"Sono molte nella mia collezione le canzoni di protesta che alimentano i miei sogni, le mie speranze per un mondo più onesto,diverso.Mi piacerebbe unirle in una sorta di raccolta, per capire da dove veniamo e dove vorremmo andare...."

venerdì, gennaio 09, 2009

Canzone Del Maggio - Fabrizio De André

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“Canzone Del Maggio” di Fabrizio De André (1973) è inserita nel sesto album “Storia di un impiegato”.
Questa canzone è liberamente tratta da un canto del maggio francese del 1968 della cantante Dominique Grange, il cui titolo è Chacun de vous est concerné.
Della “Canzone del Maggio” esiste una versione dal testo molto più duro e accusativo, presentata a volte dal vivo dal cantante genovese; di questa versione esiste una registrazione non ufficiale, in quanto fu sottoposta a censura.


"Lottavano così come si gioca i cuccioli del maggio era normale loro avevano il tempo anche per la galera ad aspettarli fuori rimaneva la stessa rabbia la stessa primavera...” Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento se il fuoco ha risparmiato le vostre Millecento anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti. E se vi siete detti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco provate pure a credervi assolti siete lo stesso coinvolti. Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso la notte che le "pantere" ci mordevano il sedere lasciandoci in buonafede massacrare sui marciapiedi anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c'eravate. E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate senza feriti, senza granate, se avete preso per buone le "verità" della televisione anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti. E se credete ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti, per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti. 

(Versione inedita)


Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio se la paura di guardare vi ha fatto guardare in terra se avete deciso in fretta che non era la vostra guerra voi non avete fermato il tempo gli avete fatto perdere tempo . E se vi siete detti non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco voi siete stato lo strumento per farci perdere un sacco di tempo. Se avete lasciato fare ai professionisti dei manganelli per liberarvi di noi canaglie di noi teppisti di noi ribelli lasciandoci in buonafede sanguinare sui marciapiedi anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c'eravate. E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, se sono rimasti a posto perfino i sassi nei vostri viali se avete preso per buone le "verità" dei vostri giornali non vi è rimasto nessun argomento per farci ancora perdere tempo. Lo conosciamo bene il vostro finto progresso il vostro comandamento "Ama il consumo come te stesso" e se voi lo avete osservato fino ad assolvere chi ci ha sparato verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte voi non potete fermare il tempo gli fate solo perdere tempo. E se credete ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.


Questo testo sembra ricalcare le vicende accadute molti anni dopo al G8 di Genova (2001) e per questo cantata più volte in concerti e in manifestazioni in memoria di quei tragici giorni.

giovedì, gennaio 08, 2009

L'Attentato A Togliatti – F. De Gregori & G. Marini

 La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La mattina del 14 luglio alle 11.30 , il segretario generale del PCI Palmiro Togliatti ,viene gravemente ferito dai colpi di pistola sparati dal giovane siciliano Antonio Pallante.
Sembra che dopo gli spari Palmiro Togliatti si raccomandasse a Nilde Iotti che li era vicina all’uscita di Montecitorio, di passare parola ai vertici del PCI di non appoggiare in nessun modo i tentativi insurrezionali che sicuramente sarebbero scattati, una volta che si fosse sparsa la notizia dell'attentato.
Scriverò di seguito il testo di questa canzone di Marino Piazza (1948) che ricorda i fatti di questo attentato.

Le ore undici del quattordici luglio dalla Camera usciva Togliatti quattro colpi gli furon sparati da uno studente vile e senza cuor L'assassino è stato arrestato dai carabinieri di Montecitorio e davanti a l'interrogatorio ha confessato dicendo così già da tempo io meditavo di commettere questo delitto sono iscritto a nessun partito è uno scopo mio personal Rita Montagnana che era al Senato coi dottori e tutto il personale ha portato il marito all'ospedale sottoposto alla operazion l'onorato chirurgo Valdoni con i ferri che sa adoperare ha saputo la pallottola levare e la vita potergli salvar l'Onorevole Togliatti auguriamo che ritorni ben presto al suo posto a difendere al paese nostro l'interesse di noi lavorator.

Il periodo subito dopo l’attentato a Palmiro Togliatti, il Paese sfiora la guerra civile come sembra avesse già ipotizzato Togliatti.
A placare l’animi delle rivolte del popolo di sinistra è proprio lo stesso Togliatti , che dopo l’operazione , impone al PCI di sedare gli animi e fermare la rivolta.
Si ritiene che abbiano contribuito a moderare gli animi anche le imprese di Gino Bartali, vittorioso al Tour de France.

mercoledì, gennaio 07, 2009

Linea Gotica - C.S.I.

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“Linea Gotica” dei C.S.I. ci richiama alla mente alcuni avvenimenti della seconda guerra mondiale e della resistenza italiana.
La canzone si apre con una citazione di un racconto dello scrittore partigiano Beppe Fenoglio.
Richiami al "comandante diavolo" Germano Nicolini medaglia d'argento al valor militare e al "monaco obbediente" Giuseppe Rossetti si ritrovano a conclusione della canzone.

Alba la presero in duemila il 10 ottobre la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944 anche la disperazione impone dei doveri e l'infelicità può essere preziosa non si teme il proprio tempo è un problema di spazio non si teme il proprio tempo è un problema di spazio geniali dilettanti in selvaggia parata ragioni personali una questione privata la facoltà di non sentire la possibilità di non guardare il buon senso la logica i fatti le opinioni le raccomandazioni occorre essere attenti per essere padroni di se stessi occorre essere attenti luogo della memoria pomeriggio di festa giovane umanità antica fiera indigesta cielo padano plumbeo denso incantato incredulo un canto partigiano al Comandante Diavolo non temere il proprio tempo è un problema di spazio non temere il proprio tempo è un problema di spazio geniali dilettanti in selvaggia parata ragioni personali una questione privata la facoltà di non sentire la possibilità di non guardare il buon senso la logica i fatti le opinioni le raccomandazioni occorre essere attenti per essere padroni di se stessi occorre essere attenti la mia piccola patria dietro la Linea gotica sa scegliersi la parte la mia piccola patria occorre essere attenti per essere padroni di se stessi occorre essere attenti occorre essere attenti occorre essere attenti e scegliersi la parte dietro la Linea gotica Comandante Diavolo Monaco Obbediente Giovane Staffetta Ribelle Combattente la mia Piccola Patria dietro la linea gotica sa scegliersi la parte


Durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale i Tedeschi chiamarono linea gotica quella robusta rete di fortificazioni che correva da Massa-Carrara a Pesaro.

La linea gotica si estendeva lungo gli oltre 320 Km dividendo in due la penisola italiana.
E’ stato calcolato che la Wehrmacht perse sulla Linea Gotica circa 75.000 uomini mentre gli Alleati circa 65.000.

“Occorre essere attenti e scegliersi la parte dietro la linea Gotica”

lunedì, gennaio 05, 2009

Viva L'Italia – Francesco De Gregori

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“Viva L'Italia” (1979) del cantautore romano Francesco De Gregori, parla delle qualità e dei difetti della nostra patria, l’Italia.

