L’eccidio di Vinca fu una delle più feroci stragi nazifasciste compiute nell’estate del 1944 sulle Alpi Apuane.
Tra il 24 e il 27 agosto, circa 1.500 soldati tedeschi e militi fascisti, tra cui gli uomini della XL Brigata Nera “Vittorio Ricciarelli” di Livorno, parteciparono a un vasto rastrellamento nella zona.
Le truppe guidate da Walter Reder colpirono soprattutto la popolazione civile: case e abitati furono saccheggiati e incendiati, mentre uomini, donne, anziani e bambini vennero uccisi anche nei luoghi in cui avevano cercato rifugio.
La violenza proseguì per diversi giorni.
Anche alcuni abitanti che tornarono nei paesi per recuperare i propri cari o mettere in salvo ciò che restava delle loro case furono uccisi.
Le vittime accertate furono 173, mentre più di 1.600 civili vennero rastrellati e deportati in Germania come lavoratori coatti.
Le modalità delle uccisioni furono spesso caratterizzate da una crudeltà estrema: oltre alle fucilazioni e ai rastrellamenti nei boschi e nelle grotte, furono documentati casi di mutilazione e violenze particolarmente atroci contro donne e bambini.
Alcune testimonianze riferirono inoltre che durante il massacro gli aggressori suonassero un organetto, un dettaglio che restituisce l’orrore e la disumanizzazione con cui venne condotta la strage.
L’eccidio di Vinca rimane così una delle pagine più tragiche della violenza nazifascista contro la popolazione civile.
Nuvole a Vinca – Stormy Six

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