martedì, gennaio 20, 2026

Son a Lumumba - Carlos Puebla




Son a Lumumba di Carlos Puebla: musica e anticolonialismo

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La canzone Son a Lumumba di Carlos Puebla è un omaggio politico e musicale a Patrice Lumumba, leader dell’indipendenza del Congo ed ex primo ministro della Repubblica Democratica del Congo, assassinato nel 1961.
Carlos Puebla, cantautore cubano conosciuto come il cantore della Rivoluzione, utilizza il son cubano, un genere musicale tradizionale e popolare di Cuba, per trasformare il brano in una denuncia contro l’imperialismo.
Il brano, pubblicato nel 1961, denuncia l’uccisione di Lumumba come un crimine colonialista ed è coerente con lo stile impegnato di Puebla, che ha spesso usato la musica come strumento politico.
Lumumba non viene rappresentato solo come un personaggio storico, ma come simbolo della lotta africana per la libertà, della dignità dei popoli oppressi e del diritto all’autodeterminazione.
El crimen imperialista el universo condena es el fin de la cadena del credo colonialista. Todo el mal que han hecho todo el mal lo tendrán muy pronto que pagar

 

Patrice Lumumba
Patrice Lumumba fu uno dei principali protagonisti dell’indipendenza del Congo e il primo ministro democraticamente eletto del paese nel 1960. 
Nato a Onalua in una famiglia contadina, studiò presso scuole missionarie cattoliche e protestanti.
Lavorò come impiegato, giornalista e attivista politico e nel 1954 ottenne lo status di immatriculé, un raro riconoscimento concesso dall’amministrazione coloniale belga a pochi africani.
Negli anni Cinquanta si avvicinò al nazionalismo e all’anticolonialismo. 
Nel 1958 fondò il Movimento Nazionale Congolese (MNC), diventando una figura centrale nella lotta per l’indipendenza. 
Nonostante arresti e persecuzioni, partecipò ai negoziati che portarono alla proclamazione dell’indipendenza del Congo il 30 giugno 1960, durante la quale pronunciò un importante discorso contro il colonialismo. 
Dopo la vittoria elettorale del MNC, Lumumba divenne primo ministro.
Il suo governo seguì una politica anticolonialista, antisecessionista e anti-imperialista, con l’obiettivo di rafforzare l’unità nazionale e ridurre l’influenza straniera, soprattutto nella regione mineraria del Katanga. 
Queste scelte causarono forti tensioni interne e internazionali: il Belgio sostenne la secessione del Katanga e, nel contesto della Guerra Fredda, gli Stati Uniti temettero un avvicinamento del Congo all’Unione Sovietica.
Durante la crisi del Katanga, Lumumba chiese aiuto all’URSS, poiché l’ONU, pur presente nel paese con la missione ONUC, non rispose alle sue richieste di intervento militare, limitandosi a missioni di supporto e protezione dei civili.
Nel settembre 1960 Patrice Lumumba fu destituito dal presidente Kasa-Vubu e poco dopo arrestato in seguito al colpo di Stato del generale Mobutu. 
Il 17 gennaio 1961 venne trasferito in Katanga e assassinato insieme a due suoi collaboratori.
Il ruolo delle potenze occidentali, in particolare di Stati Uniti e Belgio, nella sua morte è stato a lungo oggetto di dibattito. 
In seguito è emerso che la CIA sostenne finanziariamente e militarmente gli avversari di Lumumba, soprattutto Mobutu.
Nel 2002 anche il governo belga ha riconosciuto una responsabilità morale nell’uccisione di Lumumba, presentando scuse ufficiali alla famiglia e al popolo congolese.
Le modalità dell’assassinio furono descritte dal generale belga Gerard Soete, che raccontò come, dopo la fucilazione, il corpo di Lumumba venne fatto a pezzi con un’accetta e successivamente sciolto nell’acido per cancellarne ogni traccia. 
Questo episodio conferma la brutalità dell’omicidio e il coinvolgimento diretto di attori internazionali.
La morte di Lumumba suscitò indignazione mondiale: divenne un martire della lotta anticoloniale e fu profondamente rimpianto dalla comunità dei paesi non allineati e da numerosi esponenti politici, tra cui Ernesto Che Guevara, che all’Assemblea Generale dell’ONU dell’11 dicembre 1964 dichiarò: «Tutti gli uomini liberi del mondo debbono prepararsi a vendicare il crimine del Congo».
Questa vicenda, conclusa in modo tragico e violento, ispirò Carlos Puebla a scrivere “Son a Lumumba”. Puebla, nato in una famiglia modesta, svolse diversi lavori nella sua giovinezza prima di dedicarsi alla musica. 
Autodidatta alla chitarra, iniziò a comporre negli anni Trenta e raggiunse notorietà negli anni Cinquanta con il gruppo Los Tradicionales. 
Politicamente vicino a Fidel Castro già prima della Rivoluzione, divenne dopo il 1959 una delle voci più rappresentative della Cuba rivoluzionaria.
Nel 1965 compose “Hasta Siempre”, dedicata a Che Guevara, la sua canzone più celebre. 
Carlos Puebla morì all’Avana il 12 luglio 1989. 
Sulla sua lapide è inciso l’epitaffio che riassume la sua poetica:«Yo soy esto que soy, un simple trovador que canta» (Io sono quello che sono, un semplice trovatore che canta).
“Son a Lumumba” è un brano che prende una posizione netta, condannando l’ingerenza straniera e la violenza contro chi lotta per l’indipendenza. 
È un chiaro esempio di canzone politica militante, in cui una musica semplice e popolare diventa uno strumento di coscienza storica e politica.

L'universo condanna il crimine imperialista è la fine della catena del credo colonialista. Tutto il male che hanno fatto tutto il male lo dovranno molto presto pagare. Credono che uccidendo Lumumba la loro vittoria sia sicura e certa, ma non sanno che ci sono morti che non si possono seppellire. Tutto il male che hanno fatto tutto il male lo dovranno molto presto pagare loro non hanno preso in considerazione qualcosa che è fondamentale che non potranno mai uccidere ciò che lui rappresenta. Tutto il male che hanno fatto tutto il male lo dovranno molto presto pagare Lumumba nel suo nome racchiude ciò che non entra nella tomba non c'è tomba per Lumumba perché la luce non si può seppellire. Tutto il male che hanno fatto tutto il male lo dovranno molto presto pagare Lumumba oggi è il profondo canto di fede che si ascolta. Lumumba continua la lotta per la libertà del mondo, tutto il male che hanno fatto tutto il male lo dovranno molto presto pagare

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