Viva l'Italia, l'Italia liberata, l'Italia del valzer, l'Italia del caffè. L'Italia derubata e colpita al cuore, viva l'Italia, l'Italia che non muore. Viva l'Italia, presa a tradimento, l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento, l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura, viva l'Italia, l'Italia che non ha paura. Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare, l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare, l'Italia metà giardino e metà galera, viva l'Italia, l'Italia tutta intera. Viva l'Italia, l'Italia che lavora, l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora, l'Italia metà dovere e metà fortuna, viva l'Italia, l'Italia sulla luna. Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre, l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre, l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l'Italia, l'Italia che resiste.

La prima frase “l’Italia liberata” e l’ultima frase “l’Italia che resiste” ci ricorda le vicende della seconda guerra mondiale.
Il verso “Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre” è riferito alla strage di Piazza Fontana avvenuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano.
Il cantautore prende in riferimento questo grave attentato terroristico che causò la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto, perché assunse un rilievo storico primario venendo indicata quale primo, feroce atto della Strategia della Tensione e da cui l’Italia ha saputo reagire .


sabato, settembre 06, 2008

In Italia - Fabri Fibra


La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.

In 3 minuti e 29 secondi, Fabrizio Tarducci in arte Fabri Fibra canta in rime i problemi della nostra nazione .Gli argomenti trattati sono la mala sanità, la criminalità, la corruzione e la disoccupazione.Al brano partecipa la cantante Gianna Nannini, la quale canta il ritornello.


Ci sono cose che nessuno ti dirà…ci sono cose che nessuno ti darà…sei nato e morto qua sei nato e morto qua nato nel paese delle mezza verità dove fuggi? in Italia pistole in macchine in Italia Machiavelli e Foscolo in Italia i campioni del mondo sono in Italia benvenuto in Italia fatti una vacanza al mare in Italia meglio non farsi operare in Italia non andare all’ospedale in Italia la bella vita in Italia le grandi serate e i gala in Italia fai affari con la mala in Italia il vicino che ti spara in Italia…Ci sono cose che nessuno ti dirà… ci sono cose che nessuno ti darà…sei nato e morto qua sei nato e morto qua nato nel paese delle mezze verità dove fuggi? in Italia i veri mafiosi sono in Italia i più pericolosi sono in Italia le ragazze nella strada in Italia mangi pasta fatta in casa in Italia poi ti entrano i ladri in casa in Italia non trovi un lavoro fisso in Italia ma baci il crocifisso in Italia i monumenti in Italia le chiese con i dipinti in Italia gente con dei sentimenti in Italia la campagna e i rapimenti in Italia… Ci sono cose che nessuno ti dirà… ci sono cose che nessuno ti darà…sei nato e morto qua sei nato e morto qua nato nel paese delle mezze verità dove fuggi? in Italia le ragazze corteggiate in Italia le donne fotografate in Italia le modelle ricattate in Italia impara l’arte in Italia gente che legge le carte in Italia assassini mai scoperti in Italia volti persi e voti certi in Italia Ci sono cose che nessuno ti dirà…ci sono cose che nessuno ti darà… sei nato e morto qua sei nato e morto qua nato nel paese delle mezze verità dove fuggi…


L'album Bugiardo è uscito il 9 novembre 2007 e l’anno dopo il singolo “ In Italia”.Il concetto sicuramente più d’impatto è quello scaturito dalla frase del ritornello:"Ci sono cose che nessuno ti dirà… ci sono cose che nessuno ti darà… sei nato e morto qua, sei nato e morto qua, nato nel paese delle mezze verità"L’informazione talvolta tacita, talvolta succube dei poteri forti fa in modo di non arrivare mai a conclusioni certe e fa della nostra nazione”il paese delle mezze verità”.

venerdì, settembre 05, 2008

Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche) - Caparezza

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.Questa canzone “ Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche)” cantata e scritta da Caparezza parla di un muratore precario, Luigi delle Bicocche appunto, che, fatica ad arrivare a fine mese, difende la sua famiglia dagli strozzini e combatte ogni giorno per la pensione.Eroe contemporaneo Luigi delle Bicocche non vuole cadere in tentazioni e ogni giorno dice no al videopoker al bar karaoke al Bingo “Io sono pane per gli usurai ma li respingo”.


“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”
Piacere, Luigi delle Bicocche Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper Invece io passo la notte in un bar karaoke,se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue ..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai Io stringo sulle spese e goodbye macellaiNon ho salvadanai, da sceicco del Dubai E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI Io sono pane per gli usurai ma li respingo Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco nelle sale bingo Man mano mi convinco che io sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere Sono un eroe e te lo faccio vedere. 
Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere
Stipendio dimezzato o vengo licenziato A qualunque età io sono già fuori mercato …fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastatacome calcestruzzo in una betoniera io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.
Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody Io vado avanti e mi si offusca la mente Sto per impazzire come dentro un call center Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.

“ Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche)” pubblicato come singolo il 28 marzo 2008 è stato poi successivamente inserito nel quarto album del rapper “Le dimensioni del mio caos”

Curiosità:
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato riferimento a Priebke, criminale nazista arrestato in Italia, che fino al 23 novembre 2007 aveva il permesso di uscire di casa per andare a lavorare nello studio del suo avvocato.
…da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper Easy Rider è un film del 1969, diretto da Dennis Hopper ed interpretato dallo stesso Hopper e da Peter Fonda e Jack Nicholson all’epoca molto giovane. Il film parla di un viaggio di due motociclisti attraverso l'America con le loro motociclette modificate e per questo particolarmente appariscente chiamate con il nome chopper .
..vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette la stanza dell' Overlook Hotel di "Shining" di Stephen King. 


venerdì, agosto 08, 2008

La ballata dell'eroe - Fabrizio De André


La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Questa canzone “ La ballata dell'eroe” cantata e scritta da Fabrizio de André fu registrata a Milano con Giampiero Reverberi .
Originariamente scritta per Luigi Tenco diventò una tra le più celebri canzoni di Fabrizio de André.

Era partito per fare la guerra per dare il suo aiuto alla sua terra gli avevano dato le mostrine e le stelle e il consiglio di vender cara la pelle e quando gli dissero di andare avanti troppo lontano si spinsero a cercare la verità ora che è morto la patria si gloria d'un altro eroe alla memoria era partito per fare la guerra per dare il suo aiuto alla sua terra gli avevano dato le mostrine e le stelle e il consiglio di vender cara la pelle ma lei che lo amava aspettava il ritorno d'un soldato vivo, d'un eroe morto che ne farà se accanto nel letto le è rimasta la gloria d'una medaglia alla memoria.

In queste righe ancora una volta Fabrizio De André ci canta il suo messaggio pacifista.Un uomo partito per la guerra,muore.Una donna aspettava il suo ritorno.Ora rimane sola con una medaglia.Per lo Stato è solo un nuovo eroe da glorificare.

martedì, luglio 22, 2008

Spaghetti western - Baustelle

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.“Spaghetti western” canzone dei Baustelle è una metafora tra quei film western italiani chiamati appunto spaghetti western e l'Italia di oggi.
“Spaghetti western” si trova nel quarto disco della band toscana e si trova sotto forma di ghost track.
Sicuramente questa canzone era degna di più visibilità.Testo e musica sono di alta qualità e il fischio di Alessandro Alessandroni rende tutto molto più accattivante.

