Rebel Songs
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domenica, ottobre 26, 2025

La Madre del Partigiano - Banda POPolare dell'Emilia Rossa



Dalla poesia di Gianni Rodari un canto di memoria, libertà e impegno civile

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La Madre del Partigiano è un brano della Banda POPolare dell’Emilia Rossa, tratto da una poesia di Gianni Rodari scritta nel 1953.
La canzone è inclusa nell’album Viva la lotta partigiana (2016), ma fu pubblicata come singolo nel 2015, in occasione del 70º anniversario della Liberazione.
La Banda POPolare dell’Emilia Rossa riarrangia il testo in chiave folk-rock , richiamando la tradizione della canzone politica e antifascista italiana.
Il videoclip ufficiale, curato da Faezeh Nikfam, artista e designer iraniana residente a Torino, unisce animazione e montaggio poetico, al suo debutto nella regia musicale.
Attraverso immagini simboliche e suggestive, Nikfam traduce visivamente il messaggio della poesia: il dolore della madre si trasforma in fiore rosso di libertà.
La canzone riprende fedelmente i versi della poesia di Gianni Rodari.
Sulla neve bianca bianca c’è una macchia color vermiglio; è il sangue, il sangue di mio figlio, morto per la libertà.
Questi versi, semplici e profondi, condensano tutto il dolore di una madre che ha perso il figlio partigiano, ma anche la speranza che dal sacrificio possa nascere un mondo migliore.
Il contrasto tra il bianco della neve e il rosso del sangue diventa immagine universale di sacrificio, libertà e rinascita.
Quando scesero i partigiani a liberare le nostre case, sui monti azzurri mio figlio rimase a far la guardia alla libertà.
Gianni Rodari
Rodari trasforma il lutto individuale in memoria collettiva.
Il sangue del figlio diventa un fiore rosso, simbolo della Resistenza e del 25 aprile.
Con il linguaggio semplice e limpido che caratterizza tutta la sua opera, Rodari riesce a parlare a tutte le generazioni, invitando a non dimenticare il prezzo della libertà.
La poesia, inclusa nella Grammatica della fantasia, dimostra come Rodari sappia fondere immaginazione, pedagogia e impegno civile, offrendo una lezione di umanità che va oltre il tempo e la politica.
Gianni Rodari è stato scrittore, poeta, pedagogista e giornalista.
Autore di opere indimenticabili come Favole al telefono, Filastrocche in cielo e in terra e Il libro degli errori, nel 1970 vinse il Premio Hans Christian Andersen, il più alto riconoscimento mondiale per la letteratura per l’infanzia.
Iscritto al Partito Comunista Italiano e partigiano durante la guerra, Rodari concepiva la scrittura come atto politico e educativo, capace di rendere i bambini cittadini consapevoli e liberi.
Con La Madre del Partigiano, la Banda POPolare dell’Emilia Rossa trasforma la poesia di Rodari in un canto popolare contemporaneo, unendo tradizione e lotta, arte e memoria.
La Banda POPolare dell’Emilia Rossa nasce il 25 aprile 2011 in Piazza Grande a Modena.
Fin dall’inizio il gruppo si propone di fare musica politica e militante, intrecciando impegno sociale, ironia e passione popolare.
Composta da delegati RSU della FIOM di aziende come Ferrari e Maserati, e da musicisti professionisti e precari, la Banda unisce lotta operaia e creatività artistica.
Il nome stesso è un gioco ironico e dissacrante sul marchio di una banca emiliana, simbolo del capitalismo e della trasformazione del cosiddetto “modello emiliano”.
Il loro genere, definito “internazionalista”, si ispira al lavoro dell’Istituto Ernesto De Martino e alle ricerche sulle canzoni popolari condotte da Gianni Bosio negli anni Sessanta.
Come dichiarano gli stessi membri:

