Rebel Songs

martedì, febbraio 22, 2000

Quante domande questi bambini - Crescere

Molti bambini, compreso mio figlio, arrivano a un’età in cui sembra abbiano imparato una sola parola: «Perché?».
Perché è lunedì?
Perché lavori?
Perché è Natale?
Perché è estate?
Perché è morto?
Domande su domande. 
Quesiti che si inseguono senza tregua. 
Una curiosità pura, instancabile, che non conosce pause né diplomazia.
A volte rispondi con pazienza, cercando le parole giuste. 
Altre volte la risposta è complicata, troppo grande per essere spiegata a un bambino. 
E allora inventi. 
Inventi spiegazioni semplici, a volte persino assurde, pur di placare almeno per un attimo quella cascata infinita di “perché?”.
Ma in fondo, dietro ogni domanda, non c’è solo curiosità: c’è il desiderio di capire il mondo, di dargli un senso, di sentirsi al sicuro dentro le sue regole.
E forse quei “perché?” non sono soltanto una sfida alla nostra pazienza, ma un richiamo sottile: ci ricordano che abbiamo smesso di stupirci, che abbiamo iniziato ad accettare tutto senza domandarci più davvero il senso delle cose.
E mentre cerchi l’ennesima risposta, magari stanco, magari impreparato, ti accorgi che quel bambino sta facendo ciò che noi adulti abbiamo quasi dimenticato: guardare il mondo come fosse la prima volta.
Provare a capirlo, a smontarlo e rimontarlo con la forza semplice di una domanda.
Stupirsi della vita, un “perché?” alla volta.
 



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