"Ti spacco la faccia con un calcio E poi ti mando al creatore" Disse l'uomo bianco al magrebino sporco "Te la spacco in due" Poi gli sputò sul muso e "cosa avete da guardare?" urlò Clint Eastwood è un signore ha fatto grandi film i nostri pomodori sono buoni il mondo va così "se vuoi lavorare" disse il caporale a un altro disperato "porta la tua donna che la scopa il capo se vuoi lavorare" poi prese il cellulare sputò a terra e ritornò alla jeep Lee Van Cleef è morto, è morto Volontè i nostri imprenditori sono esperti il mondo è quel che è Tanti messicani in un deserto a Foggia e pochi pistoleri fanno sì che i nostri maccheroni al sugo restino i migliori ogni tanto il tonfo di una spranga i cani scappan via Sergio Leone è vivo per lo meno qui e l'occidente lento muore di tumore va così

I cantieri, le officine i call center i campi di pomodori sono gli sfondi del nostro "western" di oggi.
I nostri imprenditori sono esperti e giocano con le disgrazie altrui e se poi qualche lavoratore muore nessun problema di disperati in giro c'è pieno.

lunedì, luglio 21, 2008

L’uomo Del Secolo - Baustelle

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.“L’uomo Del Secolo” canzone dei Baustelle è un racconto di un uomo che sembra esser nato anni luce prima di noi, eppure è passato solo un secolo.La libertà non esisteva quando nacque e a scuola non si scherzava.L’unico divertimento era solo per la mietitura poi l’arruolamento e nel 43 la diserzione.Lotta per una speranza e crede in un impegno politico e per questo combatte.Sembra quasi un abbandono quando si sente la frase “Me ne vado, mi sono stufato” ma personalmente credo che sia un passare un testimone alle nuove generazioni.Io me ne vado e ho lottato per cambiare il nostro mondo, ora tocca a te.Nello specifico “L’uomo Del Secolo” è dedicato al nonno di Francesco Bianconi

All’epoca mia venivi al mondo e la libertà non esisteva.E la Prima Guerra era finita. Fiume era già stata conquistata.Alle scuole elementari c’era poco da scherzare.Si rideva e si ballava solo per la mietitura.
All’epoca mia il telefono non c’era.Mi arruolarono.Era quasi primavera.E le radio ci trasmettevano canti di paura.Da cantare quando è sera.Quindi disertai. Era il ’43.Ed eccomi qui: un vegetale.Cento anni non portati male.Lascio il mondo che mi ha maltrattato.Me ne vado, mi sono stufato.Vi ho voluto bene.Adesso vado.Sono stato un comunista.Avevo un sogno.Una speranza.Arrivederci, amore.Addio.
All’epoca mia non usavi il cellulare.Mi arruolarono.Non si stava così male.Ma le radio ci trasmettevano canti di paura da cantare quando è sera.Quindi me ne andai. Era il ’43.

Francesco Bianconi è il cantante e il compositore dei Baustelle.Bianconi si esprime in ottime canzoni e si capisce da subito che in lui c’è un grande talento.
Molto coinvolgenti anche l’interpretazione delle voci di Bianconi e della Bastreghi che fanno dei Baustelle uno dei più interessanti gruppi italiani dell'ultimi anni.

venerdì, luglio 11, 2008

La guerra di Piero - Fabrizio De André

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Questa canzone “La guerra di Piero” cantata e scritta da Fabrizio De André fu incisa a Roma nel luglio 1964 agli studi Dirmaphon.
Per quanto riguarda la musica Fabrizio De André si fece prestare aiuto da un amico chitarrista Vittorio Centanaro.

Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi, ma sono mille papaveri rossi. «Lungo le sponde del mio torrente voglio che scendan i lucci argentati, non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente.» Così dicevi ed era d'inverno e come gli altri verso l'inferno te ne vai triste come chi deve il vento ti sputa in faccia la neve. Fermati Piero, fermati adesso lascia che il vento ti passi un po' addosso, dei morti in battaglia ti porti la voce, chi diede la vita ebbe in cambio una croce. ma tu non lo udisti e il tempo passava con le stagioni a passo di giava ed arrivasti a varcar la frontiera in un bel giorno di primavera. E mentre marciavi con l'anima in spalle vedesti un uomo in fondo alla valle che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di una altro colore. Sparagli Piero, sparagli ora e dopo un colpo sparagli ancora fino a che tu non lo vedrai esangue, cadere in terra e coprire il suo sangue. «E se gli sparo in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire ma il tempo a me resterà per vedere vedere gli occhi di un uomo che muore.» E mentre gli usi questa premura quello si volta ti vede ha paura ed imbracciata l'artiglieria non ti ricambia la cortesia. Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che il tempo non ti sarebbe bastato a chieder perdono per ogni peccato. Cadesti a terra senza un lamento e ti accorgesti in un solo momento che la tua vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno. «Ninetta mia, crepare di Maggio ci vuole tanto troppo coraggio. Ninetta bella, dritto all'inferno avrei preferito andarci in inverno.» E mentre il grano ti stava a sentire dentro le mani stringevi il fucile, dentro la bocca stringevi parole troppo gelate per sciogliersi al sole. Dormi sepolto in un campo di grano non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi ma sono mille papaveri rossi.

La guerra di Piero è come un quadro che ti si crea mentre Fabrizio De André canta.
Piero sembra di vederlo camminare ,sembra di ragionare con lui.
Questa è per me la più bella canzone pacifista italiana incastonata in questa stupenda frase "ma il tempo a me resterà per vedere ,vedere gli occhi di un uomo che muore"Meglio morire che vedere un uomo che muore.




giovedì, luglio 10, 2008

Generale -Francesco De Gregori

 La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
"Generale" di Francesco De Gregori è una grandissima canzone pacifista.
Questo brano narra la gioia di chi torna a casa dopo una guerra .
Il treno che "non fa più fermate neanche per pisciare" quasi per arrivare prima possibile.

Generale dietro alla collina, ci sta la notte crucca ed assassina e in mezzo al prato c'è una contadina, curva sul tramonto, sembra una bambina di cinquant'anni e di cinque figli, venuti al mondo come conigli partiti al mondo come soldati e non ancora tornati. Generale dietro la stazione, lo vedi il treno che portava al sole non fa più fermate neanche per pisciare si va dritti a casa senza più pensare che la guerra e' bella anche se fa male che torneremo ancora a cantare e a farci fare l'amore, l'amore dalle infermiere. Generale la guerra è finita il nemico è scappato, è vinto, è battuto dietro la collina non c'è più nessuno solo aghi di pino e silenzio e funghi buoni da mangiare buoni da seccare da farci il sugo quando viene Natale quando i bambini piangono e a dormire non ci vogliono andare. Generale queste cinque stelle queste cinque lacrime sulla mia pelle che senso hanno dentro al rumore di questo treno che è mezzo vuoto e mezzo pieno e va veloce verso il ritorno, tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore.


