domenica, febbraio 22, 2026

Clandestino - Manu Chao



Clandestino di Manu Chao: significato e analisi.

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Clandestino è un brano del cantautore Manu Chao, pubblicato nel 1998 all’interno dell’album omonimo Clandestino, primo lavoro in studio da solista dell’artista, uscito il 6 ottobre 1998. 
La canzone venne successivamente estratta come singolo il 1º luglio 2000. 
Il brano contribuì in modo determinante al successo internazionale del musicista e rappresenta uno dei manifesti più significativi della sua poetica musicale e civile. 

Solo voy con mi pena,sola va mi condena,correr es mi destino para burlar la ley. Perdido en el corazón de la grande Babylón,me dicen el clandestino por no llevar papel.

La canzone affronta il tema delle migrazioni dal punto di vista dell’immigrato irregolare.
Il testo offre una prospettiva empatica e partecipe. 
Il protagonista, non importa la nazionalità poiché il sistema produce clandestini ovunque, è un uomo che ha dovuto lasciare il proprio Paese per fuggire dalla povertà, dalla guerra o da altre condizioni di oppressione. 
La clandestinità non viene presentata come una fase temporanea, bensì come una condizione esistenziale che condanna all’invisibilità sociale. 
Il protagonista vive nella solitudine; la sua unica colpa è quella di esistere senza documenti. 
La sua vita è segnata dalla paura costante della polizia e dall’eventualità dell’espulsione. 
Il termine Babilonia è utilizzato come metafora della grande città moderna, caotica e disumanizzante, nella quale l’immigrato si sente smarrito e non riconosciuto, perso in una metropoli che non lo accoglie e lo considera un problema. 
Nel testo compaiono anche riferimenti geografici significativi, come Ceuta e Gibilterra, situati ai lati dello stretto di Gibilterra. 
Questi luoghi rappresentano simbolicamente il confine tra Africa ed Europa, il passaggio rischioso e il viaggio pericoloso verso una vita migliore. 
Nel brano è presente un riferimento a Mano Negra, il gruppo fondato da Manu Chao prima della carriera solista. 
Il richiamo può essere interpretato in diversi modi: da un lato rappresenta un riferimento autobiografico; dall’altro può suggerire che anche la musica ribelle venga considerata illegale agli occhi del sistema. 
Il nome richiama inoltre La Mano Negra, presunta organizzazione anarchica attiva in Andalusia nella seconda metà dell’Ottocento, accusata di attentati contro i latifondisti ma probabilmente frutto di una montatura governativa per reprimere i lavoratori agricoli. 
In spagnolo, l’espressione “mano negra” indica genericamente trame occulte o corruzione. Il parallelismo può suggerire come i migranti clandestini vengano talvolta assimilati, in modo ingiustificato, a figure criminali o sovversive.
Dal punto di vista musicale, “Clandestino” si caratterizza per un accompagnamento essenziale: una chitarra acustica, un ritmo di matrice reggae e un arrangiamento volutamente scarno. 
La voce di Manu Chao è sommessa e ripetitiva; tale semplicità rafforza l’immediatezza e l’efficacia del messaggio, rendendolo diretto e facilmente comprensibile. Manu Chao, nato a Parigi il 21 giugno 1961 con il nome di José Manuel Arturo Tomás Chao Ortega, è un cantautore francese con cittadinanza spagnola. 
È figlio del giornalista galiziano Ramón Chao e della ricercatrice basca Felisa Ortega. 
I genitori lasciarono la Spagna a causa dell’opposizione alla dittatura di Francisco Franco e si trasferirono in Francia. 
Cresciuto tra Boulogne-Billancourt e Sèvres, in un ambiente culturalmente vivace frequentato da artisti e rifugiati politici, soprattutto provenienti dall’America Latina, Manu Chao sviluppò una forte sensibilità verso le tematiche sociali e politiche. 
Partecipò nel 1999 alla trasmissione televisiva “Francamente me ne infischio” di Adriano Celentano e prese parte a eventi di rilevanza politica, come le manifestazioni contro il G8 del 2001, diventando un simbolo musicale delle posizioni critiche nei confronti della globalizzazione. Il brano “Clandestino” è stato reinterpretato anche dal gruppo italiano Modena City Ramblers nell’album Tracce clandestine (2015). 
Nel corso degli anni, “Clandestino” è divenuta un simbolo universale della condizione degli esclusi e degli invisibili nella società contemporanea. 
Attraverso un linguaggio semplice ma incisivo, la canzone invita ad assumere uno sguardo più umano e consapevole verso il fenomeno delle migrazioni, trasformando una storia individuale in una denuncia sociale di portata globale.


Traduzione: Solo vado con la mia pena,sola va la mia condanna,correre è il mio destino per fregare la legge. Perso nel cuore della grande Babilonia, mi chiamano clandestino perché non ho documenti. In una città del nord sono andato a lavorare, la mia vita l'ho lasciata tra Ceuta e Gibilterra. Sono una scia nel mare fantasma nella città,la mia vita va proibita dice l’autorità. Solo vado con la mia pena, sola va la mia condanna, correre è il mio destino perché non ho documenti.Perso nel cuore della grande Babilonia, mi chiamano clandestino,io sono il fuorilegge. Mano Negra, clandestina! Peruviano, clandestino!Africano, clandestino! Marijuana illegale!Solo vado con la mia pena, sola va la mia condanna, correre è il mio destino per fregare la legge. Perso nel cuore della grande Babilonia, mi chiamano clandestino perché non ho documenti.Algerino, clandestino! Nigeriano, clandestino! Boliviano, clandestino! Mano Negra illegale!


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