“Il denaro deve essere solo un mezzo per l’arte, che deve essere il fine e non viceversa.” (Karl Marx)


mercoledì, marzo 04, 2026

Non mi scorderò di te - Banda POPolare dell'Emilia Rossa


Non mi scorderò di te: canzone sulla strage Thyssen

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Non mi scorderò di te, brano della Banda POPolare dell'Emilia Rossa realizzato insieme a Massimo "Ovo" Gilioli, è dedicato ai sette operai uccisi nella strage avvenuta nello stabilimento ThyssenKrupp di Torino nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. 
Tra le cause principali del disastro emersero gravi carenze negli investimenti destinati alla sicurezza.
Il testo di Non mi scorderò di te è costruito come una lettera d’addio che un operaio rivolge alla persona amata. 
Questa scelta narrativa rende il brano estremamente intimo e diretto.
Attraverso immagini delicate e quotidiane emerge un forte contrasto: da un lato l’amore, il calore familiare, il desiderio di restare, dall’altro la frenesia del lavoro, i turni massacranti, la corsa contro il tempo.
La fabbrica viene descritta come una “cella senza sbarre”, metafora che sottolinea una condizione di prigionia invisibile ma reale, determinata dall’alienazione e dalle esigenze produttive, che costringono a ritmi disumani, fino a smarrire ciò che è più essenziale: tornare a casa vivi. 
Il brano, inserito nell’album La goccia e la tempesta (2020), richiama esplicitamente la tragedia con l’espressione “maledetta linea 5”, riferimento alla linea in cui si verificò l’incendio. 
mentre corro al lavoro avrei voluto aggrapparmi ancora al calore del tuo ventre dalla mia cella senza sbarre maledetta linea 5
Durante le operazioni sull’impianto, un incendio si sviluppò a partire dall’innesco di materiale infiammabile e olio combustibile presente nella linea, generando una violenta fiammata che investì  otto lavoratori con ustioni gravissime. 
Antonio Schiavone morì sul colpo; Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi persero la vita nei giorni successivi. 
L’unico sopravvissuto fu Antonio Boccuzzi, che si trovava a una certa distanza dal punto dell’esplosione. 
Le indagini e i successivi processi evidenziarono gravi criticità nella gestione della sicurezza, nella prevenzione antincendio e nella manutenzione dell’impianto, dalla presenza di estintori inefficienti e da una manutenzione carente, in un contesto di progressivo smantellamento dello stabilimento in vista della chiusura. 
Si tratta di uno dei più gravi disastri sul lavoro nella storia recente italiana. 
Le critiche rivolte all’azienda furono numerose: alcuni operai lavoravano da oltre dodici ore consecutive, accumulando straordinari, e secondo diverse testimonianze i sistemi di sicurezza non funzionarono correttamente. 
Nel corso della vicenda giudiziaria l’azienda contestò alcune ricostruzioni delle responsabilità, mentre le sentenze individuarono gravi carenze nella gestione della sicurezza.
Del brano esiste anche un videoclip musicale, realizzato tra Modena e Torino e pubblicato il 6 dicembre 2018. 
Con questa canzone la Banda POPolare dell’Emilia Rossa non si limita a ricordare l’incidente della ThyssenKrupp di Torino, ma rende omaggio a tutte le vittime del lavoro. 
Ne emerge una denuncia forte e attuale: ancora oggi si continua a morire sul lavoro, troppo spesso perché il profitto viene anteposto alla tutela della vita umana. 
ma la colpa in fondo è nostra che corriamo al lavoro la mattina troppo presto, la sera troppo tardi e ci dimentichiamo di tornare a casa vivi

Ascolta su Spotify

Tracce e letture consigliate:
Podcast: In questo episodio di Disastri ricostruiamo l’incendio alla ThyssenKrupp di Torino: la storia dello stabilimento, le condizioni di lavoro, il processo e la storica condanna, le vite spezzate e ciò che si poteva evitare Prima parte Seconda parte  
Web:
Incidente dello stabilimento ThyssenKrupp di Torino – Per approfondire la cronaca del disastro, la dinamica dell'incendio e il lunghissimo iter processuale.
Banda POPolare dell'Emilia Rossa – La scheda della band e il loro progetto di folk militante e sindacale.
Discografia:
Banda POPolare dell’Emilia Rossa – La goccia e la tempesta (CD/Digitale), 2020. L'album che contiene il brano.

mercoledì, aprile 08, 2026

Portella della Ginestra – Banda POPolare dell’Emilia Rossa



Portella della Ginestra: significato, storia e analisi della canzone sulla strage del 1947