Le colline sono desolate senza più il nemico ma solo buoni funghi.
Le cinque stelle sulla divisa non hanno più senso ora si torna a casa verso la vita vera,verso l'amore.

mercoledì, luglio 09, 2008

Santiago - Litfiba

La musica può fare riflettere, sperare,capire e ricordare.
Santiago dei Litfiba è la canzone che ci ricorda di una sgradevole pagina tra il Cile della dittatura di Pinochet e il Vaticano.
Santiago dei Litfiba, appunto, fu ispirata dalla visita di papa Giovanni Paolo II e alla sua totale freddezza verso una dittatura generata da un sanguinoso colpo di stato militare.
Pinochet fu appoggiato dalla C.I.A. del periodo Nixon,destituì e ammazzò il Presidente Salvador Allende.
Distrusse l'opposizione socialista del Cile, arrestando approssimativamente 130.000 individui in un periodo di tre anni.
"E l'uomo in bianco scese dal cielo ma era al di là dalle barricate e l'uomo in bianco vide la morte ma era di là dalle barricate"

E spera e spera, un uomo arriverà L'immagino in strada, nei cortei, fra noi Aver paura, piangere Cercare i figli morti per lui E l'uomo in bianco scese dal cielo Ma era al di là dalle barricate E l'uomo in bianco vide la morte Ma era di là dalle barricate Santiago del Cile Padre, tuo figlio dov'è? Santiago del Cile Io no lo vedo più Natale di sangue No, non lo scorderò E spera e spera, il Papa arriverà L'immagino in strada, nei cortei, fra noi Gridare forte, combattere Sacrificarsi per chi crede in lui E l'uomo in bianco scese dal cielo Ma era al di là dalle barricate E l'uomo in bianco vide la muerte Ma era al di là delle barricate E dittatura e religione fanno l'orgia sul balcone E dittatura e religione fanno l'orgia Santiago del Cile Padre, tuo figlio dov'è? Santiago del Cile Io no lo vedo più Natale di sangue No, non lo scorderò Vangelo, pistola Dimmi la pace qual è? Santiago del Cile Padre, tuo figlio dov'è? Santiago del Cile Io no lo vedo più Natale di sangue No, non lo scorderò Vangelo, pistola Dimmi la pace qual è?

Il vero e proprio scandalo sono state anche due lettere da parte di papa Wojtyła e del Segretario di Stato Angelo Sodano che giungono a Pinochet, in occasione della ricorrenza delle sue nozze d'oro.
"Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarte Rodriguez, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale."


lunedì, maggio 19, 2008

Comuntwist-99 Posse

"Voi inorridite perché noi comunisti vogliamo eliminare la proprietà privata. Ma nella vostra società esistente la proprietà privata è abolita per i nove decimi dei suoi membri; anzi, essa esiste proprio in quanto non esiste per quei nove decimi. Voi ci rimproverate dunque di voler abolire una proprietà che ha per condizione necessaria la mancanza di proprietà per la stragrande maggioranza della società."
Karl Marx


La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
“Comuntwist” cantata dai 99 Posse parla del "sentirsi comunista".
Oggi essere comunisti non è più di moda anzi non è più trend.
Prima essere comunista voleva dire avere una speranza,un idea di cambiamento oggi questa speranza è morta.
Morta per la globalizzazione, per lo stato sociale a pezzi che ci rende bestie e razzisti.
Il capitalismo che prima si cercava di combattere si è trasformato nella lotta all'extracomunitario e al più debole.
Sicuramente più facile prendersela con chi è più povero e nullatenente che contro un capitalista,potente.

Quando era piccolino pap tutta la gente onesta e timorata con lui nun ce vuleva parl e se ne allontanava skifata pe lloro era o culera pecch Pap non era brutto per studiava tra i borghesi pi in vista pap era un convinto comunista Sono passati trentanni e pi e oggi pure un nullatenente non pi comunista perch non di moda, non pi trend Ma il trend linformazione lo fa e siamo tutti quanti borghesi borghesi un poco maso pecch ce piace e abbusc fine r o mese Sono comunista totalmente fuori moda sono comunista che per questo non vi vota talmente fuori moda e talmente comunista CHE BALLO IL TWIST! Sono comunista totalmente fuori moda sono comunista che per questo non vi vota talmente fuori moda e talmente comunista CHE BALLO IL TWIST! Si tiene sissantanne e tu mo te ne vorresti andare in pensione inventati un suicidio chic e butta gi anche tu linflazione E poi c la flessibilit la nuova moda a tutti ormai nota che ci divide tutti a met chi more e famme e chi va in Europa Se non ti senti bene occhio al trend non andrai mica allospedale a gravare ncopp spalle e llazienda allora overo tu te vu fa male Si s disoccupato NO TREND meglio piccolo imprenditore con partitina iva e go wind e mmanco e ssorde pe llascensore e mmanco e ssorde pe llascensore e mmanco e ssorde pe llascensore Sono comunista totalmente fuori moda sono comunista che per questo non vi vota talmente fuori moda e talmente comunista CHE BALLO IL TWIST! Sono comunista totalmente fuori moda sono comunista che per questo non vi vota talmente fuori moda e talmente comunista CHE BALLO IL TWIST! Negli anni ssantadue ssantatr pap qualche speranza laveva diceva: nuie putimmo cagn insieme abbatteremo il sistema Guardiamo invece allultimo trend la magica globalizzazione non solo simmo bestie fetenti ma simmo pure in via destinzione Perch quando il compagno Marx si portava ancora non male il nemico del popolo era il padrone ed il capitale, ma adesso che non va pi e lo stato sociale finito il nemico del povero il pi povero e cos allinfinito il pi povero e cos allinfinito il pi povero e cos allinfinito Sono comunista totalmente fuori moda sono comunista che per questo non vi vota talmente fuori moda e talmente comunista CHE BALLO IL TWIST! Sono comunista totalmente fuori moda sono comunista che per questo non vi vota talmente fuori moda e talmente comunista CHE BALLO IL TWIST! Sono comunista totalmente fuori moda sono comunista che per questo non vi vota talmente fuori moda e talmente comunista CHE BALLO IL TWIST! Sono comunista totalmente fuori moda sono comunista che per questo non vi vota talmente fuori moda e talmente comunista CHE BALLO IL TWIST!

domenica, aprile 13, 2008

Io non mi sento italiano - Giorgio Gaber

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Io non mi sento italiano è l'ultimo album di Giorgio Gaber, scritto con Sandro Luporini.
È uscito qualche settimana dopo la sua morte, il 24 gennaio 2003. In questo album ci sono dieci brani (sei dei quali inediti) dove il signor G canta e affronta con rabbia e umorismo problematiche ancora attualissime.

