La guerra di Sergio Endrigo: significato e analisi
La guerra è un brano di Sergio Endrigo, pubblicato nel 1963 all’interno del suo secondo album, Endrigo, uscito per la RCA Italiana.
La canzone si inserisce pienamente nel repertorio pacifista dell’autore e rappresenta uno dei momenti più significativi della sua produzione dei primi anni Sessanta.
Sergio Endrigo è tra i più importanti cantautori italiani del Novecento, vinse il Festival di Sanremo nel 1968 con Canzone per te; si classificò secondo nel 1969 con Lontano dagli occhi e terzo nel 1970 con L'arca di Noè.
Nel corso della sua carriera collaborò con figure di grande rilievo culturale come Gianni Rodari, Pier Paolo Pasolini, Vinícius de Moraes, Giuseppe Ungaretti, Toquinho e Luis Bacalov.
“La guerra” è una canzone pacifista che riflette l’angoscia della minaccia bellica durante la Guerra Fredda, un’epoca segnata da tensioni nucleari globali culminate in eventi come la Crisi dei missili di Cuba.
Il brano esprime paura, smarrimento e senso di perdita attraverso uno sguardo profondamente umano: non quello dei governi o delle strategie politiche, ma quello di chi parte per il fronte e di chi resta ad attendere.
Dicono che domani ci sarà la guerra tornerete carichi di gloria solo questo ha detto il generale e mi ha stretto una mano senza guardarmi mi hanno detto di morire senza fare tante storie e chi scriverà la storia non parlerà di noi
L’incipit “Dicono che domani ci sarà la guerra” introduce una minaccia imminente e collettiva.
Tuttavia, il testo insiste sull’anonimato delle vittime: la guerra “non parlerà di te, di me di noi”, non ricorderà i nomi delle persone comuni, degli individui e delle famiglie che ne subiscono le conseguenze.
Il soldato comprende di essere uno dei tanti, destinato a diventare un numero, dimenticato.
La guerra viene così rappresentata non come evento politico o ideologico, ma come tragedia personale e universale.
In sottofondo emerge una critica implicita verso chi decide i conflitti senza combatterli: i potenti restano lontani dal fronte, mentre a pagare sono soprattutto i giovani.
La morte appare quasi normalizzata, accettata con disciplina, come un destino imposto.
Dicono che domani ci sarà la guerra e domani sotto la tua casa torneranno cento baschi neri e i tuoi occhi rotondi mi piangeranno
Lo stile è sobrio, lineare, quasi narrativo, tipico della scrittura di Endrigo nei primi anni Sessanta.
Non vi è retorica esplicita né slogan politici: la posizione dell’autore è prima di tutto morale e umana.
Il messaggio è chiaro e senza tempo: la guerra non produce vincitori, ma rappresenta sempre una sconfitta per l’umanità.

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