clash, Billy Bragg e dal folk americano, portarono nella musica temi sociali e politici.
Negli anni ’90 il gruppo inserì violino, sax e flauto, avvicinandosi al folk-rock e alla musica popolare italiana. Album come Le radici e le ali (1991) e Storie d’Italia (1993) consolidarono il loro ruolo di cantastorie contemporanei, attenti alla memoria storica e alle battaglie civili.
In quella pianura Da Valle Re ai Campi Rossi noi ci passammo un giorno e in mezzo alla nebbia ci scoprimmo commossi
“La pianura dei sette fratelli” permette di conoscere un episodio centrale della Resistenza attraverso la musica. La storia dei Cervi rappresenta:il coraggio di scegliere la libertà anche a rischio della vita; la forza della solidarietà familiare e comunitaria; l’importanza di ricordare la violenza del fascismo e il valore della musica come strumento di memoria collettiva.
Grazie alla sua intensità e al suo contenuto storico, il brano è oggi una delle testimonianze artistiche più significative dedicate ai fratelli Cervi e alla lotta antifascista.
Fratelli Cervi

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