Io G. G. sono nato e vivo a Milano. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi Presidente non è per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia. Può darsi che mi sbagli che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia. Mi scusi Presidente non sento un gran bisogno dell'inno nazionale di cui un po' mi vergogno. In quanto ai calciatori non voglio giudicare i nostri non lo sanno o hanno più pudore.  Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi Presidente se arrivo all'impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza. E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere
orgogliosi. Mi scusi Presidente ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo. Da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Questo bel Paese pieno di poesia ha tante pretese ma nel nostro mondo occidentale è la periferia. Mi scusi Presidente ma questo nostro Stato che voi rappresentate mi sembra un po' sfasciato.
 E' anche troppo chiaro agli occhi della gente che tutto è calcolato e non funziona niente. Sarà che gli italiani per lunga tradizione son troppo appassionati di ogni discussione. Persino in parlamento c'è un'aria incandescente si scannano su tutto e poi non cambia niente. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi Presidente dovete convenire che i limiti che abbiamo ce li dobbiamo dire. Ma a parte il disfattismo noi siamo quel che siamo e abbiamo anche un passato che non dimentichiamo. Mi scusi Presidente ma forse noi italiani per gli altri siamo solo spaghetti e mandolini. Allora qui mi incazzo son fiero e me ne vanto gli sbatto sulla faccia cos'è il Rinascimento. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Questo bel Paese forse è poco saggio ha le idee confuse ma se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio. Mi scusi Presidente ormai ne ho dette tante c'è un'altra osservazione che credo sia importante. Rispetto agli stranieri noi ci crediamo meno ma forse abbiam capito che il mondo è un teatrino. Mi scusi Presidente lo so che non gioite se il grido "Italia, Italia" c'è solo alle partite. Ma un po' per non morire o forse un po' per celia abbiam fatto l'Europa facciamo anche l'Italia. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono. Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo per fortuna o purtroppo per fortuna per fortuna lo sono.

Giorgio Gaber coerente con se stesso sino alla fine cantava con spudoratezza, disillusione e ironia temi quali il patriottismo e l'orgoglio nazionale.
"Mi scusi Presidente ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo. Da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia."
In un ipotetica lettera al Presidente della Repubblica il signor G ci domanda se siamo orgogliosi di appartenere a questa Nazione.
Molti di noi risponderebbero come Gaber:
“Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono.”



giovedì, gennaio 24, 2008

Notte di San Severo – Casa del Vento


La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Registrato dal 21 Ottobre 2000 al 8 Gennaio 2001 presso lo studio "Bunker" di Rubiera (RE), Novecento è il secondo album della Casa del Vento che vede la partecipazione di Stefano "Cisco" Bellotti all’epoca voce dei Modena City Ramblers.Questa canzone fa parte anche della raccolta "Appunti Partigiani" dei Modena City Ramblers dove con alcuni compagni di viaggio Paolo Rossi, Piero Pelù,Gang, Bandabardò e gli stessi Casa del vento raccontano e cantano le memorie delle lotte partigiane

Fu la più calda di tutto il secolo Perché vent'anni di fame e miseria Per le visioni in camicia nera Che ci portarono in mezzo a una guerra A cui ribellarsi era cosa seria E la montagna fu madre Dei combattenti bambini. Silvestro era un uomo grande Che conosceva espedienti a memoria Come un albero ed il suo nome Non si piegava alle intemperie E così alle dittature E alla propaganda esaltata Che assicurava grandezza Dove grandezza non c'era. Ma i tedeschi che sparavano E gridando distruggevano E le donne che imploravano I bambini che piangevano E le case che bruciavano Ed i fuochi divampavano E le donne che imploravano I bambini che piangevano. Noi, saremo soli A portare la croce e la storia Noi, saremo soli Contro uomini senza memoria. Quella notte a San Severo Si aspettava una rappresaglia Silvestro impaurito Non stette a pensare Con sua moglie e i suoi otto figli Lasciò il paese e la casa Per passare la notte Nella boscaglia. La notte passò in fretta Tra il freddo e qualche favola Ma sembrò la più bella di tutte Col suo cielo d'estate Non si sentì alcun rumore Dal paese lasciato Silvestro decise che sarebbe tornato. Ma i tedeschi li aspettavano Ed i padri catturarono E le donne che imploravano I bambini che piangevano E nel bosco li portarono E poi dopo li bendarono E da bestie fucilarono Venti padri che morivano. Noi, saremo soli A portare la croce e la storia Noi, saremo soli Contro uomini senza memoria...

San Severo è un villaggio disabitato sulle colline d'Arezzo. Resta solo un monumento con nomi e foto ormai ingiallite di 17 uomini fucilati il 16 Luglio del '44 dai nazisti. Silvestro, padre di 8 figli e nonno paterno di Luca e Sauro Lanzi oggi due componenti della Casa del Vento.

Le vittime di San Severo
BALDINI DELFINO, 22 anni
BICHI DINO, 17 anni
BISTONI NEO, 36 anni
BULANGERI BALILLA, 54 anni
DOMINI SANTI, 35 anni
FABBRINI GIOVANNI, 67 anni
FRAGAI ERNESTO, 31 anni
GHEZZI RADAMES, 21 anni
LANZI SILVESTRO, 48 anni
LIVI ATTILIO, 20 anni
PAPAVERI GINO, 28 anni
SACCHINI ALFREDO, 42 anni
SCATRAGLI ANTONIO, 35 anni
SEVERI ANGIOLO, 43 anni
SEVERI GIUSEPPE, 42 anni
SEVERI SEVERO, 33 anni

martedì, gennaio 22, 2008

Tra Cielo e Terra - Cisco e la Casa del Vento

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
"Tra Cielo e Terra" di Cisco e la Casa del Vento è la canzone che ci ricorda le grandi delusioni di chi negli ultimi anni ha visto traditi ideali ed aspettative. 
Per colpa di trasformazioni da parte di una Sinistra che, governando il paese ha occupato il potere, senza sapere incidere per il bene delle persone e delle classi più deboli.


Perché continuate a farci sperare Perché non ci fate davvero vedere La vera faccia che nascondete Per tutto il cielo che ci prendete. Dimenticate la vostra storia Per un'improbabile effimera gloria Perché ora è giusto tenere il potere Tenere al caldo il vostro sedere. E' già cominciato il lento declino Tra cielo e terra mi tocca guardare Così nella polvere l'infastuo destino Tradito nel sogno e nell'ideale. Levando sul tenero dei sentimenti Per una moneta che va a rafforzare Ma in tanto qui in basso senza cambiamenti Tra cielo e terra si va a soffocare. Tra cielo e terra Tra cielo e terra... Comprate, mangiate è in offerta speciale Non c'è discussione avete ragione Perché io dovrei prendere così a cuore Il vostro delirio è un sogno che muore. E vi ringraziamo casta d'industriali Che avete ingabbiato i nostri ideale Fortuna che almeno alla televisione Ci fate due palle tra quiz e pallone. I vecchi che vivono con poca pensione Esige rispetto la classe operaia Ed il vostro Dio non mi ha dato mai dato mai udienza La bandiera dei giusti ha un altro pensare. E a voi che vi importa del nostro dolore Tra cielo e terra coi nostri martelli E' intriso di unto il rosso sudore Meglio la falce dei vostri coltelli. Tra cielo e terra Tra cielo e terra... Saprò come alzarmi di nuovo da terra Anche se il mio passo farà compassione Malgrado io perda di nuovo la guerra Vedrò di fugare la disperazione. E a voi che vi importa del nostro dolore Tra cielo e terra coi nostri martelli E' intriso di unto il rosso sudore Meglio la falce dei vostri coltelli. Tra cielo e terra Tra cielo e terra...

La Locomotiva -Francesco Guccini

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare. Era il 20 luglio 1893.L’anarchico fuochista Pietro Rigosi di Bologna di 28 anni si impossessò di una locomotiva staccandola dal treno merci e lanciandola a tutta velocità la mandò a frantumarsi contro una vettura in sosta lungo una linea morta della stazione di Bologna alla velocità di 50 chilometri orari.L'impatto fu tremendo ma l'uomo si salvò miracolosamente anche se gli venne amputata una gamba e il suo viso rimase deformato dalle cicatrici.Non svelò mai il motivo di quella folle corsa .Invano i giornalisti tentarono di chiedergli i motivi che lo avevano spinto ad un gesto tanto clamoroso.Pietro Rigosi sposato, padre di due bambine forse voleva tentare il suicidio o forse era la sua lotta contro il suo lavoro pesante e quei suoi turni massacranti.

