Aida di Rino Gaetano: significato della canzone che racconta la storia d’Italia.
Aida è una delle canzoni più riuscite e complesse di Rino Gaetano, pubblicata nel 1977 nell’album omonimo.
Dietro una forma solo apparentemente semplice, il brano racchiude una delle più lucide e amare riletture della storia italiana.
La genesi del pezzo, come raccontò lo stesso Gaetano durante un concerto del 1977 a San Cassiano, in provincia di Lecce, nasce anche da una suggestione cinematografica: il film Novecento di Bernardo Bertolucci.
L’idea di raccontare la storia d’Italia attraverso una struttura epica, popolare e corale diventa per Gaetano un modello da tradurre nel linguaggio della musica.
Da qui l’intuizione: condensare circa settant’anni di vicende italiane in una sola figura simbolica, quella di una donna.
Il nome Aida non è casuale e rimanda all’opera di Giuseppe Verdi.
Lo stesso Gaetano lo spiegò con parole semplici: «Aida non è una donna, ma sono tutte le donne che raccontano, ognuna per... cinque minuti, la propria storia».
Attraverso queste molteplici voci femminili, il cantautore compone un racconto corale che finisce per ricostruire la storia stessa della nazione.
Lei sfogliava i suoi ricordi le sue istantanee, i suoi tabù. Le sue Madonne, i suoi rosari e mille mari e alalà.
Nei versi di Gaetano affiorano il peso della tradizione cattolica, il nazionalismo, l’esperienza coloniale, il fascismo, la guerra e il difficile percorso della ricostruzione nel dopoguerra.
Il racconto si estende poi agli anni della Guerra Fredda, fino a toccare le contraddizioni della Repubblica, tra scandali politici e disillusione.
Ogni verso della canzone funziona come un frammento storico, capace di evocare epoche e ideologie con immagini rapide e densissime.
Le “madonne”, i “rosari” e i “tabù” rimandano al ruolo centrale della cultura cattolica nell’Italia e alla sua influenza.
“Mille mari e alalà” richiama la retorica d’annunziana e il celebre grido “Eia eia alalà”, nato durante l'impresa di Fiume e poi assorbito dalla propaganda fascista.
I “vestiti di lino e seta” evocano la spettacolarizzazione del potere durante il regime e la distanza tra l’estetica celebrativa e le reali condizioni di povertà del Paese.
Con “E dopo giugno il gran conflitto, e poi l’Egitto”, Gaetano sintetizza l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale (10 giugno 1940) e la campagna militare nel Nord Africa.“Marce, svastiche e federali” richiama esplicitamente l’alleanza successiva tra fascismo e nazismo e l’apparato repressivo del Partito Nazionale Fascista.
Nel verso “Paese diviso, più nero nel viso, più rosso d’amore” emerge invece il trauma del dopoguerra: la fine del regime, la guerra civile e la nascita della Repubblica, segnata da una profonda frattura ideologica tra la destra e la sinistra.
L’espressione “Cristo e Stalin” richiama il clima della Guerra Fredda italiana e la forte contrapposizione tra cattolicesimo e comunismo che caratterizzò il secondo dopoguerra.
Con “La Costituente, la democrazia e chi ce l’ha” affiora una nota amara: la nascita della Costituzione non come compimento pieno della democrazia, ma come promessa spesso incompiuta o contraddetta dalla realtà del potere.
Il celebre verso “Trent’anni di safari: antilopi, giaguari, sciacalli e lapin” sintetizza ironicamente circa trent'anni di predominio politico della Democrazia Cristiana nel secondo dopoguerra.
In questa metafora, Rino Gaetano trasforma la scena politica dell'epoca in una giungla di scandali e corruzione, richiamando verosimilmente il nome in codice del caso Lockheed (Antilope Cobbler) , la gigantesca inchiesta sulle tangenti miliardarie pagate per l'acquisto di aerei militari.
L'intera dinamica del safari diventa una metafora più ampia e profonda del potere politico ed economico.
Infine, il ritornello “Aida, come sei bella” è una dichiarazione d’amore per l’Italia: un urlo doloroso ma appassionato per un Paese che Rino Gaetano continua ad amare disperatamente, nonostante i suoi scandali, i suoi paradossi e le sue profonde ferite storiche.Marce, svastiche e federali sotto i fanali, l′oscurità. E poi il ritorno in un paese diviso più nero nel viso, più rosso d'amore.
Anche sotto il profilo musicale la composizione si rivela tutt’altro che ingenua.
Pur richiamando idealmente la solennità dell'opera verdiana, la struttura sonora si apre con audacia a influenze internazionali contemporanee.
In particolare, si avverte un'affinità d'atmosfera con No Woman, No Cry di Bob Marley.
Rare tracce. Ironie e canzoni di Rino Gaetano di Silvia D'Ortenzi (Autore) Arcana, 2011
Rino Gaetano – La biografia ufficiale e la discografia del cantautore crotonese su Wikipedia.
Aida (album Rino Gaetano) – La scheda tecnica del terzo e fondamentale album del 1977.
Rino Gaetano – Aida (LP). Etichetta: It, 1977.
Nel tempo, il brano ha conosciuto anche reinterpretazioni significative.
Quella rimasta nella storia è legata al 1981, anno del tour Q Concert, un mini-album live nato dalla collaborazione tra Rino Gaetano, Riccardo Cocciante e i New Perigeo. In quell'occasione i due artisti si scambiarono i rispettivi repertori: Cocciante propose una versione più solenne e orchestrale di Aida, mentre Gaetano rilesse A mano a mano in chiave più veloce, graffiante e istintiva che oggi tutti conoscono.
Ancora oggi, Aida rappresenta uno dei vertici della poetica di Rino Gaetano: una canzone che, attraverso un sapiente intreccio di metafore, immagini evocative e sottile ironia, racconta con lucidità la complessità e le contraddizioni della storia italiana.
Tracce e letture consigliate:
Libri:
Rare tracce. Ironie e canzoni di Rino Gaetano di Silvia D'Ortenzi (Autore) Arcana, 2011
Web:
Discografia:
Rino Gaetano – Aida / Spendi spandi effendi (45 giri). Etichetta: It, 1977.Rino Gaetano – Aida (LP). Etichetta: It, 1977.
Rino Gaetano & Riccardo Cocciante – I concerti di Q Concert (RCA, 1981) – Per recuperare l'atmosfera delle loro storiche interpretazioni incrociate dal vivo.

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