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“Portella della Ginestra” è un brano della Banda POPolare dell’Emilia Rossa, contenuto nell’album La goccia e la tempesta (2020).
La canzone è dedicata alla Strage di Portella della Ginestra, avvenuta il 1º maggio 1947, spesso considerata la prima strage politico-mafiosa dell’Italia repubblicana.
La Banda POPolare dell’Emilia Rossa nasce nelle fabbriche di Modena e si inserisce nella tradizione della musica popolare e di protesta, con una forte impronta antifascista e un marcato impegno civile e sociale.
Primo di maggio tra le ginestre un'armata di pezzenti falci e forche sventolò! Urlavan mafia, agrari, sua santità rivogliamo terra e libertà
La canzone rievoca la strage del 1º maggio 1947, quando a Portella della Ginestra nel territorio di Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo, undici persone furono uccise e decine ferite.
Quel giorno  duemila  lavoratori e contadini si erano riuniti per celebrare la Festa dei Lavoratori, in un clima di ritrovata libertà dopo il fascismo, e per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo (lista formata dal Partito comunista e da quello socialista) alle elezioni regionali, oltre che per rivendicare riforme agrarie contro il latifondismo.
Verso le 10 del mattino, improvvisamente dal monte Pelavet si aprirono numerose raffiche di mitra sulla folla in festa, che si protrassero per circa un quarto d’ora. A sparare fu la banda del bandito Salvatore Giuliano, che aprì il fuoco sui presenti.
Gli spari, inizialmente scambiati per festeggiamenti, si trasformarono presto in terrore: uomini, donne e bambini furono colpiti indiscriminatamente.
Gli esecutori materiali furono identificati nella banda Giuliano, ma i mandanti non furono mai accertati con certezza.
Il ministro dell’Interno Mario Scelba parlò di un episodio privo di finalità politiche, posizione in linea con la versione ufficiale dell’epoca.
Tuttavia, molte testimonianze descrissero un’azione organizzata con modalità militari, alimentando dubbi su questa versione ufficiale.
Negli anni emersero sospetti e accuse più ampie.
Gaspare Pisciotta luogotenente di Salvatore Giuliano,indicò possibili mandanti politici, senza che le sue dichiarazioni portassero a condanne.
Anche la morte di Giuliano nel 1950 sollevò dubbi, evidenziati dal giornalista Tommaso Besozzi.
Molti storici interpretano la strage come il risultato di interessi convergenti tra mafia, latifondisti e settori politici conservatori e ipotesi su presunte ingerenze dei servizi segreti statunitensi,nel tentativo di fermare le lotte contadine in un contesto segnato anche dall’inizio della Guerra fredda e dal governo guidato da Alcide De Gasperi.
Le conseguenze furono immediate: la CGIL proclamò uno sciopero generale e nei giorni successivi si verificarono nuove tensioni sociali e politiche.
A mantenere viva la memoria contribuì anche il pittore Renato Guttuso, che nel 1957 dedicò alla tragedia l’opera Portella della Ginestra.
Nel brano, questo episodio storico diventa simbolo della lotta per la terra e per la libertà.
Il linguaggio è diretto, combattivo, coerente con la tradizione del canto sociale: la memoria delle vittime si trasforma in denuncia e in presa di coscienza collettiva.
E' dei padroni la crudeltà, il sangue contadino è sparso ancora là, strage di stato senza pietà mai spezzerete la nostra dignità
La canzone esprime una critica netta alle strutture del potere Stato, Chiesa e padroni viste come strumenti di oppressione.
In questo senso, il brano Portella della Ginestra non è solo un racconto storico, ma un vero e proprio brano militante: mantiene viva la memoria e la trasforma in impegno nel presente, ribadendo un’idea centrale, quella che la libertà non viene concessa, ma conquistata attraverso la lotta collettiva.


Tracce e letture consigliate:
Cinema e Arte:
Salvatore Giuliano (1962), film capolavoro di Francesco Rosi. Una pellicola d'inchiesta fondamentale che smonta la tesi del "semplice banditismo" partendo proprio dai corpi a terra a Portella.
Portella della Ginestra (1957) – Il grande quadro di Renato Guttuso.
Web:
Strage di Portella della Ginestra – La ricostruzione dettagliata degli eventi del 1º maggio 1947 e dei successivi processi.
Discografia:
Banda POPolare dell’Emilia Rossa – La goccia e la tempesta (CD/Digitale). Etichetta: Red Star OS, 2020.