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava, con che voce parlasse, con quale voce poi cantava, quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli, ma nella fantasia ho l'immagine sua: gli eroi son tutti giovani e belli, gli eroi son tutti giovani e belli, gli eroi son tutti giovani e belli... Conosco invece l'epoca dei fatti, qual' era il suo mestiere: i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere, i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti sembrava il treno anch' esso un mito di progresso lanciato sopra i continenti, lanciato sopra i continenti, lanciato sopra i continenti... E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano: ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite, sembrava avesse dentro un potere tremendo, la stessa forza della dinamite, la stessa forza della dinamite, la stessa forza della dinamite.. Ma un' altra grande forza spiegava allora le sue ali, parole che dicevano "gli uomini son tutti uguali" e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via la bomba proletaria e illuminava l' aria la fiaccola dell' anarchia, la fiaccola dell' anarchia, la fiaccola dell' anarchia... Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione, un treno di lusso, lontana destinazione: vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori, pensava al magro giorno della sua gente attorno, pensava un treno pieno di signori, pensava un treno pieno di signori, pensava un treno pieno di signori... Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione, forse una rabbia antica, generazioni senza nome che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore: dimenticò pietà, scordò la sua bontà, la bomba sua la macchina a vapore, la bomba sua la macchina a vapore, la bomba sua la macchina a vapore... E sul binario stava la locomotiva, la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva, sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno mordesse la rotaia con muscoli d' acciaio, con forza cieca di baleno, con forza cieca di baleno, con forza cieca di baleno... E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto. Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura e prima di pensare a quel che stava a fare, il mostro divorava la pianura, il mostro divorava la pianura, il mostro divorava la pianura... Correva l' altro treno ignaro e quasi senza fretta, nessuno immaginava di andare verso la vendetta, ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno: "notizia di emergenza, agite con urgenza, un pazzo si è lanciato contro al treno, un pazzo si è lanciato contro al treno, un pazzo si è lanciato contro al treno..." Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria: "Fratello, non temere, che corro al mio dovere! Trionfi la giustizia proletaria! Trionfi la giustizia proletaria! Trionfi la giustizia proletaria!" E intanto corre corre corre sempre più forte e corre corre corre corre verso la morte e niente ormai può trattenere l' immensa forza distruttrice, aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto della grande consolatrice, della grande consolatrice, della grande consolatrice... La storia ci racconta come finì la corsa la macchina deviata lungo una linea morta... con l' ultimo suo grido d' animale la macchina eruttò lapilli e lava, esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo: lo raccolsero che ancora respirava, lo raccolsero che ancora respirava, lo raccolsero che ancora respirava... Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore mentre fa correr via la macchina a vapore e che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l' ingiustizia, lanciata a bomba contro l' ingiustizia, lanciata a bomba contro l' ingiustizia!

La locomotiva è sicuramente una delle canzone di Francesco Guccini più conosciuta Messa a chiusura di tutti i concerti questa canzone fa parte del quarto album di Francesco Guccini Radici pubblicato nel 1972 .Radici comprende molte canzoni con testi tendenti al sociale.Da ricordare la cover realizzata nel 1996 dal gruppo dei Modena City Ramblers inclusa nell'album “La grande famiglia”.

sabato, dicembre 15, 2007

Genova Chiama - Casa Del Vento

« È necessario istituire la commissione non solo per fatto personale e non solo per quel 20 luglio, ma per tutti i giorni del G8, per quanto è accaduto a Genova. È una questione di democrazia, di verità. Chi ha la coscienza a posto non ha nulla da temere. »
Haidi Giuliani

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare."Genova Chiama" dei Casa del Vento fu scelta come inno ufficiale del movimento Social Forum(No Global).Il testo rappresenta una voglia di costruire un mondo più giusto e con regole diverse.

Genova chiama I sobborghi e i ghetti Le fogne e i topi nella favelas Genova chiama le malattie Le medicine ormai brevettate Chiamano i padri E le madri a letto Dei figli spenti dalle infezioni Chiama l'inferno Di Rio e di Kabul Nelle discariche di Nairobi. Genova chiama Tutti i viaggianti Inscatolati nelle lamiere Genova chiama Ad alzar la testa Lo sguardo chino degli indigenti Chiama anche l'urlo dei clandestini Considerati dei delinquenti Chiama il diritto degli immigrati Che siamo uguali Ma differenti. Genova chiama a manifestare Lotta dal basso per non morire Genova chiama per costruire Un mondo nuovo E Genova chiama! Genova chiama a considerare Chi nelle fabbriche è incatenato Genova chiama a dare la mano Chi nella vita viene alienato Chiama la rabbia e l'umiliazione Di una giustizia mai realizzata Chiama il fantasma Degli operai Morti al lavoro a Porto Marghera. Genova chiama l'effetto serra E la natura e la sua agonia Genova chiama il soffocamento Per il collasso da economia Chiama la terra ormai devastata Chiama anche l'acqua mercificata Chiama il dolore per il futuro L'annullamento delle culture. Genova chiama a manifestare Lotta dal basso per non morire Genova chiama per costruire Un mondo nuovo E Genova chiama!

Brano, che ci fa riflettere e che ci ricorda quei tragici fatti di Genova del luglio 2001.Un impegno sociale contro il modello di globalizzazione neoliberista che tutto schiaccia per il bene di pochi. Genova chiama da il nome anche ad un CD edito dal Manifesto, progetto con Forum sociale italiano, Smemoranda, Mescal, Popolare Network e Manifesto.

venerdì, dicembre 14, 2007

I Funerali Di Berlinguer-Modena City Ramblers

« Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia. »
Enrico Berlinguer

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Traccia numero sei del cd Riportando Tutto A Casa del 1994 i Funerali Di Berlinguer dei Modena City Ramblers racconta dei funerali di Enrico Berlinguer nel giugno '84 vista da un gruppo di militanti di Carpi che volle parteciparvi.

