martedì, novembre 04, 2025

Palestina! - Umberto Fiori



“Palestina” di Umberto Fiori.La canzone politica durante le lotte degli anni ’70
 

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Il testo della canzone Palestina fu scritto nel 1973 da Umberto Fiori.
Il brano nacque all’interno del Movimento Studentesco Milanese e divenne presto un inno di solidarietà con il popolo palestinese, una denuncia contro la violenza e l’occupazione.
Spesso ricordata anche come “La rossa Palestina” ,dal ritornello fortemente evocativo ,la canzone mette in parallelo la lotta di liberazione palestinese con altre battaglie storiche, come la Resistenza partigiana e la guerra del Vietnam, sottolineando la solidarietà tra i popoli oppressi.
Il testo esprime vicinanza al popolo palestinese e condanna l’imperialismo americano e israeliano, descrivendo la Palestina come una terra occupata ma resistente, “armata e determinata a liberarsi”.
I colori della bandiera di Al-Fatah, rosso, verde, bianco e nero,diventano simbolo di unità e lotta per la libertà.
Cantata nei cortei, nelle assemblee e nelle manifestazioni studentesche, Palestina si affermò come uno dei canti simbolo della sinistra rivoluzionaria italiana durante gli anni di piombo.
All’interno della Commissione Artistica del Movimento Studentesco di Milano militavano giovani musicisti e artisti come Franco Fabbri, Tommaso Leddi, Carlo De Martini e Toto Zanuso – molti dei quali avrebbero poi fondato gli Stormy Six, uno dei gruppi più importanti del rock politico italiano.
Pubblicato nel 1973, questo raro EP autoprodotto dal Movimento Studentesco Milanese circolò nei circuiti universitari e nelle piazze come strumento di comunicazione e militanza politica.
Le quattro tracce – I padroni possono perdere la testa, Dimitrov, Palestina! e Come Yu Kung rimosse le montagne – raccontano, con linguaggio diretto e sonorità folk-rock, le lotte operaie, l’antifascismo e la solidarietà internazionale che animavano quella stagione di impegno e ribellione.
Negli anni Settanta, periodo di intenso fermento politico e sociale in Italia, Palestina si inserisce pienamente nel filone della canzone di protesta e militante, dove musica e politica si intrecciavano per dare voce ai movimenti operai e studenteschi.
Abbiamo alzato il rosso, il verde, il bianco e il nero, stretto in pugno la bandiera: i colori di Al Fatah. Abbiamo alzato la bandiera partigiana della rossa Palestina accanto a quella del Vietnam!
Umberto Fiori, nato a Sarzana nel 1949 e cresciuto a Milano, è un musicista, scrittore e poeta italiano. Laureato in filosofia, negli anni ’70 è stato voce, chitarrista e autore degli Stormy Six, una delle band più importanti del rock progressivo e politico italiano. 
Con gli Stormy Six ha scritto e interpretato brani diventati simboli dell’impegno civile come Stalingrado, Dante di Nanni e La fabbrica, contenuti nell’album Un biglietto del tram (1975). 
Il gruppo partecipò a grandi eventi come il Festival del Parco Lambro (1975), epicentro della musica alternativa e delle istanze sociali del decennio. 
Dopo lo scioglimento della band nei primi anni ’80, Fiori si è dedicato alla poesia e alla scrittura, pubblicando raccolte come Case (1986), Esempi (1992), La bella vista (2002) e Voi (2009), oltre a saggi su musica e letteratura.  
Al di là di questo mare c'è un popolo fratello, ogni lotta aiuta un'altra lotta
Questa canzone diventa così non solo un canto di protesta, ma anche un documento storico e culturale di un’epoca segnata dalla tensione politica e dall'impegno collettivo.
A distanza di molti anni,  Palestina continua a essere una canzone divisiva: amata da alcuni come simbolo di solidarietà e impegno politico, criticata da altri per la sua visione unilaterale e ideologica. Nonostante ciò, conserva intatta la sua forza simbolica e politica.
Dal 2023 , il brano è tornato a circolare come canto di protesta e solidarietà verso il popolo palestinese, soprattutto in manifestazioni e scioperi. 
Il messaggio di Umberto Fiori,la solidarietà tra i popoli oppressi, la speranza nella libertà,continua a risuonare nel presente.


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