“La ballata del Pinelli” – significato, storia e memoria
La ballata del Pinelli è una canzone anarchica italiana che racconta e denuncia la morte di Giuseppe Pinelli, anarchico e ferroviere, precipitato da una finestra della questura di Milano il 15 dicembre 1969, mentre era trattenuto e interrogato in seguito alla strage di Piazza Fontana.
In seguito si accertò che l’attentato era stato compiuto da gruppi neofascisti e che sia Pinelli sia Pietro Valpreda, inizialmente accusato insieme a lui, erano innocenti.
Nel 1969, durante il cosiddetto autunno caldo, l’Italia fu attraversata da forti lotte operaie e da un clima di profonda tensione politica e sociale.
Il 12 dicembre una bomba esplose alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, provocando numerose vittime.
Subito dopo la strage la polizia fermò molti sospetti, tra cui l’anarchico Giuseppe Pinelli.
Pinelli venne trattenuto in questura oltre i limiti previsti dalla legge e, nella notte del 15 dicembre 1969, durante un interrogatorio, cadde da una finestra del quarto piano, morendo poco dopo.
In un primo momento la polizia parlò di suicidio, ma questa versione fu presto messa in discussione.
I funerali di Pinelli, celebrati il 20 dicembre, divennero un momento simbolico delle tensioni politiche e delle ingiustizie di quel periodo.
Quella sera a Milano era caldo ma che caldo, che caldo faceva. «Brigadiere, apra un po' la finestra» ad un tratto Pinelli cascò.
Il caso suscitò forti polemiche e rimase a lungo al centro del dibattito pubblico sulla strage di Piazza Fontana e sulla cosiddetta strategia della tensione.
La vedova di Pinelli non accettò mai la versione ufficiale, sostenendo invece l’ipotesi di un omicidio colposo.
La canzone La ballata del Pinelli fu improvvisata la sera del 21 dicembre 1969, il giorno successivo ai funerali, da quattro giovani anarchici del Circolo “Gaetano Bresci” di Mantova.
In seguito venne rielaborata con l’aiuto di Pino Masi e di altri interpreti, tra cui Joe Fallisi e Claudio Lolli.
La melodia si ispira al canto popolare Il feroce monarchico Bava.
Il testo ricostruisce in forma narrativa l’interrogatorio di Pinelli, le sue dichiarazioni di innocenza e le accuse mosse dalla polizia, sottolineando come l’anarchia non rappresenti la violenza, ma piuttosto ideali di uguaglianza e libertà.
«Signor questore, io gliel'ho già detto,lo ripeto che sono innocente:anarchia non vuoI dire bombe,ma giustizia, amor, libertà».
La canzone accusa inoltre alcuni funzionari di polizia, come Luigi Calabresi e Marcello Guida, ritenuti responsabili dei depistaggi e della morte di Pinelli.
Nel corso del tempo sono nate diverse versioni della ballata, con modifiche al testo e alla musica: alcune attenuano i riferimenti espliciti all’anarchia o ai nomi dei funzionari coinvolti, soprattutto dopo l’uccisione di Calabresi.
Nonostante queste varianti, il significato centrale resta la denuncia di una “strage di Stato” e la richiesta di verità e giustizia per Giuseppe Pinelli.
Negli anni, la figura di Pinelli ha ispirato numerose canzoni e opere artistiche, diventando un simbolo della memoria collettiva e della protesta politica.
Nel 2012 il film Romanzo di una strage, diretto da Marco Tullio Giordana, ha ricostruito l’attentato di piazza Fontana e le drammatiche conseguenze che ne seguirono.
Girato tra Torino e Milano e ispirato al libro Il segreto di piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, il film affronta in particolare la morte di Giuseppe Pinelli, avvenuta in circostanze controverse durante l’interrogatorio in questura, e le successive indagini giudiziarie.
L’opera ha ottenuto un importante riconoscimento da parte della critica, con 16 candidature ai David di Donatello 2012 e la vittoria di 3 premi.
Altri brani musicali a lui interamente dedicati si ricordano il Lamento per la morte di Giuseppe Pinelli del cantastorie siciliano Franco Trincale e la Ballata per un ferroviere del poeta e paroliere genovese Riccardo Mannerini.
Un altro brano significativo è Povero Pinelli di Luisa Ronchini, la cui melodia deriva da Povero Cavallotti, già utilizzata negli anni Venti per Povero Matteotti.
Ronchini adattò il testo, mentre Giovanna Marini aggiunse una strofa, rafforzando il messaggio di lotta operaia e libertaria.
Altri cantautori hanno richiamato il caso Pinelli all’interno delle loro canzoni.
Vasco Rossi, nel brano Asilo “Republic” (album Colpa d’Alfredo, 1980), affronta la vicenda in modo ironico e metaforico: lo stesso autore ha spiegato che il bambino che cade dalla finestra rappresenta Pinelli, mentre l’asilo simboleggia il movimento studentesco e lo Stato assume il ruolo di autorità repressiva.
Anche nel brano Quarant’anni dei Modena City Ramblers, si fa riferimento alla vicenda, collegandola alla stagione delle stragi e della repressione politica.
Il gruppo romano Banda Bassotti in Luna Rossa cita Pinelli , sottolineando il dolore per le vittime innocenti, mentre in Girotondo di Stefano Rosso si ritrova un richiamo simbolico al clima di violenza e paura di quegli anni.
Nel 2014 Daniele Coccia Paifelman, Eric Caldironi e Alessandro Marinelli, con il nome di Montelupo, registrano il Canzoniere Anarchico: una raccolta di diciassette brani appartenenti alla tradizione anarchica italiana. Tra le tracce dell'album c'è anche una versione riattualizzata di La Ballata Di Pinelli.
La vicenda di Pinelli ha ispirato anche il teatro.
Dario Fo crisse la celebre commedia Morte accidentale di un anarchico, che affronta in chiave satirica e critica il tema della morte in questura, facendo riferimento, per motivi di censura, al caso di Andrea Salsedo.
Inoltre, Fo dedicò l’opera Marino libero! Marino è innocente! all’omicidio del commissario Calabresi, collegandolo agli eventi successivi alla strage di Piazza Fontana.
Nel complesso, queste opere dimostrano come la morte di Giuseppe Pinelli abbia lasciato un segno profondo nella cultura musicale e teatrale italiana, diventando un potente simbolo di denuncia, memoria storica e richiesta di giustizia.

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