Un popolo intero trattiene il respiro e fissa la bara, sotto al palco e alla fotografia. La città sembra un mare di rosse bandiere e di fiori e di lacrime e di addii.Eravamo all'Osteriola, una sera come tante, a parlare come sempre di politica e di sport, è arrivato Ghigo Forni, sbianchè come un linsol, (..., bianco come un lenzuolo,)an s'capiva 'na parola du bestemi e tri sfundon. ( non si capiva una parola due bestemmie e tre strafalcioni.)"Hanno detto per la radio che c'è stata una disgrazia, a Padova è stato male il segretario del PCI" Luciano va al telefono parla in fretta e mette giù "Ragazzi, sta morendo in compagno Berlinguer".Pipein l'è andè in canteina (...è andato in cantina)a tor des butiglioun, (a prendere dieci bottiglioni)a i'am fat fora in tri quert d'ora, ( li abbiamo fatti fuori in tre quarti d'ora)l'era al vein ed l'ocasioun ( era il vino delle occasioni)a m'arcord brisa s'le suces ( non ricordo cosa è successo)d'un trat as'sam catee ( d'un tratto ci siamo trovati)in sema al treno c'as purteva ( sul treno che ci portava)ai funerel ed Berlinguer. ( ai funerali di...)A Modena in stazione c'era il treno del partito, ci ha raccolti tutti quanti, le bandiere e gli striscioni a Bologna han cominciato a tirare fuori il vino e a leggersi a vicenda i titoli dell'Unità.C'era Gianni lo spazzino con le carte da ramino, ripuliva tutti quanti da Bulagna a Sas Marcoun, (...da Bologna a Sasso Marconi)ma a Firenze a selta fora Vitori "al professor", ( ma a Firenze salta fuori Vitorio "il professore",)do partidi quattro a zero dopo Gianni l'è stè boun. ( due partite quattro a zero dopo Gianni è stato buono)I vecc i an tachee ( I vecchi hanno cominciato)a recurder i teimp andee, ( a ricordare i tempi andati)i de d'la resisteinza ( i giorni della Resistenza)quand'i eren partigian ( quando erano partigiani)a'n so brisa s'le cuntee ( non so se sia contato)ma a la fine a s'am catee ( ma alla fine ci siamo trovati)in sema al treno c'as purteva (sul treno che ci portava)ai funerel ed Berlinguer. ( ai funerali di...)Gli amici e i compagni lo piangono, i nemici gli rendono onore, Pertini siede impietrito e qualcosa è morto anche in lui. Pajetta ricorda con rabbia e parla con voce di tuono ma non può riportarlo tra noi.Roma Termini scendiamo, srotoliamo le bandiere, ci fermiamo in piazza esedra per il solito caffè parte Gianni il segretario e nueter tot adree (...e noialtri tutti dietro)per andare a salutare il compagno Berlinguer. Con i fazzoletti rossi ma le facce tutte scure, non c'era tanta voglia di parlare tra di noi, po' n'idiota da 'na ca la tachè a sghignazer, ( poi un'idiota da una casa ha cominciato a sgnignazzare)a g'lom cadeva a tgnir ferem Gigi se no a'l finiva mel. ( siamo riusciti a tenere fermo Gigi se no finiva male)A sam seimpre ste de dre ( Siamo sempre stati dietro)e quand'a sam rivee ( e quando siamo arrivati)la piaza l'era pina ( la piazza era piena)"ma quant comunesta a ghè" ("ma quanti comunisti ci sono")a'n g'lom cadeva a veder un caz ( non siamo riusciti a vedere un cazzo)ma anc nueter as' sam catee ( ma anche ci siamo trovati)in sema al treno c'as purteva (sul treno che ci portava)ai funerel ed Berlinguer ( ai funerali di...)Pipein l'è andè in canteina a tor des butiglioun, a i'am fat fora in tri quert d'ora, l'era al vein ed l'ocasioun a m'arcord brisa s'le suces d'un trat as'sam catee in sema al treno c'as purteva ai funerel ed Berlinguer.

Dopo una legislatura da parlamentare europeo (eletto nel 1979 per le liste del PCI), in vista delle successive elezioni del 1984 Berlinguer si recò a Padova il 7 giugno,sul palco di Piazza della Frutta, dove effettuò un appassionato comizio. Poco dopo aver pronunciato la frase: "Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda" venne colpito da un ictus. Evidentemente provato dal malore, continuò il discorso fino alla fine[10], nonostante anche la folla, dopo i cori di sostegno, urlasse "basta, Enrico!". Le persone che lo stavano ascoltando lo trasportarono in albergo dove, crollando, si addormentò sul letto della sua stanza, entrando subito in coma. Venne chiamato un medico che constatò la gravissima situazione. Venne trasportato all'ospedale Giustinianeo, ma i soccorsi furono vani: un comunicato datato 11 giugno del sovrintendente sanitario affermò che il politico sardo era venuto a mancare alle 12:45.
Il Presidente della Repubblica Pertini arrivò subito a Padova per recarsi da Berlinguer. Fece in tempo ad entrare in stanza per vederlo e baciarlo sulla fronte. Poche ore dopo il decesso, si impose per trasportare la salma sull'aereo presidenziale, citando la frase: Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta. Commovente fu il suo saluto al funerale dove si chinò con la testa sopra la bara, baciandola.
Milioni di persone parteciparono al suo funerale che, in numero di partecipanti, è stato il più imponente in tutta la storia d'Italia, secondo solo a quello di Giovanni Paolo II. Il corteo con la bara, accompagnato dalla musica dell'Adagio di Albinoni sfilò dalla sede del PCI, in via delle Botteghe Oscure, a piazza S. Giovanni, rendendo così palese l'ammirazione che una larga parte dell'opinione pubblica italiana aveva nei suoi confronti. Persino il segretario del MSI Giorgio Almirante si recò a rendere omaggio al feretro dell'avversario suscitando lo stupore della folla in coda per entrare nella camera ardente. A ricevere Almirante fu Giancarlo Pajetta al quale venne dato l'incarico di pronunciare l'orazione funebre di Berlinguer.
Il giorno delle elezioni europee, il 17 giugno 1984 il PCI, nonostante la scomparsa di Berlinguer, decise di lasciare il suo segretario capolista e chiese di votarlo in modo plebiscitario. Le elezioni, forse anche per gli eventi precedenti, decretarono la vittoria del PCI che, per la prima ed unica volta nella storia, sorpassò seppur di poco la DC, affermandosi come primo partito italiano (33,3% contro 33,0%). Precedentemente, con Berlinguer, il PCI nel 1976 ha toccato il massimo storico del 34,4%.
Per decisione della famiglia, Berlinguer è sepolto a Roma nel Cimitero di Prima Porta, nonostante il Partito avrebbe voluto che fosse tumulato al Cimitero del Verano nel Mausoleo dove riposavano i grandi dirigenti comunisti Togliatti, Giuseppe Di Vittorio, Luigi Longo e dove nel 1999 verrà sepolta Nilde Iotti.

giovedì, dicembre 13, 2007

Soldi - Litfiba

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
I Litfiba è un gruppo rock fiorentino formato dalla coppia Renzulli-Pelù.
Nel 1993 pubblicano il cd Terremoto con oltre 400.000 copie vendute in breve tempo."Soldi" traccia numero quattro è una canzone di critica sociale contro i potenti e i ricchi che misurano tutto in base al denaro

Noi qui, figli del boom L'umanità che si misura in oro les jeux sont faits, L'unica scelta è il mimetismo o il volo Hai venduto l'anima al mercato? oh, oh Già qualche santo in terra c'è cascato Ora ti senti più nervoso, con la faccia da goloso Per combinazione la salvezza tua la paghi in soldi, sì sì Soldi soldi soldi soldi, money money, dinero Sogno di latta, soldi soldi Sogni di donna, caldi caldi Aha, soldi soldi soldi Molle solidità La tua vergogna è di voler comprare tutto Noi qui, figli del boom Abbiamo perso anche l'immunità al contagio della liquidità Ora che l'impero si è piazzato, Ooh, ooh Decisamente sospettoso del suo piatto più goloso Soldi soldi soldi soldi, money money, dinero Sogno di latta, soldi soldi Donna di carta, calda calda Soldi soldi Piombo - narco - petrolio più spietato di una cambiale Galline dalle uova d'oro con facce da maiale Decisamente sospettoso e con la faccia da goloso La tua dannazione in questa terra sono i tuoi bisogni Già soldo ti compra ma non paga Non è ufficiale ma è la peggio droga Goccia goccia in vena soldi l'ossessione che nascondi, eh Già... goloso 

Ci vendiamo l'anima per un pugno d'euro per poi comprare ,macchine e donne.Una corsa che sicuramente non ci porta da nessuna parte e che ci annulla nel cuore.

lunedì, dicembre 10, 2007

Hermanos ,hermanos!-Casa del vento

La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
Il brano Hermanos ,hermanos! della Casa del vento parla delle problematiche del lavoro.Lavoro che manca, che sfrutta, che umilia.Stragi come quella della ThyssenKrupp non si devono più ripetere. Le famiglie ,gli amici i morti sul lavoro reclamano giustizia.Lavori interinali,con agenzie che fanno da padroni per i padroni.
Non puoi protestare perché ti licenziano e poi il mutuo, la spesa ,le bollette chi le paga?Profitti molti,sicurezza zero.Lavorare per vivere non per morire.

Dopo il dolore, la lotta, il sudore Qualcosa era conquistato Le ferie, il salario, la contribuzione Ci davano la dignità. Ma il padrone è vivo E sfonda le porte Rialza la testa e morde Pretende e ricatta Di mandarci a casa E questa è la libertà? Un vecchio compagno Ormai se n'è andato A forza di respirare Trent'anni di amianto Rancore e rimpianto Per quello che non avrà. Ma il padrone è vivo E chiude le porte Davvero non si commuove Si muove in silenzio Ha il culo per terra E questa è la libertà? Hermanos, hermanos! Todos compañeros! Hermanos, hermanos! Por la libertà! Nella mia città Puoi solo sperare Per una truffa interinale Se prima davvero Avevi un padrone Ora li vedi raddoppiare. Ma il padrone è vivo E ascolta alle porte E attento a non protestare Ci mandano a casa Senza alcun motivo E è la libertà? Hermanos, hermanos! Todos compañeros! Hermanos, hermanos! Por la libertà! Piegati al sopruso Ricatto sociale A Roma in tanti A manifestare Le rosse bandiere Poesia proletaria Scaldavano Il freddo nell'aria. Se il padrone è vivo E bussa alle porte Di qui noi Non ci sposteremo Alziamo la testa Non ci spezzeremo Vogliamo la libertà! Hermanos, hermanos! Todos compañeros! Hermanos, hermanos! Por la libertà!

Questo brano è stato creato dalla Casa del Vento dopo l'ennesimo attacco ai lavoratori e ai propri diritti.  In particolare al loro Statuto, ma è anche un grido a chi in fabbrica passa una vita dimenticato da tutti e tutto.


sabato, novembre 24, 2007

La legge giusta - Modena City Ramblers


La musica può fare riflettere, sognare,capire e ricordare.
La legge giusta” dei Modena City Ramblers descrive i drammatici fatti del G8.
Il brano "La legge giusta", inizia con un inserto parlato : « Bastardo! Lo hai ucciso tu, lo hai ucciso! Bastardo! Tu l'hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di merda! Col tuo sasso l'hai ucciso! Prendetelo! »
Frase di Adriano Lauro che accusa un manifestante di aver ucciso Carlo Giuliani e che diventa la spina dorsale di tutto il testo della canzone.


Piccolo bastardo infame Guarda cosa hai combinato Con tutte le tue bandiere E con i tuoi cortei Con il tuo Che Guevara E le canzoni di ribellione Credi davvero che ancora qualcuno Voglia ascoltare la tua voce? Le auto sputano lingue di fuoco Le strade piangono lacrime nere Sulle pagine dei giornali Hanno già i titoli pronti Puoi nasconderti nei cortili O fuggire per le scale Tanto arriveremo E poi faremo festa Con le tue foto e i tuoi filmati Con i tuoi slogan e pugni alzati Credi davvero che ancora qualcuno Voglia ascoltare la tua voce? Le auto sputano lingue di fuoco Le strade piangono lacrime nere Sulle pagine dei giornali Hanno già i titoli pronti Genova brucia - Con il tuo sasso! Qualcuno muore - Proprio adesso! L'Italia cade - Con il tuo sasso! Un colpo esplode - Non è reato! Il dollaro sale - E' un attentato! La borsa crolla - Con il tuo sasso! Milano trema - Le tute bianche! E il parlamento - Con il tuo sasso! Vota la legge giusta Un giorno sul ponte di Messina Passeremo con le jeep E ricorderai che non si scherza con chi decide e chi comanda Con i tuoi amici marocchini E quei finocchi intellettuali Farete meglio a stare zitti Se tenete alla vostra testa Le auto sputano lingue di fuoco Le strade piangono lacrime nere Sulle pagine dei giornali Hanno già i titoli pronti Genova brucia - Con il tuo sasso! Qualcuno muore - Proprio adesso! L'Italia cade - Con il tuo sasso! Un colpo esplode - Non è reato! Il dollaro sale - E' un attentato! La borsa crolla - Con il tuo sasso! Milano trema - Le tute bianche! E il parlamento - Con il tuo sasso! Vota la legge giusta

Uno degli aggressori raccoglie un estintore e lo scaglia contro il mezzo. L'estintore colpisce l'intelaiatura del finestrino della porta posteriore del mezzo e rimane appoggiato tra la carrozzeria e la ruota di scorta: dall'interno uno degli occupanti lo colpisce con un un calcio, facendolo rotolare a terra, in direzione di un manifestante con il volto coperto da un passamontagna, più tardi identificato nella persona di Carlo Giuliani, che in quel momento si trova a diversi metri dal Defender, in direzione di via Tolemaide.
Questi solleva da terra l'estintore e fa per dirigersi, con l'estintore sollevato, verso la parte posteriore del Defender ma viene immeditamente colpito da uno sparo.
Il carabiniere Mario Placanica si dichiarerà in seguito responsabile dello sparo. Placanica ha dichiarato di aver sparato due colpi in aria, uno dei quali ha colpito Giuliani. L'altro proiettile colpì il muro a destra della chiesa in piazza Alimonda, lasciandovi un segno individuato solo dopo alcuni mesi.
Giuliani cadde a terra in fin di vita (secondo l'autopsia ed in base ai filmati che ne mostrano il sangue zampillante morirà diversi minuti dopo) e venne investito due volte dal mezzo che era riuscito a ripartire e si allontanava dalla piazza mettendo in salvo i carabinieri: la prima volta in retromarcia, la seconda a marcia avanti. Quando, dopo circa mezz'ora, il personale medico di un'ambulanza arrivò in soccorso, Giuliani era già morto, senza aver ricevuto alcun soccorso dalle Forze dell'Ordine che immediatamente dopo la sua caduta a terra rioccuparono la piazza e lo circondarono. L'evento, documentato da diversi filmati e da numerose fotografie, venne trasmesso da molte stazioni televisive in tutto il mondo, rendendo evidente il drammatico livello di violenza raggiunto dagli scontri di Genova.